• LA MALATTIA

"Senza precedenti" Ebola è dilagata e l'Oms sbagliava

L'Oms aveva sottovalutato la rapidità e l'estensione dell'epidemia di ebola. Medici Senza Frontiere aveva visto giusto, definendola un'epidemia di una gravità "senza precedenti". Lungi dall'essere contenuta, è dilagata in Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Ebola in Guinea

È deceduto il 15 ottobre a Lipsia, in Germania, il medico sudanese ammalatosi di ebola mentre lavorava in Liberia per conto delle Nazioni Unite. Si teme ora per il personale sanitario che lo ha assistito. La minima violazione del protocollo può infatti rivelarsi fatale come dimostrano i primi casi di contagio al di fuori del continente africano verificatisi nei giorni scorsi. In Spagna ad ammalarsi è stata un’infermiera dell’equipe che ha curato un missionario riportato in patria dopo essersi infettato in Liberia. Forse durante la fase di decontaminazione la donna si è toccata il viso – presumibilmente gli occhi o la bocca – con una mano ancora inguantata ed è bastato questo a contagiarla. Negli Stati Uniti, sempre per una falla nel protocollo, si sono ammalate due infermiere che hanno curato un altro uomo proveniente dalla Liberia. Quest’ultimo, in aeroporto, alla domanda se avesse avuto contatti con persone infette aveva mentito negando: invece aveva partecipato alla sepoltura di un parente morto di ebola.

L’unica notizia rassicurante è che sembra aver funzionato il contenimento dell’epidemia in Senegal e in Nigeria dove, trascorsi e superati i 21 giorni di incubazione, tutte le persone venute in contatto con gli ammalati di ebola in entrambi i paesi sono risultate negative ai test. Per questo il Centers for Disease Control and Prevention, Cdc, degli Stati Uniti, ha abbassato lo stato d’allerta per quei paesi dal livello 2 al livello 1 e prevede di sospenderlo del tutto.

Proprio l’organismo americano di controllo delle malattie ha però, nel frattempo, confermato l’allarme per i possibili sviluppi dell’epidemia nei tre stati dell’Africa occidentale colpiti: Guinea, Liberia e Sierra Leone. Il Cdc infatti, confermando le proiezioni pubblicate a fine settembre su “The New England Journal of Medicine”, sostiene che entro fine ottobre i contagi in Sierra Leone e Liberia potrebbero salire a 21.000 e complessivamente raggiungere la spaventosa cifra di 1,4 milioni entro metà gennaio, nel caso non si attivino immediatamente programmi efficaci di contrasto dell’epidemia. Benché le proiezioni del Cdc siano state definite “piuttosto pessimistiche” da diversi esperti, la recente evoluzione dell’epidemia non lascia certo spazio all’ottimismo.

L’8 ottobre l’Oms stimava le vittime in 4.032. Nell’ultimo bollettino del 14 ottobre il numero è salito a 4.447: 415 in più, un incremento di quasi l’11% in una settimana. Nello stesso periodo, i casi accertati di contagio sono passati da 8.300 a 8.914. Solo un mese fa, il 18 settembre, l’Oms riportava 2.630 morti e 5.357 casi. Le cifre confermano dunque la temuta progressione dell’epidemia  e rendono verosimili le previsioni più preoccupanti. Come se non bastasse, sempre dall’Oms si apprende che il tasso di mortalità è salito dal 50 a quasi il 70%, considerando anche i decessi non accertati. Infatti l’agenzia delle Nazioni Unite concorda con altri organismi nel ritenere che il numero dei casi e delle vittime accertati sia sicuramente molto inferiore a quello reale: oltre alle persone ricoverate e decedute negli ospedali, moltissime altre, forse altrettante, sono quelle che si ammalano e muoiono a casa, assistite e sepolte dai parenti che a loro volta corrono quindi il serio rischio di contrarre la malattia.

Il 2 ottobre scorso l’organizzazione non governativa Save the Children ha definito “terrificante” la rapidità con cui ebola si diffonde in Sierra Leone dove il numero dei casi è raddoppiato in poche settimane. Parlando a “Today”, un programma della Bbc, Justin Forsyth, il direttore dell’Ong, ha detto che ormai si verificano cinque nuovi contagi all’ora, che potrebbero diventare dieci entro fine mese “se non verranno presi provvedimenti efficaci con urgenza”. Quanto alla Liberia, Anthony Banbury, il coordinatore Onu per ebola, sostiene che i casi raddoppiano ogni 20 giorni e che dall’inizio di ottobre l’epidemia si è estesa a tutte le provincie del paese.

Il 23 settembre il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha definito «fuori controllo» l’epidemia: una «potenziale minaccia alla sicurezza internazionale se i paesi interessati crolleranno, se si verificherà il tracollo delle loro economie e se la popolazione cederà al panico». Il 25 settembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha a sua volta dichiarato ebola «una minaccia alla sicurezza mondiale». Il 14 ottobre l’OMS, nel pubblicare l’ultimo bollettino sanitario, ha lanciato l’allarme per il panico «che si diffonde più in fretta ancora del virus» provocando comportamenti irrazionali che contribuiscono alla sua propagazione. «L’epidemia di ebola minaccia la sopravvivenza stessa dei paesi colpiti – ha affermato il direttore generale dell’Oms, Margaret Chan – e può determinarne il fallimento».

In realtà, quelli colpiti da ebola sono già “stati falliti” – o “fragili” come ormai preferisce chiamarli il Fund for Peace che ogni anno ne stila la classifica – tre volte responsabili di quanto sta accadendo: dei sistemi sanitari deplorevolmente inadeguati anche in tempi normali (la Sierra Leone dispone di un medico ogni 50.000 abitanti, la Liberia ne ha uno ogni 100.000 e la gente muore per strada per mancanza di posti letto), dei bassissimi livelli di educazione che inducono persone del tutto sprovvedute a preferire rimedi inefficaci e a fidarsi di stregoni e ciarlatani, della corruzione e del malgoverno dilaganti che rendono la gente diffidente nei confronti delle autorità, incluse quelle sanitarie, convinta che l’epidemia sia un’invenzione per ottenere finanziamenti o attirare in ospedale la gente per espiantarne gli organi e venderli al mercato nero.

Ma anche gli organismi internazionali hanno delle responsabilità, e in particolare proprio l’Oms. Soltanto Medici senza frontiere ha capito immediatamente la gravità della minaccia rappresentata da ebola. Fin da febbraio, quando l’epidemia ha fatto la sua comparsa in Guinea, l’ha definita “senza precedenti”. «Ci troviamo di fronte a un’epidemia di vastità mai vista in termini di distribuzione dei casi – aveva detto il 1 aprile Mariano Lugli, un coordinatore di Medici senza frontiere in Guinea – la sua diffusione geografica è preoccupante perché complica grandemente il compito delle organizzazioni che cercano di controllarla». Quello stesso giorno l’Oms ha replicato dicendo che l’epidemia era invece «circoscritta in un’area geografica limitata». Secondo Gregory Hartl, portavoce dell’Oms, non si trattava di un’epidemia, tanto meno senza precedenti.

Poche settimane dopo l’epidemia si sarebbe rivelata “senza precedenti” anche in termini di vittime oltre che di estensione geografica.