• VITE DEI SANTI

Torna a casa il Santo della Apple

L’ultimo sabato di febbraio sono ritornate a Copertino le reliquie di San Giuseppe. Dopo la fatica negli studi, diventò sacerdote francescano e subito dopo iniziarono le estasi e lievitazioni. Proclamato santo nel 1767, è patrono degli aviatori e degli studenti.

San Giuseppe da Copertino

L’ultimo sabato di febbraio sono ritornate a Copertino, per il 350° anniversario dalla morte, le reliquie di San Giuseppe, il santo dei voli. Grande afflusso di fedeli, alla presenza di numerose autorità, per accogliere i resti sacri, che da oggi verranno esposti al pubblico. I resti sacri sono stati trasportati a Copertino da Osimo, città dove il santo visse nell'ultimo periodo della sua vita, e  resteranno nel Salento fino al 3 aprile.

Forse in pochi conoscono “San Giuseppe da Copertino”, al secolo Giuseppe Maria Desa (Lecce 1603 – Osimo 1663), ma quasi tutti conoscono la città americana sede centrale della Apple, Cupertino, che prende il nome in ricordo del santo. Infatti il fiume locale Arroyo San José de Cupertino (oggi Stevens Creek) deve il proprio nome all'esploratore spagnolo Juan Bautista de Anza, in onore di San Giuseppe da Copertino. La dicitura "Cupertino" entrò in uso quando un avvocato e storico di San Francisco, John T. Doyle, diede lo stesso nome alla propria cantina sulla McClellan Road. A partire dal XX secolo, Cupertino sostituì il precedente nome della regione ("West Side").

Giuseppe fu attratto dall’ideale francescano, ma fu più volte respinto per la sua semplicità ed ignoranza. A sette anni iniziò la scuola, che fu costretto ad abbandonare per una grave malattia. A 15 anni avvenne la guarigione, attribuita alla Madonna della Grazia di Galatone (Lecce). Riuscì infine a farsi accettare nel convento della Grottella. Durante la malattia aveva pensato di farsi sacerdote francescano: gli mancava però la dovuta istruzione. Sentendosi protetto da un'assistenza divina, si mise con impegno sui libri e superò gli esami con successo: il 18 marzo 1628 fu ordinato sacerdote.

Poco dopo la sua ordinazione sacerdotale cominciarono le prime estasi e levitazioni, che gli valsero il titolo di frate volante. La fama di santità attirò i fedeli e destò i sospetti del tribunale napoletano dell’inquisizione per abuso di credulità popolare, quindi subì due processi. I fenomeni mistici si ripeterono di fronte ai giudici e Giuseppe fu assolto da ogni accusa. Iniziò però per lui un lungo e tormentato esilio che si concluse con la morte nel convento di Osimo, in provincia di Ancona, il 18 settembre 1663, a 60 anni. Durante tutta vita seppe sempre accettare la sofferenza con estrema semplicità. Fu beatificato il 24 febbraio 1753 da papa Benedetto XIV e proclamato santo il 16 luglio 1767 da papa Clemente XIII. La sua vita fu contrassegnata da straordinarie estasi e frequenti miracoli, che lo resero una delle figure più interessanti della mistica cristiana.

Per l’esuberanza dei celesti carismi, dovette spesso cambiare convento, onde evitare fanatismi popolari, ma rifulsero sempre in lui l’umiltà e l’incondizionata obbedienza. Nella devozione cattolica “San Giuseppe da Copertino” è il patrono degli aviatori[1] e degli studenti. Infatti, pur essendo un “somaro” duro di comprendonio e senza prontezza nell'esposizione, venne consacrato sacerdote dopo il difficile superamento degli esami, considerato prodigioso per le difficoltà da lui incontrate nonostante l'impegno profuso nello studio.

Dalla lettera scritta il 22 febbraio 2003 da Papa Giovanni Paolo II in occasione del IV centenario della nascita di “San Giuseppe da Copertino” possiamo estrarre la seguente frase: “San Giuseppe da Copertino si distinse per la semplicità e l’obbedienza. Distaccato da tutto, visse continuamente in cammino, spostandosi da un convento all’altro come i Superiori stabilivano, abbandonandosi in ogni circostanza nelle mani di Dio. Autentico francescano, secondo lo spirito del Poverello d’Assisi, nutrì un profondo attaccamento al Successore di Pietro ed ebbe un senso vivo della Chiesa, che amò in modo incondizionato. Della Chiesa, percepita nella sua intima realtà di Corpo mistico, si sentiva membro vivo e attivo. Aderì totalmente alla volontà dei Papi del suo tempo, lasciandosi docilmente accompagnare nei luoghi dove l’obbedienza lo conduceva, accettando anche le umiliazioni e i dubbi che la originalità dei suoi carismi non mancò di suscitare. Non poteva certo negare la straordinarietà dei doni di cui era fatto oggetto ma, ben lungi da qualsiasi atteggiamento di orgoglio o di vanto, andava alimentando sentimenti di umiltà e di verità, attribuendo tutto il merito del bene che fioriva tra le sue mani alla gratuita azione di Dio”.

Alcuni eventi riguardanti la vita del Santo sono rappresentati in vari dipinti, come quello famoso del pittore Ludovico Mazzanti del 1754, inoltre la sua vita fu descritta in alcuni film come "Cronache di un convento", del 1962 intepretato da Maximilian Schell, e "C'era una volta" del 1967 con Omar Sharif e Sofia Loren. Oggi invece sembra che degli eventi misteriosi e prodigiosi, come quelli che accaddero al Santo di Copertino, si preferisce non parlare, su quello che la scienza non spiega cade spesso pre-giudizialmente talvolta la diffidenza e quasi sempre l’indifferenza. L’attuale “società dell’oblio” sembra poter far a meno d’interrogarsi su quello che videro e credettero “i creduloni” del passato.

Tale comportamento apparentemente sembra arrecare danno principalmente alla religione, ma Dio ha sempre lasciato libere le persone di credere e i miracoli non sono mai stati fatti per obbligare a credere. Paradossalmente, invece, la mancanza di attenzione sul mistero che ci circonda sta facendo perdere fascino alla scienza. Uno che di scienza se ne intendeva come Albert Einstein ha affermato: “La cosa più meravigliosa di cui possiamo avere esperienza è il mistero. E’ la fondamentale emozione che sta alla base della vera arte e della vera scienza. Colui che non ne tiene conto non può più meravigliarsi e provare stupore. E’ come fosse morto, una candela soffocata” .

[1] La patrona dell'Aeronautica Militare è la Madonna di Loreto, nome con il quale viene venerata la statua nel santuario della Santa Casa della città di Loreto in provincia di Ancona. La devozione deriva dal decreto di papa Benedetto XV del 24 marzo 1920, con il quale la Madonna di Loreto venne proclamata "Patrona degli Aeronauti”.