• SVEZIA IN ALLARME

"Transizioni sessuali": minorenni aumentate del 1.500%

In dieci anni le adolescenti fra i 13 e i 17 anni che hanno cominciato il percorso per il cosiddetto cambiamento di sesso (che di fatto non avverrà mai) sono cresciute del 1.500 per cento. La maggioranza di loro era affetta da patologie mentali. Cresce un forte dissenso all'interno del Paese per via delle proteste di genitori, medici e perfino di chi ha subìto il "percorso".

È enorme l’aumento percentuale dei minorenni svedesi a cui vengono somministrati ormoni o che si sono sottoposte ad operazioni chirurgiche per apparire del sesso opposto a quello di nascita: dal 2008 al 2018 le adolescenti fra i 13 e i 17 anni che hanno cominciato il percorso per il cosiddetto cambiamento di sesso (che di fatto non avverrà mai) sono cresciute del 1.500 per cento.

A pubblicare i dati della del Board of Health and Welfare svedese è stato il The Guardian, che spiega di come negli ultimi anni, sia le cliniche che forniscono questi "trattamenti" sia il governo che li permette comincino ad essere criticati. Non solo dai genitori delle vittime, ma addirittura da chi ha subìto il trattamento chirurgico. Ad ottobre, ad esempio, il centro dell'ospedale Karolinska University di Stoccolma è stato criticato dai media nazionali per aver praticato la mastectomia ad una ragazzina di appena 14 anni.

Come anche in Gran Bretagna dove medici e pazienti hanno denunciato la clinica il Tavistock di Londra che sta subendo un processo per aver agito frettolosamente sulla pelle di piccoli pazienti, anche il Karolinska è stato accusato di praticare esperimenti senza tenere in considerazione i fattori che contribuiscono all’aumento della disforia di genere, come ad esempio i problemi psichiatrici o psicologici dei ragazzini in un ambiente che spinge verso la confusione sessuale. Si legge infatti che «il recente rapporto del Board of Health and Welfare ha anche scoperto che il 32,4 per cento delle giovani di età compresa tra 13 e 17 anni con disforia di genere avevano anche diagnosi di disturbo d’ansia, di depressione (28,9 per cento) di disturbo da deficit di attenzione con iperattività (19,4) e di autismo (15,2)».

Inoltre, anche se nell'autunno del 2018 il governo socialista, sotto la pressione del gruppo Lgbt RFSL, aveva proposto una nuova legge per ridurre l'età minima dell’accesso alla “riassegnazione del sesso” da 18 a 15 anni (eliminando l’obbligo del consenso dei genitori e lasciando che anche i minori di 12 anni potessero cambiare il proprio sesso all’anagrafe), la proposta non è andata in porto. Sempre il The Guardian spiega che il marzo successivo un’ondata di proteste aveva bloccato tutto.

Christopher Gillberg, psichiatra dell'Accademia Sahlgrenska di Göteborg, aveva scritto un articolo sul giornale Svenska Dagbladet avvertendo che il trattamento ormonale e la chirurgia sui bambini era "un grande esperimento" che rischiava di diventare uno dei peggiori scandali medici del paese. Ad aprile poi Uppdrag Granskning, un programma televisivo d’inchieste giornalistiche, aveva mandato in onda un documentario in cui appariva Sametti, una donna che si era operata per apparire un maschio e che ora si è pentita del trattamento irreversibile.

La rivista Filter aveva invece parlato di un 32enne che si è impiccato quattro anni dopo l'intervento chirurgico e che aveva mostrato chiari segni di schizofrenia, motivo per cui una clinica aveva rifiutato di sottoporlo al percorso di "riassegnazione". Non solo, le notizie legate ai retroscena di questo mondo, che all’apparenza pare caritatevole e felice, hanno portato il ministro della sanità svedese, Lena Hallengren, a chiedere sempre al programma tv Uppdrag Granskning, che l’aveva intervistata in merito, di ricordare che era stato il suo predecessore a redigere la controversa legge mai approvata. Il 20 dicembre scorso, l'"Agenzia svedese per la valutazione delle tecnologie sanitarie" ha riferito, su richiesta del governo, che vi sono pochissime ricerche sul motivo dell'aumento o dei rischi /benefici del trattamento ormonale e della chirurgia per il cosiddetto “cambiamento di sesso”. Eppure in Occidente tutto procede comunque.

Chi si sta battendo contro questa sperimentazione tremenda su bambini che probabilmente, come sta avvenendo in Gran Bretagna, domani denunceranno medici e genitori, sono il Gender Identity Challenge Scandinavia (Genid), un gruppo di genitori radunati dal padre dell’uomo che si è impiccato, un professore di neurofisiologia, il tossicologo svedese Karin Svens e l'insegnante norvegese Marit Rønstad. Fra questi Svens ha raccontato di quando sua figlia annunciò di essere un uomo provocando in lui una reazione di rifiuto: «Hanno cercato di spaventarmi facendo continuamente riferimento al fatto che esiste un alto rischio di suicidio, soprattutto se i genitori non sono d'accordo. Ma ora sempre più genitori hanno trovato il coraggio di mettere in discussione ciò che dicono i dottori». Ma ci sono appunto anche diversi adolescenti pentiti della loro scelta che denunciano quanto questa sia stata indotta dai medici, i quali anziché aiutarli a superare i loro disagi li hanno confermati, rovinando per sempre i loro corpi, rendendoli anche sterili a vita.

Insomma, quando i danni sono ormai di una portata tale da non poter più voltare la faccia di là, anche la “politicamente corretta” e “gay friendly” Svezia comincia a mettere in dubbio l’assunto Lgbt per cui maschi o femmine non si nasce ma si diventa. Colpisce infine che anche certi transessuali, prima probabilmente spaventati dal loro stesso mondo, ora hanno preso coraggio parlando contro queste pratiche, come ha fatto un uomo che si fa chiamare Aleksa Lundberg: transessuale e attivista di lunga data, lo scorso ottobre si è scusato per aver nascosto la depressione che aveva provato dopo l’operazione per sembrare donna. Per cui «probabilmente non mi sottoporrei all’intervento di chirurgia correttiva se potessi riscegliere oggi. E voglio scusarmi con coloro che forse avevano bisogno di ascoltare questa storia prima».