a cura di Benedetta Frigerio
  • Jihad

Un attacco in Kenya di probabile matrice jihadista

Il 6 dicembre in Kenya dieci persone che viaggiavano su un autobus partito dalla capitale Nairobi e diretto a Mandera, città al confine con la Somalia, sono state uccise da un gruppo di uomini armati che hanno fermato l’automezzo mentre transitava in una zona poco abitata, all’altezza di Kotulo. Testimoni e fonti di polizia concordano sul fatto che gli aggressori hanno diviso i viaggiatori separando quelli di etnia somala, residenti nella regione, dagli altri. È su questi ultimi che hanno infierito uccidendoli barbaramente. Il presidente della repubblica Uhuru Kenyatta in un comunicato ha confermato che sette delle vittime erano funzionari governativi e agenti dei servizi segreti. Alcuni testimoni hanno detto che tutti i non residenti sono stati fatti scendere dall’autobus e poi uccisi con colpi di arma da fuoco sparati a distanza ravvicinata, in sostanza una esecuzione, ma i comunicati ufficiali non lo confermano. È quasi certo che a tendere l’agguato siano stati i jihadisti somali al-Shabaab, responsabili di altri attentati e attacchi in Kenya. Un’altra fonte, l’ICC, International Christian Concern, riporta una diversa versione dei fatti. Come altre volte, gli assalitori sembra che abbiano chiesto ai passeggeri di pronunciare la professione di fede islamica, la Shahada, per individuare i musulmani e risparmiarli. Avrebbero quindi ucciso tutti quelli che non erano in grado di recitarla. Nel 2013, durante un attacco a un centro commerciale di Nairobi, i jihadisti hanno individuato i cristiani ponendo domande sulla fede islamica e sulla vita di Maometto, uccidendo 67 persone. Due anni dopo sono stati uccisi 148 studenti cristiani dell’università di Garissa. I jihadisti andavano di aula in aula, di dormitorio in dormitorio chiedendo ai ragazzi se erano cristiani. Anche in quel caso gli studenti musulmani hanno avuto salva la vita.