a cura di Benedetta Frigerio
  • I cristiani iracheni tra speranza e timori

Un Natale senza Messa di mezzanotte nelle chiese di Baghdad

I cristiani tornati nella Piana di Ninive da cui erano fuggiti in massa nel 2014 per sottrarsi all’Isis, lo Stato Islamico, ricostruiscono le case distrutte, ripristinano infrastrutture e servizi, consolidano la loro identità e si danno coraggio riaprendo le chiese. A Qaraqosh è stata ricostruita la chiesa dedicata a San Behnam e Sarah, due martiri locali del IV secolo, uccisi dopo essere stati battezzati. Era stata incendiata e vandalizzata. I lavori di restauro hanno richiesto due anni e mezzo. Il 15 agosto è stata riconsacrata alla presenza dell’arcivescovo siriaco-cattolico di Mosul, monsignor Youhanna Putrus Moushi, e quest’anno vi si potrà celebrare il Natale. Continuano invece i lavori per rendere di nuovo agibile la grande Cattedrale dell’Immacolata Concezione, anch’essa incendiata dall’Isis. Si riafferma così la presenza cristiana nel paese. A Qaraqosh sono state riparate più di metà delle quasi 5.000 case danneggiate e sono state ricostruite le oltre 800 case completamente distrutte dal fuoco. Ma i problemi dell’Iraq sono drammatici. Il patriarcato caldeo ha da poco annunciato la decisione di non celebrare la Messa di mezzanotte in tutte le chiese della capitale Baghdad per motivi di sicurezza: non a causa delle manifestazioni antigovernative (in corso da ottobre) che sono pacifiche – ha spiegato il cardinale Louis Raphael Sako – ma dei gruppi infiltrati e delle milizie che fomentano gli scontri. Nelle scorse settimane la Chiesa aveva deciso di cancellare cerimonie e feste natalizie per devolvere il denaro risparmiato all’acquisto di medicinali. “Nessuno sa dove andrà l’Iraq – ha detto il cardinale Sako nel suo messaggio di Natale – sembra che gli iracheni non siano in grado di trovare un modo efficace per mettere il Paese sulla strada giusta, eliminare il settarismo, la corruzione, l’arricchimento illegale e l’ingiusto sequestro di proprietà pubbliche e private”.