a cura di Benedetta Frigerio
  • Induismo

Un rapporto sulla persecuzione dei cristiani in India nel 2020

Nella World Watch List 2021 degli stati in cui i cristiani sono più perseguitati, pubblicata il 13 gennaio, l’India compare al 10° posto, responsabile di persecuzione estrema a causa degli integralisti indù, divenuti più aggressivi da quando il partito nazionalista Bjp controlla il governo federale e quello di diversi stati. Pochi giorni dopo, la Evangelica Fellowship of India (EFI) ha a sua volta diffuso il suo rapporto annuale, intitolato “Odio e violenza mirata contro i cristiani in India”, che contiene informazioni e dati raccolti anche grazie al monitoraggio della Commissione per la Libertà Religiosa e al servizio telefonico “Helpline”. Nel corso del 2020 sono stati documentati 327 episodi di violenza, cinque omicidi, sei chiese bruciate o demolite, 26 casi di boicottaggio e discriminazione per motivi religiosi. Non è certo un elenco completo perché molti casi non vengono denunciati e registrati per timore di peggiorare la situazione e per sfiducia nelle forze di polizia, che spesso rifiutano di registrare le denunce, e nella giustizia, che si mostra reticente a punire i responsabili. L’agenzia di stampa Fides che ha ricevuto il rapporto riporta la distribuzione dei casi negli stati della federazione indiana. In testa per numero di episodi di violenza c’è l’Uttar Pradesh con 95 incidenti, seguita dal Chhattisgarh con 55. Seguono il Jharkhand e il Madhya Pradesh rispettivamente con 28 e 25 incidenti. La situazione dei cristiani è peggiore nei nove stati che uno dopo l’altro hanno adottato leggi anti conversione per impedire le presunte “conversioni forzate”. I cristiani temono che l’adozione di tali leggi favorisca il progetto del Bjp di una legge nazionale che consenta di controllare l’evangelizzazione dei missionari intesa dagli induisti come una “cospirazione occidentale” per togliere agli indù la supremazia convertendo dalit e tribali.