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Vescovo contro l’eutanasia. Twitter lo censura

Prosegue il suo iter al parlamento irlandese la proposta di legge “Morire con dignità”, che mira a legalizzare l’eutanasia. Molto critica la Conferenza episcopale e in particolare il vescovo Kevin Doran, che si è visto censurare un tweet contro il suicidio assistito con la “motivazione” che violerebbe le regole… contro il suicidio. In realtà, è la visione cristiana che si combatte.

La decadenza in Irlanda pare senza fine. La questione del suicidio assistito è venuta alla ribalta quando nel settembre scorso il parlamentare della lista civica People Before Profit, Eugene “Gino” Kenny, ha introdotto il disegno di legge “Dying with Dignity” (“Morire con dignità”).

Attualmente il testo di legge, che legalizzerebbe suicidio assistito ed eutanasia, è all’esame della Commissione Giustizia della camera bassa (Dáil Éireann) del Parlamento irlandese. La legge è sostenuta da partiti all’opposizione come Sinn Féin, Socialdemocratici e Laburisti, ma potrebbe trovare appoggi anche tra molti parlamentari della maggioranza.

Da settimane esperti di bioetica e vescovi cattolici protestano per l’avvio della discussione in Parlamento, ma sinora non si sono voluti ascoltare gli allarmi e le critiche. Sabato 20 febbraio, inoltre, la censura di Twitter si è abbattuta sul vescovo Kevin Doran, difensore della dignità umana e del diritto alle cure. La sua colpa? Aver scritto che la proposta di legge sul suicidio assistito «non è un’espressione di libertà o dignità, ma del fallimento di una società di accompagnare le persone sulla loro “via della croce”».

Il testo, “Morire con dignità”, ha ricevuto l’opposizione della Commissione irlandese per i diritti umani e l’uguaglianza nello scorso gennaio. La Commissione per i diritti umani, nella sua relazione, ha chiesto che il testo venga fortemente cambiato, introducendo robuste salvaguardie e richiamando lo Stato al dovere di assicurare “che esista un solido quadro giuridico e normativo per garantire che gruppi particolari non siano messi a rischio”. Senza dimenticare “l’obbligo positivo di proteggere il diritto alla vita; il diritto alla salute e alle cure palliative; il diritto di partecipare al processo decisionale”.

Il Comitato di Bioetica di esperti della Conferenza episcopale irlandese ha espresso la sua opposizione al progetto di legge in un documento. In esso, presentato il 26 gennaio scorso al Comitato parlamentare sulla Giustizia, i vescovi avvertono che la proposta di legge normalizzerebbe il suicidio e minerebbe «le protezioni contro l’uccisione non consensuale nei casi di persone particolarmente vulnerabili. Il suicidio assistito riflette un fallimento della compassione da parte della società. È un fallimento nel rispondere alla sfida di prendersi cura dei malati terminali quando si avvicinano alla fine della loro vita». Un invito chiaro ai legislatori a fermarsi e chiamare le cose col loro nome: la legge è una facilitazione e un invito al suicidio di coloro che si sentono ‘scartati’.

Un’altra questione sollevata dai vescovi nel loro testo al Parlamento è l’obiezione di coscienza. Infatti, la norma inclusa nella proposta di legge «non riconosce il diritto alla libertà di coscienza per gli operatori sanitari che giudicano moralmente sbagliata qualsiasi cooperazione significativa con il suicidio», una coercizione verso «le coscienze degli operatori sanitari obiettori a facilitare qualcosa che sanno essere gravemente immorale e del tutto incompatibile con la loro vocazione a curare». Da qui la ferma opposizione e l’invito al Parlamento a rinunciare al proseguo della discussione ed eventuale votazione del testo e a incrementare l’offerta delle cure palliative e le politiche di cura sanitaria.

Monsignor Kevin Doran, che guida la Diocesi di Elphin dal 2014, è stato molto attivo nel denunciare esplicitamente la malvagità della proposta di legge sull’eutanasia. Doran è anche alla guida del Gruppo di esperti indipendenti della Conferenza episcopale che ha predisposto il suddetto documento critico del 26 gennaio.

Tutto sembrava ripercorrere le discussioni civili di forte dissenso che anche in altri paesi europei si vanno moltiplicando negli ultimi mesi: da un lato i leader cattolici e religiosi che pretendono il rispetto della dignità umana anche negli ultimi istanti di vita, dall’altro partiti di sinistra e lobby che promuovono l’eutanasia per malati e anziani. Ma, come accennato, il 20 febbraio si è registrata la censura da parte di Twitter che ha oscurato un post di monsignor Doran perché, criticando l’ipocrisia della legge sul suicidio assistito, avrebbe violato «le nostre regole contro la promozione o l’incitamento al suicidio o all’autolesionismo». «Il team di supporto ha determinato che una tale violazione ha avuto luogo, e quindi non cambieremo la nostra decisione» (vedi qui). Siamo all’assurdo: un vescovo difende la vita e la sua dignità sino alla morte naturale e smaschera l’ipocrisia dell’eutanasia di Stato e, per giustificarne la censura sui social, viene accusato di aver violato le «regole» contro l’incitamento al suicidio?

Le posizioni di monsignor Doran sono note da tempo, lui stesso le aveva ribadite con chiarezza lo scorso 16 febbraio, durante una trasmissione radiofonica dell’emittente LMFM. Doran è reo di aver smascherato quella satanica usurpazione (falsamente) imitatrice del cristianesimo che, come scriveva René Girard, non si oppone formalmente al cristianesimo ma lo scavalca a sinistra: travisando e paganizzando la pietà cristiana sino al punto di eliminare la dignità umana.