• IL FILM DI MALICK

A chi obbedire? Il beato Franz contro i vescovi proni allo Stato

Il capolavoro di Terrence Malick, “Hidden Life” (“La vita nascosta”), racconta la storia del beato Franz Jägerstätter, ghigliottinato dal regime nazista a cui si oppose. Siccome ciò mise la sua famiglia in pericolo, il vescovo lo spinse ad obbedire alle autorità. Ma egli scrisse: «Abbiamo l’obbligo di pregare Dio di mantenerci un intelletto che ci permetta di capire a chi e quando dobbiamo obbedire». Un film che ha da dire molto ai cattolici di oggi e che spiega quale sia la vera obbedienza.

C’è una storia a cui la quarantena ha incollato diverse persone. Si tratta dell’ultimo capolavoro del regista Terrence Malick, “Hidden Life” (“La vita nascosta”), uscito negli Stati Uniti l’anno scorso e che avrebbe dovuto esordire nelle sale cinematografiche italiane questo mese. Molti hanno avuto la possibilità di vederlo in streaming. E forse non è un caso, perché la storia di questo contadino austriaco, che per fedeltà a Cristo si oppose al regime nazista morendo martire a 36 anni nell’agosto del 1943, ha qualcosa da dire al mondo contemporaneo, cattolico e non.

Franz Jägerstätter, beatificato nel 2007 da papa Benedetto XVI, viveva con sua moglie e le tre figlie a Radegund, coltivando i campi e allevando bestie in mezzo allo spettacolo delle Alpi austriache. Bisogna ricordare che la vita di quest’uomo prima del matrimonio fu contraddittoria e libertina (ebbe una figlia a 26 anni con un’altra donna) e che la fedeltà alla verità può farsi eroica in persone da cui magari non ce lo si aspetterebbe.

A 29 anni sposò Franziska Schwaninger, che cambiò completamente la sua vita, ordinandola e scandendola fra lavoro, preghiera e lettura della Bibbia. Fu proprio la conoscenza di Cristo a portarlo, tre anni dopo le nozze, a decidere di non assumere incarichi istituzionali nel suo paese, dove fu l’unico a votare contro il plebiscito di annessione alla Germania, motivo per cui cominciò ad essere emarginato dalla sua comunità.

Nel 1940 fu arruolato ma conoscendo i programmi eugenetici del Partito nazista si convinse ancora di più che l’obbedienza alla fede e alla verità, illuminata dall’incontro con Gesù, era incompatibile con la sottomissione al governo. Perciò, rifiutandosi di combattere quando fu richiamato nell’esercito nel febbraio del 1943, venne arrestato.

Jägerstätter non disobbedì solo alle autorità civili, ma anche a quelle religiose. Sia il parroco della sua chiesa sia il suo vescovo, Josephus Calasanz Fließer, lo spinsero a desistere dall'obiezione di coscienza: secondo loro il Signore non poteva volere che con la sua condotta mettesse a rischio non solo la sua vita, ma anche quella della sua famiglia, che infatti pagò cara la sua scelta, pur sostenendola.

Ricordiamo che Radegund era un paese di cattolici praticanti, ma che in nome del “buon senso” e dell’obbedienza ai superiori, a cui pure il Vangelo richiama, appoggiati da alcuni curati e vescovi, chiusero gli occhi sui soprusi del governo. Infatti, il beato scrisse: «Il Cristo ha rimproverato a Pietro di averlo rinnegato per paura  e per rispetto umano», mentre disse al suo parroco in una lettera: «Devo annunciarLe che forse perderà uno dei Suoi parrocchiani... Poiché nessuno può ottenere che io venga dispensato dal compiere una cosa che metterebbe in pericolo la mia salvezza eterna».

La ribellione del beato alle autorità anche ecclesiastiche la giustificò negando che l’obbedienza richiesta dal Vangelo sia senza eccezioni: «I comandamenti di Dio ci insegnano che dobbiamo prestare obbedienza ai nostri superiori, anche se non sono cristiani, ma solo finché non ci ordinano qualcosa di sbagliato, poiché dobbiamo obbedire più a Dio che agli uomini».

A dire, con il santo cardinale Newman, che prima del Papa c’è la coscienza. Il che non è un invito a vivere da “cattolici adulti” (ossia secondo le proprie opinioni e voglie), ma a seguire la verità rivelata da duemila anni di Magistero a cui il Papa stesso si deve sottomettere. Verità che, come tutti, anche i prelati possono tradire al pari di Pietro.

«L’uomo ha in realtà una Legge scritta da Dio dentro al cuore… e secondo questa egli sarà giudicato», dice la Costituzione pastorale Gaudium et spes. Questa verità, continua l'enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis splendor, «è indicata dalla “Legge divina”», norma universale e oggettiva della moralità», il cui nucleo sta nei Dieci Comandamenti: «Non avrai altro Dio fuori di me… Ricordati di santificare le feste… Non uccidere»; e che si riassume nel comandamento di Gesù di amare Dio e il prossimo.

I mesi di carcere e quelli dopo la morte (fu ghigliottinato) di Jägerstätter, dovuta proprio alla sequela dei Comandamenti, furono uno strazio per la moglie appena trentenne con tre figlie piccole da crescere: la gente smise di aiutarla nei campi, le bimbe venivano schernite e isolate, il partito le tolse ogni sussidio economico. Ma prima di morire, a sua moglie e a sua madre (che invece cercò di opporsi alla sua scelta), il beato scrisse:«Avrei tanto voluto risparmiarvi questa sofferenza che dovete sopportare per causa mia. Ma sapete quello che ha detto Cristo: Chi ama suo padre, sua madre, sua moglie e i suoi figli più di me non è degno di me (cf. Mt 10,37)». Non solo: «Perdonate a tutti volentieri, e anche a me, se a causa mia dovrete ancora soffrire».

Per questo la critica ha visto nel film di Malick una risposta a “Silence" di Martin Scorsese, che racconta la persecuzione del ‘600 dei cattolici in Giappone. Qui i preti apostati vengono giustificati ad abiurare per non mettere in pericolo la vita di altri cattolici (nel film Cristo stesso suggerisce ai sacerdoti l’apostasia). Scorsese, cattolico, racconta che dopo la visione del suo film, uscito nel 2016, Malick, non appartenente ad alcuna fede, però gli scrisse: «Cosa vuole il Cristo da noi?». La risposta, forse trovata nella vita del beato, pare completamente opposta a quella di “Silence”.

Cosa c’entra tutto questo con l’oggi? Benedetto XVI parlò del relativismo come di una dittatura peggiore di quelle del secolo passato perché accadono soprusi e ingiustizie ma nessuno si scandalizza più. Basti pensare che la sospensione delle Messe o l’irruzione della polizia durante le celebrazioni eucaristiche non avvenne nemmeno sotto il regime nazista, che sapeva che un comportamento simile gli sarebbe costato il consenso dei credenti ottenuto più subdolamente.

Inoltre, quante volte anche oggi sentiamo ripetere da sacerdoti e credenti che non si può scegliere per Cristo se ciò mette a repentaglio i nostri cari (anche quando il rischio non è nemmeno alto)? Quante altre si sente dire che bisogna obbedire ciecamente alle autorità per essere buoni cattolici, dimenticando i Comandamenti divini? Come non pensare poi a don Lino Viola, che fedele alla sua coscienza (e anche alle disposizioni civili evitando l’assembramento) non ha voluto cacciare dalla chiesa e allontanare da Cristo alcuni famigliari di vittime di Covid-19 desiderose di trovare consolazione nella Santa Messa, ma trovando opposizione nel suo vescovo, più statalista di uno Stato che nelle sue norme non ha mai vietato i sacramenti, ma, appunto, solo gli assembramenti?

Allora, nella confusione relativista, suona ancor più stringente il monito del beato Jägerstätter: «Abbiamo l’obbligo di pregare Dio di inviarci o mantenerci un intelletto sano, che ci permetta di capire a chi e quando dobbiamo obbedire… Rincresce molto di questi tempi che anche tra noi cattolici ci siano così tante persone che obbediscono a cose alle quali dovrebbero ribellarsi e si ribellano ad altre a cui dovrebbero obbedire (vedi la morale cattolica, ndr)».