• VITTORIA DI TRUMP

Aborto, la Corte Suprema vieta la “kill pill” via posta

Con un voto di 6-3, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha fermato la distribuzione via posta delle pillole abortive e senza visita in presenza, ristabilendo la normativa della Food and Drug Administration. Ribaltata dunque la decisione di un giudice distrettuale, grazie alla tenacia dell’Amministrazione Trump, che aveva presentato ricorso.
LE RAGIONI MORALI, di T. Scandroglio

Mentre la Sinistra americana procede con le accuse strumentali e l’impeachment farsa al presidente uscente Donald J. Trump, per abbattere, seguita dalla Sinistra mondiale, il simbolo vivente di tutto quanto essa ha odiato e cercato di delegittimare per quattro lunghi anni, la Corte Suprema federale ha fermato la distribuzione cash-and-carry e door-to-door della pillola abortiva, ovvero le varie “kill pill” a base di mifepristone che permettono di sopprimere una vita umana come si cerca di scacciare un’emicrania.

Martedì 12 sera, ora locale, mentre gli occhi del mondo erano indefessamente puntati sull’annuncio del probabile impeachment presidenziale, puntualmente votato il giorno dopo dai deputati Democratici e da 10 Repubblicani, il massimo tribunale del Paese ha accolto la richiesta avanzata dall’Amministrazione Trump di riaffermare a livello federale che le pillole abortive possano essere vendute soltanto dietro presentazione di una prescrizione medica. Così facendo la Corte Suprema ha ribaltato la decisione, presa il 13 luglio dal giudice Theodore D. Chuang del tribunale distrettuale del Maryland, il quale aveva bypassato la normativa stabilita dalla Food and Drug Administration (l’ente governativo dipendente dal ministero statunitense della Salute che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) che appunto per sopprimere una vita innocente impone almeno l’obbligo della ricetta in presenza.

Date le restrizioni alla mobilità imposte dal Covid-19, infatti, molte sono state le voci che hanno invocato una prassi più sbrigativa per poter fruire di quel tipo di prodotti e il giudice Chuang è intervenuto in loro favore. Ma è del tutto evidente che si tratta di un mero appiglio per liberalizzare sempre di più l’aborto sfruttando persino il coronavirus. E proprio la questione della ricetta medica diventa importante, ovviamente non perché la soppressione di una vita umana innocente ancora nel grembo della propria madre venga resa più accettabile, o persino lecita, da un pezzo di carta intestata, ma perché la cosiddetta “telemedicina” (il medico che “prescrive” senza nemmeno vedere il paziente) o persino la vendita libera senza passare dal dottore hanno come obiettivo da un lato la privatizzazione sempre più radicale della morte procurata (con tanto di sempre maggiore sdoganamento psicologico e accettazione socio-culturale), dall’altro le minorenni, che possono così far da sé senza essere viste dagli adulti e dalle famiglie. Non accade certo solo negli Stati Uniti, ma negli Stati Uniti, grazie all’Amministrazione Trump e alla Corte Suprema federale a maggioranza conservatrice, a questa deriva è stato posto almeno un freno.

La decisione del massimo tribunale statunitense di martedì è stata infatti presa 6 a 3, dove i tre giudici contrari sono stati i tre liberal, Elena Kagan, Sonia Sotomayor e Stephen Breyer, ed è una delle prime decisioni importanti di quell’assise dopo la nomina di Amy Coney Barrett (vedi anche qui).

La questione era già venuta alla luce in ottobre, quando l’Amministrazione Trump aveva chiesto alla Corte Suprema di intervenire in senso restrittivo sulla decisione di Chuang. Ma in ottobre la Corte Suprema non si era pronunciata, lasciando la faccenda nel limbo. Può apparire stano, ma è questa la prassi seguita da quel tribunale in tutti i casi, soprattutto se rilevanti, che si presentino al giudizio mentre è in corso la ratifica della nomina di un nuovo giudice. Molti in ottobre hanno gridato allo scandalo, temendo che la questione finisse nel dimenticatoio e la sentenza Chuang continuasse a fare scempio.

Invece l’Amministrazione Trump non ha rinunciato e, non appena il calendario lo ha permesso, ha ripresentato la richiesta in dicembre, una volta completato l’iter di selezione, nomina e insediamento del nuovo giudice. È per cose così che Trump, che inaspettatamente ruppe le uova nel paniere della Sinistra nel 2016, è odiato e combattuto. E, nonostante il polverone alzato dalla Sinistra, sono queste cose la cifra della sua presidenza e l’eredità che egli lascia.