• TERRORISMO

Al Qaeda decapitata. Chi succederà ad al Zawahiri

Al Zawahiri, mente di al Qaeda e successore di Bin Laden, sarebbe morto di morte naturale. La conferma non c'è, ma si fanno ipotesi sul suo successore. Non sarà al Masri, perché è stato ucciso a Teheran, probabilmente dal Mossad. E nemmeno Ag Moussa, ucciso dai francesi. Si pensa ad al-Adel come guida di un movimento jihadista che trova sempre il modo di rinnovarsi

Ayman al Zawahiri

La presunta morte del leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, non ancora confermata dall’organizzazione terroristica islamica fondata e guidata fino al 2011 da Osama bin Laden, non sembra modificare né la pericolosità delle “rete” jihadista (responsabile di centinaia di attentati inclusi quelli negli Stati Uniti l’11 settembre 2011), né la sua capacità di continuare a operare nei diversi scenari in cui è da anni protagonista.

Al- Zawahiri sarebbe morto nella provincia afghana di Ghazni “per difficoltà respiratorie dovute all’asma” secondo quanto riferito il 20 novembre da media arabi e pachistani incluso Arab News Pakistan, sito arabo in lingua inglese che ha citato diverse fonti qualificate tra Pakistan e Afghanistan, tutte concordi nel definire il leader di al-Qaeda deceduto “una settimana fa” o “comunque questo mese” per cause naturali. La notizia era stata già diffusa una settimana prima da Hassan Hassan, direttore dell’istituto americano Center for global policy, che citava fonti vicine al gruppo qaedista siriano Hurras al-Din”.

Al-Qaeda resta protagonista del jihad in Sahel, Yemen e Penisola Arabica, in Afghanistan e Somalia e rappresenta, con lo Stato Islamico, un “marchio” consolidato del jihadismo e del terrorismo anti occidentale come ha dimostrato anche l’ultimo proclama di al-Zawahiri in occasione dell’anniversario degli attacchi dell’11/9 in cui incitava i suoi miliziani a colpire l’Europa e l’Occidente. Considerato ormai da tempo una figura più simbolica che operativa, anche a causa delle sue condizioni di salute, l’oculista egiziano erede di bin Laden probabilmente non determinerà, con la sua scomparsa, mutamenti dal punto di vista della minaccia terroristica, che per l’Occidente resta alta. Al-Qaeda del resto ha sempre mantenuto una struttura che garantiva autonomia alle sue componenti territoriali proprio per impedire che l’uccisione dei suoi vertici potesse paralizzarla.

Rita Katz, direttrice di Site, organizzazione specializzata nel monitoraggio dei gruppi jihadisti, ha ricordato come sia “tipico di Al-Qaeda non pubblicare subito informazioni circa la morte dei suoi leader” ma la morte di al-Zawahiri, arriva meno di una settimana dopo le rivelazioni sull’uccisione, avvenuta nell’agosto scorso in Iran, del numero 2 di al-Qaeda, Abu Muhammad al-Masri. Secondo quanto riportato il 14 novembre dal New York Times, che ha sentito fonti dell’intelligence statunitense, al-Masri è stato ucciso a Teheran il 7 agosto da agenti israeliani grazie ad informazioni ricevute dagli Stati Uniti. Al-Masri aveva 58 anni ed era considerato il più probabile successore di al-Zawahiri. Si sarebbe trattato di una vera e propria esecuzione, avvenuta nell’anniversario degli attacchi terroristici del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania, che causarono 224 morti e di cui al-Masri era considerato “la mente”.

Il terrorista sarebbe stato freddato nella sua auto, insieme alla figlia Miriam (vedova di Hamza, uno dei figli di Osama bin Laden) con 5 colpi di pistola esplosi da una moto: una modalità già usata in passato da agenti israeliani per colpire scienziati iraniani coinvolti nel programma nucleare di Teheran. Le autorità iraniane hanno smentito di ospitare terroristi affermando che le vittime dell’agguato erano un professore di storia libanese, Habib Daoud, con la figlia Maryam, ma secondo le fonti del New York Times, si trattava del nome di copertura adottato dal terrorista che si trovava in Iran dal 2003, ma che almeno dal 2015 viveva “liberamente” nel quartiere Pasdaran di Teheran.

Né Gerusalemme nè Washington hanno commentato quanto scritto dal New York Times, ma è un fatto che l’uccisione di al-Masri, egiziano come al-Zawahiri, è avvenuta in un periodo ricco di fatti misteriosi accaduti nella regione mediorientale, dalla  gigantesca esplosione nel porto di Beirut alle deflagrazioni in impianti strategici iraniani quali la centrale nucleare di Natanz, una centrale elettrica, un gasdotto e il complesso militare di Parchim, vicino Teheran, utilizzato dalle Guardie della Rivoluzione Islamica il cui comandante, il generale Qassem Soleimani, venne ucciso a inizio gennaio a Baghdad da un raid americano.

Vita difficile per i leader di al-Qaeda anche in Africa dove, il 10 novembre, elicotteri, droni e incursori delle forze speciali francesi hanno ucciso Bah Ag Moussa, considerato il capo militare del Gruppo di Sostegno per l’Islam e i Musulmani (GSIM) e uno dei leader di al-Qaeda nel Maghreb Islamico. Il terrorista è stato eliminato in Mali, nella regione di Menaka, insieme ad altri quattro miliziani che avrebbero aperto il fuoco contro le forze francesi per evitare la cattura. La notizia è stata resa nota da Parigi il 13 novembre, nel quinto anniversario degli attacchi jihadisti che uccisero 130 persone a Parigi.

In attesa di un proclama ufficiale di al-Qaeda, il probabile successore di al-Zawahiri sembra poter essere un altro egiziano, Saif al-Adel, 55 anni circa, ex colonnello dell’Esercito, esperto di esplosivi e nella leadership di al-Qaeda da una trentina di anni.  Sotto accusa negli Stati Uniti per il suo ruolo negli attentati contro l’ambasciata americana in Kenya, risulta latitante ed è stato accusato di essere coinvolto nella Jihad Islamica egiziana. Coinvolto in attività estremistiche islamiche venne arrestato nel maggio 1987 ma poi rilasciato per mancanza di prove. Entrò a far parte di al-Qaeda nel 1989 e nel 1993 era operativo in Somalia in un campo di addestramento qaedista: negli anni successivi è stato segnalato in Yemen, Afghanistan, Pakistan e Sudan. Nel novembre 1998 un tribunale statunitense lo incriminò con altre 20 persone per il duplice attentato dinamitardo del 7 agosto dello stesso anno contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania e in seguito è stato sospettato di aver addestrato diversi dirottatori coinvolti negli attacchi dell’11 settembre 2001.

Fuggito in Iran dopo la caduta del regime talebano in Afghanistan, Adel venne arrestato dietro pressioni di USA e Arabia Saudita. Il mese successivo, al-Qaeda uccise oltre trenta persone in due attentati dinamitardi a Riad, orchestrati, secondo l’intelligence Usa, dai terroristi stabilitisi in Iran e forse dallo stesso Adel. Secondo il Counter Extremism Project, al-Adel ed altri 4 miliziani qaedisti vennero rilasciati dall’Iran nel 2015 nel quadro di uno scambio di prigionieri con al-Qaeda nella Penisola Arabica, che aveva catturato un diplomatico iraniano in Yemen nel luglio 2013. Al-Adel è quindi già da tempo nel mirino statunitense e nell’agosto 2018 il Dipartimento di Stato ha aumentato la ricompensa per informazioni utili alla sua cattura raddoppiandola da 5 a 10 milioni di dollari.