a cura di Benedetta Frigerio
  • Finalmente libera

Asia Bibi è a Parigi per la promozione della sua biografia, “Enfin libre”

Asia Bibi, la donna cristiana che per quasi dieci anni è stata rinchiusa nelle carceri del Pakistan, condannata a morte per blasfemia, assolta nell’ottobre del 2018 e costretta pochi mesi dopo a lasciare il suo paese per non incorrere nella vendetta degli estremisti islamici che la volevano morta, si trova a Parigi in questi giorni per la promozione del libro “Enfin libre”, Finalmente libera, la sua biografia scritta dalla giornalista francese Anne-Isabelle Tollet. Dal maggio 2019 vive in Canada dove lei, il marito e due figlie hanno ottenuto lo status di rifugiato. Intervistata dalla Bbc, ha ripercorso i fatti che hanno segnato la sua vita per sempre, a partire dal giorno di giugno del 2009 quando alcune sue compagne di lavoro con le quali aveva avuto una discussione l’hanno denunciata sostenendo che aveva offeso il profeta Maometto e una folla arrabbiata è piombata a casa sua mentre stava raccogliendo della frutta nel frutteto e l’ha prelevata per consegnarla alla polizia. Nei lunghi anni di carcere più volte le è stata offerta la libertà a condizione che abiurasse, racconta, e lei ha sempre rifiutato. Quando tramite suo marito ha saputo che tutto il mondo stava pregando per lei, persino il Papa, né è stata felice e ha confidato che un giorno sarebbe stata liberata. Nel suo libro Asia Bibi racconta di aver temuto più volte per la propria vita mentre era in prigione. Gli altri carcerati volevano che fosse impiccata. Racconta anche di essere stata maltrattata e umiliata dalle guardie carcerarie. Una volta un carceriere le ha messo un collare al collo e lo ha stretto fino a farle mancare il respiro. Il collare era attaccato con una lunga catena alle manette della guardia che la tirava come se fosse un cane. Le autorità pakistane però hanno respinto l'accusa dicendo che l’affermazione che fosse stata torturata non è credibile. Ai giornalisti Asia Bibi ha detto che spera di poter tornare un giorno in Pakistan: “il mio paese mi ha liberata e ne sono fiera. Continuo ad amare il mio paese, lo rispetto e voglio sperare di poterci tornare. Non provo rancore per nessuno, ho perdonato tutti, ho imparato ad avere pazienza”.