• Sanità "OMOFOBA"

Asl nel mirino. Non si è mai abbastanza gay friendly

L’Asl 5 di La Spezia aveva deciso di inserire le persone omosessuali nella lista di soggetti che avrebbero ricevuto per primi il vaccino. Le persone omosessuali erano in buona compagnia: altre 29 categorie sociali tra cui tossicodipendenti e prostitute. Il tutto copiato da un documento del Ministero della Salute. Se era un modo per privilegiare i gay, ha invece sollevato un polverone mediatico, con accuse di discriminazione e omofobia che hanno spinto l'ente ligure a cambiare i parametri.

Vaccini

L’Asl 5 di La Spezia aveva deciso di inserire le persone omosessuali nella lista di soggetti che avrebbero ricevuto per primi il vaccino. Le persone omosessuali erano in buona compagnia: altre 29 categorie sociali erano in pole position, tra cui tossicodipendenti e prostitute.

Alla notizia il Pd Ligure subito insorse: «Una discriminazione di cui la Liguria non si può macchiare». Il Governatore Giovanni Toti gli fece eco e in una nota dichiarò che «stigmatizza e condanna fermamente quanto accaduto. Si ritiene che si tratti di un errore inaccettabile». Dalle parole ai fatti, Toti ha poi ordinato un’indagine interna. Raffaella Paita, deputata di Italia Viva, giocò al rilancio: «Non è uno scherzo ma una vergogna che deve essere subito cancellata. Per capire come questo incredibile episodio sia potuto accadere e chi siano i responsabili, presenterò una interrogazione parlamentare». Insomma, il caso in brevissimo tempo divenne di importanza nazionale.

Anche il Codacons non si tirò indietro e, se non si può sparare sulla Croce Rossa, di certo lo si può fare sull’Asl: «Presenteremo domani un esposto alla magistratura di La Spezia chiedendo di aprire una indagine sulla Asl5 per omofobia e discriminazioni. Il nostro ordinamento, attraverso la Legge Mancino e l'art 604 bis del codice penale, punisce qualsiasi atto di discriminazione. Non c'è dubbio che l'aver inserito gli omosessuali come categoria con comportamenti a rischio sulla base dell'orientamento sessuale e senza alcun fondamento scientifico, rappresenta una grave forma di discriminazione. Chiediamo inoltre che i responsabili dell'errore siano puniti col licenziamento immediato, per la pesante offesa arrecata alla comunità Lgbt».

Il bello o il brutto di questa vicenda sta nel fatto che l’Asl di La Spezia ha fatto solo il copia-incolla di un documento del Ministero della Salute chiamato «Anagrafe Nazionale Vaccini – Specifiche Nazionali» pubblicato nel corrente mese. Di questo documento esistono due versioni pubblicate nel giro di pochi giorni. La prima alla pagina 110 (vedi foto) inseriva tra le «Categorie a rischio» proprio la persona omosessuale insieme al tossicodipendente e alla prostituta perché «soggetto con comportamento a rischio».

Il documento del Ministero «definisce le specifiche tecniche del flusso informativo per l’alimentazione del Sistema Anagrafe Nazionale Vaccini».  Di tutti i vaccini. Quindi non riguarda solo i vaccini anti-Covid, ma anche quelli per molte altre patologie virali. Tra queste vi sono quelle veneree: ovvio allora inserire le persone omosessuali nelle categorie a rischio perché, come è noto, i rapporti omoerotici sono assai rischiosi per la salute, proprio a motivo anche delle patologie virali. Che gli attivisti LGBT se la prendessero con il virus dell’HIV, dell’epatite A, B e del Papillomavirus.

C’è da credere che l’Asl di La Spezia abbia voluto inserire le persone omosessuali tra i soggetti a rischio per privilegiarle e proprio per evitare accuse di discriminazione. Si continua a dire che le persone omosessuali devono essere tutelate nei propri diritti e quando un ente pubblico finalmente fa scavalcare la fila ai gay ecco che monta la protesta. Un esito davvero paradossale.

Ma veniamo al colpo di scena. I media, dopo aver criticato l’Asl spezzina e dopo aver scoperto che è il documento «Anagrafe Nazionale Vaccini» ad essere il vero colpevole, se la prendono pure con questo documento ministeriale perché discriminatorio. La scoperta viene resa nota soprattutto nella giornata di ieri. Ed ecco la magia: dopo poche ore il Ministero della Salute mette mano al documento incriminato e non parla più esplicitamente di persona omosessuale come soggetto a rischio, ma implicitamente lo intruppa nella generica espressione «Soggetto con comportamenti sessuali a rischio». E dunque sempre alla pagina 110 del medesimo documento la vecchia frase «Soggetto con comportamenti a rischio (tossicodipendente, soggetto dedito alla prostituzione, omosessuale)» è stata sostituita, nella nuova versione del medesimo documento, con la seguente, più politicamente corretta: «Soggetto con comportamenti sessuali a rischio o tossicodipendente».

Il Ministro Roberto Speranza scese subito in campo rassicurando che avrebbe modificato il documento «omofobo»: «Per il Ministero della Salute sono solo i comportamenti a determinare il rischio, non certo l’orientamento sessuale delle persone. Il modulo interno della Asl 5 di La Spezia riporta erroneamente, come chiarito dalla stessa Asl, un vecchio documento usato per le donazioni di sangue. La riproposizione in documenti ministeriali di vecchie e superate formulazioni verrà immediatamente corretta». Due note. L’inserimento delle persone omosessuali tra le categorie a rischio comparirà anche (e a ragione) in un vecchio documento per la donazione del sangue, ma compariva anche nella prima versione del documento del febbraio di quest’anno dal titolo «Anagrafe Nazionale Vaccini». In secondo luogo, vero è che è il rapporto sessuale anale ad essere ad alto rischio – e tale pratica non è appannaggio solo delle persone omosessuali maschili – ma è anche vero che le persone omosessuali maschili fanno sesso anale e dunque è corretto inserirle in categorie a rischio. In altri termini, se è vero che certe condotte sessuali sono rischiose è altrettanto vero che l’orientamento omosessuale maschile porti a scegliere tali condotte e questo fa sì che chi abbia un orientamento omosessuale sia più esposto a particolari rischi per la sua salute.

Detto ciò, il succo del discorso è questo: a causa della spinta massmediatica che gridava allo scandalo perché il Ministero della Salute sarebbe stato «omofobo», ecco che le persone omosessuali possono avere comportamenti sessuali a rischio al pari delle persone eterosessuali. Con colpo di sbianchetto si è cancellata una evidenza scientifica in ossequio al gaiamente corretto. Val più il conformismo che la salute dei cittadini. Qual è la morale di tutta questa storia? Non si è mai abbastanza gay friendly.