• DISEGNO DI LEGGE

Ateismo di stato, l'ultima trovata grillina

Ben ventisette senatori 5Stelle hanno firmato un disegno di legge costituzionale per modificare l'articolo 1 della Costituzione in modo da introdurre il principio di laicità. In realtà la relazione introduttiva dimostra che non di laicità si tratta ma di laicismo: cancellazione della storia del nostro paese e dell'Occidente, e riduzione della religione a mero fatto privato. Un ulteriore attacco alla civiltà cristiana, una deriva in stile sovietico. La storia ha già dimostrato cosa accade quando si pensa di eliminare la religione cristiana: il Terrore della Rivoluzione francese, il nazismo, il comunismo....

Il Senato

Dall’esecutivo più sinistro e laicista della storia repubblicana, come il governo Conte bis, ci si può aspettare di tutto. Magari anche che avalli l’ultima boutade di alcuni parlamentari del Movimento Cinque Stelle. Porta il n. 1828, infatti, il disegno di legge costituzionale recentemente depositato da ben ventisette senatori grillini, tra i quali non mancano nomi di peso come il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Barbara Lezzi, o il noto esponente pentastellato Elio Lannutti.

Questi autorevoli esponenti del Movimento Cinque Stelle si propongono nientepopodimeno che di modificare l’art. 1 della Costituzione italiana, aggiungendo la parola "laica" alla definizione dell'Italia come "repubblica democratica". L’obiettivo è quello di rendere la stessa Costituzione ancora più “sovietica” di quanto già non risulti essere. Si tratta, in sostanza, di introdurre il principio dell’ateismo di Stato, seguendo il modello della Costituzione albanese del 1978.

 Il pretesto è quello di rivendicare il solito principio di laicità. Non a caso il titolo del disegno di legge è proprio «Introduzione nell’articolo 1 della Costituzione del principio di laicità della Repubblica». Per comprendere, però, cosa effettivamente intendano per “laicità” i senatori proponenti, basta dare un’occhiata alla relazione introduttiva del DDL. Si legge, infatti, che «nell’ottica dell’individuo, il supremo principio di laicità comporta la pari dignità e tutela degli orientamenti personali, ivi compresi quelli orientati all’ateismo».
Nella nostra Carta costituzionale mancherebbe, quindi, per i senatori grillini, «una chiara ed espressa previsione del “principio di laicità” come, al contrario, avviene in altri Stati (si pensi all’articolo 1 della Costituzione francese), che si professano apertamente “laici”».

Ora, a parte il riconoscimento di una posizione sostanzialmente atea da parte dello Stato, il progetto di legge costituzionale vorrebbe, in realtà, relegare il fenomeno religioso all’ambito della privata coscienza individuale senza riconoscere ad esso alcuna valenza culturale. Tollerare tutte le religioni significa disprezzarle tutte e non comprendere l’apporto fondamentale ed essenziale che esse possono dare all’identità di un popolo. Il disegno di legge dei nostri senatori pentastellati presuppone, sempre secondo quanto emerge dalla relazione illustrativa, un «pluralismo confessionale, che impone ormai la pari protezione della coscienza di ciascuna persona che si riconosce in una fede, quale che sia la confessione religiosa di appartenenza», l’assoluto «divieto di discriminazione fra i culti, fondato sul maggiore o minore numero degli appartenenti alle differenti confessioni religiose», nonché «l’equidistanza e l’imparzialità della legislazione rispetto a tutte le confessioni religiose».

In pratica, cristianesimo e islam, per esempio, dovrebbero essere trattati e considerati alla stessa stregua. Questo, però, significa non solo disconoscere il ruolo culturale, sociale, antropologico, filosofico, artistico, letterario, religioso, giuridico, etico-morale che lo stesso cristianesimo ha rappresentato per la civiltà occidentale, ma anche negare la propria identità. I senatori grillini dovrebbero leggere il celeberrimo saggio intitolato Perché non possiamo non dirci cristiani, scritto da un autentico laico e liberale come Benedetto Croce.

Ancora una volta i senatori grillini cadono nell’errore di non saper distinguere tra laicità e laicismo. Infatti, non è laico ma laicista uno Stato che pretenda di escludere Dio da ogni ambito della vita sociale presentandolo come antagonista all'uomo, e che voglia negare alla religione ogni forma di rilevanza politica e culturale. La religione, e in particolare il cristianesimo nel nostro Paese, non è per i legislatori un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico della nazione.
Non basta garantire la libertà religiosa e l’esercizio del culto. Lo stato deve anche dare la giusta considerazione alla dimensione pubblica della religione e quindi alla possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale.

Del resto, è sempre un grave errore pensare di eliminare la religione cristiana dall’ambito pubblico. Basta dare un’occhiata a quello che è capitato nella storia ogniqualvolta il Potere ha deciso di sperimentare questo tentativo. Prendiamo per esempio la società dominata dal Terrore della Rivoluzione Francese, o la società sotto il regime nazionalsocialista del Terzo Reich, o la società comunista dell’ex Unione Sovietica. In tutte quelle società in cui Cristo è stato messo al bando la situazione dell’uomo è migliorata o peggiorata? La risposta mi pare ovvia. La fede cristiana, in realtà, rappresenta il “minimo sindacale” per garantire un’autentica dignità e libertà all’essere umano. Conviene anche agli atei, agli agnostici e a coloro che non condividono valori religiosi.

La migliore risposta al progetto di legge dei senatori grillini l’ha data indirettamente  l’Arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi con queste parole: «Quando la politica vuole impedire la presenza pubblica della religione essa compie un atto assoluto e irrazionale di volontà e si qualifica come puro potere», e questo può accadere «sia nelle forme giacobine o neogiacobine di lotta alla religione cristiana, sia nelle forme nichiliste dell’indifferenza delle società sazie e secolarizzate».

In ogni caso non si tratta mai di “neutralità” ma di un’assoluta controproposta. Spiega, infatti, ancora Crepaldi che la laicità come neutralità non esiste, perché la ragione politica che pretende di essere neutrale finisce con assumere violente connotazioni ideologiche antireligiose e, di conseguenza, anche di corrosione della ragione politica stessa, perché i due processi nascono e muoiono insieme: la fede e la ragione vivono o muoiono insieme. Il tentativo, da parte della politica, di eliminare la fede religiosa, di fatto censura anche la domanda sul proprio fondamento e sul proprio senso, finendo per far perdere di vista le ragioni della comune convivenza. Cittadini che non sanno più perché stanno insieme sono politicamente deboli ed esposti a tutte le tentazioni politiche.

Non conviene mai ad uno Stato autenticamente laico e non laicista brandire l’arma della laïcité al fine di estromettere dall’ambito politico la religione per un mero pregiudizio ideologico. La supponenza laicista vorrebbe relegare la fede cristiana nell’ambito della sottocultura ma, così facendo, non si rende conto che invece di apparire neutrale diventa essa stessa religione. E, per di più, una religione intollerante, fanatica e violenta.