• LIBERTÀ IN PERICOLO

Attacco globale all’obiezione di coscienza

La Svezia nega il lavoro a due ostetriche cristiane solo perché si rifiutano di partecipare agli aborti. E la Cedu rigetta come inammissibile il loro ricorso. In Argentina confermata la condanna al medico che ha salvato un bambino dall’aborto. Sono gli ultimi attacchi alla libertà religiosa e di coscienza, figli di un’ideologia che inculca false libertà negando quelle vere.

Dall’Europa al Sudamerica continuano gli attacchi all’obiezione di coscienza. Iniziamo dal Vecchio Continente, dove la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha negato la richiesta di considerare il caso di due ostetriche che si erano rivolte ai giudici di Strasburgo dopo che era stato loro impedito di esercitare la professione in Svezia a motivo del rifiuto di praticare aborti. Rifiuto a sua volta fondato sulla fede cristiana di entrambe, che tuttavia non è tutelata dalla legge svedese. Le norme dello Stato scandinavo prevedono infatti che i medici, le ostetriche e tutti gli operatori sanitari non possano rifiutarsi di partecipare a un aborto.

Il caso giudiziario delle due donne, Ellinor Grimmark e Linda Steen, si è trascinato per anni. Ognuna delle due si era vista rifiutare un lavoro da più cliniche solo perché obiettrici di coscienza e da lì ne era nata una battaglia legale davanti ai tribunali svedesi, che avevano dato torto alle ostetriche.

La loro causa è quindi appunto arrivata davanti alla Cedu, che il 12 marzo ha pubblicato una breve decisione scritta giudicando il loro ricorso inammissibile. La Corte di Strasburgo ha dovuto ammettere che c’è stata «un’interferenza» con il diritto alla libertà di religione riconosciuto dall’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – di cui la Svezia è firmataria – ma ha aggiunto che tale interferenza è «proporzionata e giustificata nell’ottica di raggiungere un obiettivo legittimo», che sarebbe l’aborto.

Insomma: di fronte ai “nuovi diritti”, inclusa la soppressione dei bambini nel grembo materno, la Convenzione si rivela carta straccia ed è paradossale che ad avallare questa linea sia proprio l’organismo, la Cedu, che dovrebbe garantirne l’osservanza.

L’Alliance Defending Freedom, il gruppo per la libertà religiosa che ha difeso le due ostetriche, ha manifestato delusione e argomentato che «i professionisti sanitari dovrebbero essere in grado di lavorare senza essere costretti a scegliere tra le loro convinzioni profonde e le loro carriere». Come aveva spiegato anni fa la Grimmark, «io ho scelto di diventare un’ostetrica perché volevo aiutare a portare la vita in questo mondo. Non riesco a capire perché il governo svedese rifiuta di accogliere le mie convinzioni di coscienza. Ora lavoro in Norvegia dove la mia coscienza è rispettata, ma nessuno sa spiegare perché la Svezia non possa fare lo stesso». Neanche la penuria di ostetriche ha convinto in questi anni la Svezia a riconoscere la libertà negata e, anzi, il parlamento e il governo hanno preso posizione contro la risoluzione 1763 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce), che nel 2010 aveva riaffermato il diritto all’obiezione di coscienza nella pratica medica.

L’altro caso recente di violazione della (retta) coscienza viene dall’Argentina, dove il dottor Leandro Rodriguez Lastra si è visto rigettare l’appello contro la condanna subita in primo grado. Lastra, già noto ai lettori della Nuova Bussola, aveva rifiutato di praticare un aborto legale su una ragazza di 19 anni alla ventitreesima settimana di gravidanza, che si era presentata in ospedale affermando di aver subito uno stupro e di aver ricevuto, da un’organizzazione femminista (La Revuelta), una compressa abortiva a base di misoprostolo. Il medico, temendo un’infezione, aveva somministrato alla giovane un farmaco anti-contrazioni e l’aveva convinta a proseguire la gravidanza: era quindi venuto alla luce un bambino, dato in adozione. Saputo del caso, la politica e militante abortista Marta Milesi aveva denunciato Lastra.

Mercoledì 11 marzo i giudici d’appello, con un voto di 2-1, hanno confermato la condanna per il medico: 14 mesi di prigione, con la sospensiva, e 28 mesi di sospensione da ogni pubblico impiego. Miguel Angel Cardella, uno dei due giudici che ha condannato Lastra, ha scritto che il dottor Lastra non ha rispettato la «personale autonomia» della donna e ha esercitato su di lei addirittura «violenza ostetrica e di genere». Il tutto condito da tante parole vetero-sessantottine. Lastra aveva tentato invano di ricusare il giudice Cardella, di cui era già nota la posizione abortista. Altrettanto radicale il giudizio di Maria Rita Custet Llambí, che ha accusato il dottor Lastra di avere «una visione patriarcale» e di aver violato i «diritti riproduttivi». Tanta infamia per aver salvato la vita di un bambino che oggi ha due anni e, forse, anche della madre, impedendole di compiere un male tremendo?

Il medico farà ricorso alla Corte Suprema della provincia del Rio Negro e il suo avvocato, Damián Torres, si è detto fiducioso perché le motivazioni date dai due giudici colpevolisti sono «una mera espressione ideologica».

Purtroppo, è proprio questo il problema. L’attacco all’obiezione di coscienza va avanti ormai da decenni in ogni angolo dell’Occidente, Italia compresa, perché si è diffusa un’ideologia accanitamente ostile alla vita in nome dell’autodeterminazione assoluta. È un’ideologia che reclama diritti (qui di uccidere) senza curarsi del fatto che ciò significa pervertire, tra l’altro, le vocazioni di ostetriche e medici – far nascere e salvare vite umane – e delle madri che quelle vite le custodiscono dentro di sé. Perciò non sorprende che giudici della Cedu, non pochi dei quali aventi legami con Soros, neghino la libertà religiosa e di coscienza che dovrebbero difendere né che altrettanto si faccia in sede di altri organi sovranazionali, come l’Onu. Quindi, non si tratta certo solo di Argentina e Svezia, bensì di una nuova religione mondiale fondamentalmente atea, che inculca false libertà per togliere quelle vere. Allontanando l’uomo da Colui che nella coscienza gli parla.