• LA LETTERA

Auguri e grazie a Benedetto XVI per la difesa del celibato

Il papa emerito, che il 16 aprile ha compiuto 94 anni, con il suo contributo a “Dal profondo del nostro cuore” «ha condiviso con noi sacerdoti, in balia delle turbolenze ecclesiali e del mondo, pensieri di luce e consolazione, e ravvivato la luce, la gioia e la speranza che sgorgano dal Cuore di Cristo». Ci scrive un parroco.

Egregio Direttore,

chiedo ospitalità al suo giornale, per inviare, a mo’ di lettera aperta, saluti e auguri cordiali a Benedetto XVI. Spero che non sia troppo tardi, ma mi sento in dovere di esprimere ammirazione e gratitudine per quello che ritengo essere stato un grande dono di Benedetto XVI quando ha voluto offrire, con il cardinal Robert Sarah, “in omaggio, ai sacerdoti del mondo intero” la pubblicazione di Des profondeurs de non coeurs (“Dal profondo del nostro cuore”). Egli, così attento alle problematiche e alle difficoltà dell’uomo contemporaneo, ha voluto condividere con noi sacerdoti, in balia delle turbolenze ecclesiali e anche del mondo, “pensieri di pace e non di afflizione”, di luce e di consolazione, per ravvivare nei chiamati ed eletti di Dio la luce, la gioia e la speranza che sgorgano dal Cuore di Cristo che ci ama rafforzandoci con il santo Spirito mentre fatichiamo nel campo di Dio, la santa Chiesa.

Tanti sono coloro che si dichiarano nostri nemici. Arroccati dentro i fortini delle loro ideologie, amano “giocare” al tiro al bersaglio, i laici cattolici e i sacri ministri della Chiesa.

Ma noi non siamo nemici di nessuno; siamo semplicemente degli uomini liberi, seguaci di quel Gesù che ci ha ammaestrati per farci conoscere la verità e che la verità ci fa liberi. Grazie papa Benedetto! Con sollecitudine sei venuto in soccorso ai tuoi cari fratelli e le tue care sorelle, in balia delle agitate vicende della storia contemporanea.

Ci hai dato una mano con la maestria tipica del discepolo e dello scriba che, edotto dalla Parola di Dio, tira fuori dal tesoro dell’Antico Testamento e degli insegnamenti di Gesù quelle cose vecchie e nuove necessarie alla realizzazione del piano di Dio per il suo Regno.

Nei testi della Santa Scrittura «se révèle l’unité profonde entre le deux Testaments à travers le passage du Temple de pierre au temple qu’est le corps du Christ… Cette unité relève d’un progrès qui montre combien l’intention profonde des paroles iniziales s’accomplit précisément par le passage de la “lettre” a l’Esprit».

Lo Spirito, invocato nella preghiera avvalorata dal silenzio del monastero, ha spinto “l’umile servitore della Vigna del Signore” ad offrire a me, e a tutti i sacerdoti del mondo, riflessioni profonde simili ad acqua zampillante dal suo cuore di padre. Non per niente si chiama Giuseppe! Sono state un vero dono per coltivare una fede secondo il credo della Chiesa. La gratitudine ci spinge a ricambiare il dono con la preghiera per chi ci ha ricordato la bellezza del sacerdozio. Lo faremo senz’altro!

Un cordialissimo abbraccio nel Signore a chi, come già il Maestro, con le sue parole ancora una volta ci ha esortati: “Duc in altum”.

Caro Benedetto, con il tuo incoraggiamento vogliamo riprendere il largo! Ci siamo sentiti illuminati in un frangente oscuro della storia umana mentre i marosi del male vorrebbero affondarci per farci perire. Abbiamo udito ancora una volta le parole di Gesù: “Dov’è la vostra fede?”.   

Don Angelo Pavan, parroco di san Vincenzo de’ Paoli in Oderzo, 22 aprile 2021