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Bassetti e l'Eucaristia, un punto di non ritorno

Dal letto di ospedale il presidente della Cei lancia un messaggio che non lascia via di scampo: "In questo periodo così difficile l'Eucaristia sia al centro di tutto. Perché solo l'Eucaristia è la strada per la salvezza del mondo e per la vita del mondo". Parole che raccontano la personale vicenda di sofferenza e di grazia del cardinal Bassetti, gravemente colpito dal virus. Ma che, allo stesso tempo, segnano un vero cambio di passo della Chiesa per affrontare le dure prove di questo tempo, a partire dal Covid.

“Non c’è situazione umana a cui non possa essere ricondotta l’Eucarestia”. “L’Eucarestia è pro mundi salute, ovvero per la salvezza del mondo, e pro mundi vita, per la vita del mondo”. Perciò, “l’Eucarestia, soprattutto in questo periodo così difficile, non può essere lasciata ai margini delle nostre esistenze ma dev’essere rimessa, con ancora più forza, al centro della vita dei cristiani”.

Le parole che il cardinal Gualtiero Bassetti, dal suo letto di ospedale, ha sentito l’urgenza di scrivere in una lettera a tutto il popolo di Dio, non descrivono solo la toccante vicenda personale del presidente della Cei, ricoverato in gravi condizioni di salute, ma tracciano con estrema chiarezza la strada che la Chiesa deve percorrere per affrontare le drammatiche prove di questo tempo, a partire dalla seconda ondata di Coronavirus.

Un cambio di passo che ha dell’incredibile, se si considera che l’Eucaristia è stata esattamente la grande assente in tutta la prima fase della pandemia, quando la Cei e il governo hanno vietato le Sante Messe al popolo, ma allo stesso tempo è un cambio di passo perfettamente coerente con la logica di Dio. Andiamo con ordine.

EUCARISTIA, CENTRO DELL’UNIVERSO”

Tutto ha inizio a fine ottobre quando il presidente della Cei, dopo qualche giorno di cure domiciliari, viene ricoverato in ospedale in quanto positivo al tampone del Coronavirus. Da qui le sue condizioni di salute iniziano a peggiorare, sino a che, il 3 novembre, il cardinale viene spostato in Terapia intensiva 2, a seguito di una sensibile variazione del quadro clinico, aggravatosi ulteriormente nella giornata di ieri.

Una situazione che, comprensibilmente, ha gettato in apprensione un po’ tutta la Chiesa italiana, ma non il diretto interessato, il quale proprio in questa malattia ha riconosciuto la mano della Provvidenza e il volto della misericorida di Dio su di lui.

“Da quando sono in isolamento per la positività al Covid19 - scrive Bassetti - ho la possibilità di comunicarmi ogni giorno nella mia camera, avendo portato una piccola pisside vicino alla porta della stanza. Era necessaria questa esperienza di malattia per rendermi conto di quanto siano vere le parole dell’Apocalisse in cui Gesù dice all’angelo della Chiesa di Laodicèa: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20)”.

“Era necessaria questa esperienza di malattia”, dice il vescovo di Perugia, proprio a sottolineare il cammino di fede che la sofferenza gli sta facendo percorrere e che lo sta avvicinando, in un modo tutto particolare, all’amore di Gesù Eucaristia.

E infatti, continua il cardinale nella lettera: “Quel pane consacrato trascende dallo stesso altare, abbraccia tutto l’universo e stringe a sé tutti i problemi dell’umanità, perché il corpo di Gesù è strettamente unito al corpo mistico che è tutta la Chiesa. Non c’è situazione umana a cui non possa essere ricondotta l’Eucarestia”.

Non può essere un caso che proprio nei giorni scorsi, presso il letto di ospedale del cardinal Bassetti e per sua stessa volontà, sia stata portata una reliquia di Carlo Acutis, il giovane che ha fatto dell’Eucaristia l’amore della sua vita e il centro della sua santità. Ed è commovente sapere che è proprio il Beato Acutis che il presidente della Cei sta invocando con particolar fervore in questi giorni di grande sofferenza. A dimostrazione che è nel sangue dei santi bambini che la Chiesa verrà completamente rinnovata a salvezza.

UN PUNTO DI NON RITORNO

Il presidente dei vescovi italiani, però, non si è limitato a proclamare il suo amore per Gesù Eucaristia, riacceso come un fuoco dal dono della sofferenza, ma ha indicato nella stessa Eucaristia la strada per uscire da ogni prova materiale e spirituale, per la Chiesa e per il mondo: “Anche le vicende drammatiche che stiamo vivendo in questi giorni in Italia - scrive Bassetti - come l’aumento della diffusione dell’epidemia, la grave crisi economica per molti lavoratori e per tante imprese, l’incertezza per i nostri giovani della scuola - non sono al di fuori della Santissima Eucarestia. (…) Non c’è consolazione, non c’è conforto, non c’è assenza di lacrime che non abbia il suo riferimento a Gesù Eucarestia. (...) L’Eucarestia non è soltanto il Sacramento in cui Cristo si riceve - l’anima è piena di grazia e a noi è dato il pegno della gloria futura - ma è l’anima del mondo ed è il fulcro in cui converge tutto l’universo".

Ebbene, se si pensa alle migliaia di persone che durante la prima fase della pandemia sono morte senza la possibilità di ricevere il Viatico per la vita eterna e se si pensa a tutti i fedeli che, con grave danno, sono stati privati del Corpo di Cristo, le parole del presidente della Cei possono scandalizzare. A meno che non si accetti di ascoltarle secondo la logica di Dio, il quale nel suo imperscrutabile piano di salvezza del mondo, è capace di stravolgere l’universo pur di conquistare un singolo cuore e regnarvi per sempre. Allora diventa profondamente commovente vedere l’amore misericordioso e ardente di Dio che usa di tutto, persino la sofferenza, il peccato e la morte, a vantaggio di ogni uomo che desidera la salvezza. 

Così testimonia il cardinal Bassetti, a partire da sé: “Vorrei che in questo periodo di così grave sofferenza non sentissimo la croce come un peso insopportabile ma come una croce gloriosa. Perché la Sua dolce presenza e la Sua carezza nell’Eucarestia fanno sì che le braccia della croce diventino due ali, come diceva don Tonino Bello, che ci portano a Gesù".

"Ritengo infatti, come scriveva Paolo, «che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi». Con «impazienza» noi aspettiamo di contemplare il volto di Dio poiché «nella speranza noi siamo stati salvati» (Rom 8, 18.24). Pertanto, è assolutamente necessario sperare contro ogni speranza, «Spes contra spem». Perché, come ha scritto Charles Péguy, la Speranza è una bambina «irriducibile». Rispetto alla Fede che «è una sposa fedele» e alla Carità che «è una Madre», la Speranza sembra, in prima battuta, che non valga nulla. E invece è esattamente il contrario: sarà proprio la Speranza, scrive Péguy, «che è venuta al mondo il giorno di Natale» e che «portando le altre, traverserà i mondi»".


La redazione della Nuova Bussola Quotidiana rivolge i più sentiti auguri di pronta guarigione al Card. Gualtiero Bassetti, assicurandoGli le sue preghiere.