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Cita la Bibbia, arrestato a 71 anni. Per una norma alla Zan

Londra: John Sherwood, pastore evangelico, predica in strada l’insegnamento cristiano su matrimonio e famiglia, citando la Genesi. Dei passanti lo segnalano per “omofobia” e la polizia lo arresta in malo modo, sulla base di una norma generica. Rilasciato 21 ore dopo, rischia una causa penale per aver detto cose normali. Un esempio di quel che potrà succedere da noi approvando il Ddl Zan.

È bastata la contrarietà di pochi passanti, con motivazioni insussistenti sul piano giuridico e del semplice buonsenso, per far finire in stato di arresto - per 21 ore - un pastore evangelico di 71 anni. La sua colpa? Aver parlato in pubblico dell’insegnamento cristiano sul matrimonio e la famiglia, basandosi sulle Sacre Scritture. La scena del ‘crimine’ si è consumata venerdì 23 aprile a Londra, verso l’ora di pranzo, vicino alla fermata della metro di Uxbridge.

John Sherwood - questo il nome del pastore, sposato e con due figli - si era soffermato su un paio di versetti del primo capitolo della Genesi (Gn 1,27-28), dove l’autore sacro afferma che Dio ha creato l’uomo a Sua immagine («Maschio e femmina li creò»), benedicendo l’unione tra l’uomo e la donna con le parole: «Siate fecondi e moltiplicatevi». Poco dopo degli agenti si sono avvicinati a lui riferendogli di aver ricevuto tre lamentele circa la sua predicazione. Sherwood ha risposto educatamente alla polizia, spiegando loro le basi bibliche del suo insegnamento e ricordando l’esistenza della libertà d’espressione. A quel punto ha ripreso a predicare e richiamato il fatto che la libertà di parola in Inghilterra ha radici antiche (la Magna Carta del 1215 e il Bill of Rights del 1689).

Ma la relativa quiete è durata poco, perché prima un sedicente bisessuale e poi una lesbica hanno urlato definendo «omofobo» e «discorso d’odio» l’insegnamento di Sherwood. La polizia ha annotato una dichiarazione della donna e per il pastore sono ricominciati i problemi, seri, come documenta un video di poco più di un minuto.

Gli agenti si sono riavvicinati a lui, gli hanno comunicato di essere in arresto, sottratto la Bibbia che teneva in mano, fatto scendere a forza dalla scaletta che usava a mo’ di palchetto, strattonato e infine ammanettato. Il tutto mentre si sentono un paio di donne gridare: «Questo è un Paese cristiano».

L’arresto di Sherwood è stato compiuto, secondo il resoconto della polizia, sulla base della Sezione 5 del Public Order Act (Legge sull’ordine pubblico), per aver causato «allarme e angoscia». In quei secondi concitati «ho subito qualche ferita al polso e al gomito. Credo di essere stato trattato in modo vergognoso», ha spiegato l’uomo, certo di non aver fatto nulla di male. «Stavo solo definendo il matrimonio come una relazione tra un uomo e una donna. Dicevo solo quello che dice la Bibbia, non volevo ferire né offendere nessuno». Sherwood ha trascorso l’intera notte tra il 23 e il 24 aprile in un centro di detenzione della polizia nei pressi dell’aeroporto di Heathrow. Durante l’interrogatorio, gli è stato chiesto perfino che cosa farebbe se sapesse di avere dei “figli gay”. «La domanda era irrilevante per l’accusa contro di me. Ho detto che cercherei di portarli a Cristo, ma ovviamente li avrei amati in ogni caso», ha spiegato il pastore.

Verso mezzogiorno di sabato è avvenuto il suo rilascio, senza cauzione, ma intanto il suo fascicolo è stato passato al Crown Prosecution Service, un ente pubblico che consiglia la polizia sui casi che possono essere perseguiti penalmente. Dunque, i guai per il settantunenne Sherwood, che è anche nonno, potrebbero non essere finiti. Del caso si è interessato il Christian Legal Centre, che attraverso l’amministratore delegato Andrea Williams ha dichiarato che «le leggi per proteggere la libertà di predicare in pubblico sono molto forti», ma si sta diffondendo tra gli agenti la pratica dell’arresto facile, al primo indizio di offesa, «a causa della prevalente cancel culture. Il Christian Legal Centre ha difeso dozzine di predicatori cristiani in oltre un decennio e ha una percentuale di successo del 100% sul tema». Già, ma con il mutato clima culturale e la progressione dei nuovi diritti, c’è da temere che anche casi come quello di Sherwood possano finire con sanzioni penali per i cristiani. E il solo fatto che si venga messi a tacere, e arrestati, per aver citato rettamente la Bibbia è inquietante.

Sarà stata l’ignoranza delle leggi, la partigianeria o la mera sudditanza al politicamente corretto, ma fatto sta che un anziano innocente è stato trattato in modo barbaro. È degno di nota quanto racconta Peter Simpson, un pastore metodista che accompagnava l’amico Sherwood e che aveva predicato prima di lui. A Simpson un poliziotto avrebbe detto che non c’è la libertà di trattare in pubblico questioni che possano offendere qualcuno. Al che il metodista ha replicato con un paragone che mette a nudo il cortocircuito dell’odierna cultura della ‘tolleranza’: «Ho risposto che la polizia non avrebbe avuto alcuna obiezione a una parata del gay pride a Uxbridge», malgrado il contenuto «altamente offensivo per i cristiani» che contraddistingue questo genere di manifestazioni.

Tirando le somme: con una frequenza che va via via crescendo, è facile constatare che la verità sulla natura dell’uomo - seppur detta con carità - non si può più annunciare liberamente; mentre il suo opposto, la menzogna - anche se detta con l’intenzione precisa di offendere - gode di un generale lasciapassare. È da anni che nel mondo cristiano e pro-famiglia si avverte che la Bibbia sarebbe finita fuorilegge: sta succedendo.

Il caso londinese, che segue a stretto giro la vicenda di Maya Forstater (vedi qui e qui), dimostra ancora una volta che i cosiddetti «nuovi diritti» non sono affatto una semplice estensione di garanzie a favore di un maggior numero di persone, ma rappresentano una compressione dei diritti già esistenti, come la libertà di essere e agire da cristiani nella sfera pubblica, o anche la libertà di quei non credenti che riconoscono una o più verità fondate sulla legge naturale.

Qui è bastata una norma assolutamente generica per far sì che la libertà di dire cose normalissime venisse messa in manette… La genericità normativa e le premesse culturali che hanno portato a questo ennesimo oltraggio sono le stesse che caratterizzano il Ddl Zan, fresco di calendarizzazione al Senato. Anche senza di esso, nel nostro Paese, vengono già inscenati processi da parte di media (vedi, per esempio, il salotto Tv della D’Urso) o politici (vedi Lizzano) perché laici o sacerdoti ricordano cosa insegna il Catechismo sull’omosessualità e invitano a pregare. Figuriamoci quale stretta liberticida verrà esercitata se il Ddl Zan diventerà legge.