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Contro la povertà, Fernandez chiede aiuto ai preti

Il presidente Fernandez chiede aiuto ai “Curas de villeros” di Buenos Aires, i sacerdoti che si prendono cura dei poveri, per capire il disagio sociale e intervenire adeguatamente contro la povertà. E sono gli stessi preti che hanno preso una posizione molto forte contro l'aborto, che lo stesso Fernandez sostiene.

Il progressista abortista Fernandez ricorre ai poveri parroci delle favelas di Buenos Aires per capire il disagio sociale e conta su di loro per alleviare le sofferenze dei più poveri e deboli. L’incontro convocato dal Presidente Fernandez lo scorso 25 marzo ed il seguito dei colloqui potrebbe segnare una svolta più generale? Facciamo un  passo indietro.

I “Curas de villeros” della grande regione di Buenos Aires, veri servitori degli ultimi, dei poveri e dei derelitti delle favelas della capitale argentina, con la veste lacerata dalla polvere, per dirla con Papa Francesco, nelle scorse settimane avevano per l’ennesima volta presentato un proprio documento durissimo e chiarissimo contro l’aborto e a favore della maternità, dopo aver presentato le loro posizioni lo scorso anno durante le discussioni parlamentari. Lo scorso 13 Marzo, dopo la decisione di Fernandez di accelerare la discussione e approvazione della liberalizzazione dell’aborto (poi sospesa per la pandemia), i “Curas de Villeros” avevano presentato un appello urgente e fermo contro l’aborto e la promessa di legalizzarlo da parte di Fernandez. Il testo, intitolato "Prendersi cura della vita, costruiamo i nostri quartieri: alcune considerazioni sul dramma dell'aborto", era stato presentato nella parrocchia di Caacupé, un quartiere di Buenos Aires a Barracas. «Vogliamo ancora una volta sottolineare l'impegno e l'apprezzamento della vita delle donne povere». In questo senso, sottolineano che «le donne dei nostri quartieri sono profondamente progressiste; non si lasciano sedurre dall'individualismo e assumono i valori della comunità nelle loro decisioni. Quando una donna umile dei nostri quartieri fa la prima ecografia, non dice “vado a vedere in che stato è l'embrione o questo mucchio di cellule” , ma dice “vado a vedere come sta mio figlio”. Quanto solida può essere la difesa di una vita umana se una legge può definire quando può essere eliminata o meno?».

I sacerdoti dei quartieri poveri dell'area metropolitana, dopo l’invito ricevuto, hanno informato il presidente Alberto Fernández che la pace sociale dipenderà seriamente dal rafforzamento dell'aiuto alimentare, ma anche economico. Lo hanno fatto durante un pranzo di circa due ore che ha condiviso con il presidente nella residenza presidenziale di Olivos. Non hanno taciuto nulla, nemmeno la loro ferma convinzione che l’aborto sia un omicidio inaccettabile e che la dignità umana inizi dal concepimento e termini con la morte naturale, anzi hanno ancora una volta ribadito che la loro missione e azione dipende dalla verità del Vangelo e dalla convinzione profonda di queste evidenze umane, oltreché che princìpi non negoziabili.

La situazione nei villaggi della regione di Buenos Aires, a seguito della quarantena nazionale dovuta all'avanzamento del coronavirus,  è una delle questioni che maggiormente preoccupano il Presidente Fernandez. Per questo motivo, ha deciso di convocare una delegazione di sacerdoti che sono in missione nelle favelas e nei quartieri più poveri dell’ampio tessuto urbano della capitale, i “curas de villeros”. Il loro impegno era già salito alle cronache nazionali ed internazionali lo scorso anno, quando erano stato ascoltati dal Parlamento ed avevano espresso con forza e chiarezza la loro assoluta contrarietà ad ogni legalizzazione dell’aborto. «Gli abbiamo detto che la pace sociale ha molto a che fare con l'aiuto fornito», ha dichiarato al Clarin uno dei parroci più attivi, il padre Pepe Di Paola, che lavora in una parrocchia situata in un enorme insediamento di José León Suárez, nel nord-ovest della Grande Buenos Aires.

Il padre De Paola ha affermato che il dialogo è stato "molto cordiale e rigoroso", durante il quale sono state analizzate "le difficoltà" negli insediamenti e le "modalità di soluzione". Inoltre, ha spiegato che i sacerdoti lo hanno esposto a tutto ciò che stanno facendo di fronte alla crisi sanitaria, come ad esempio la fornitura di letti nelle loro strutture per gli abitanti dei villaggi più anziani, che sono i più vulnerabili. Da parte sua, il padre Nicolás Angelotti, parroco dei quartieri di Puerta de Hierro e San Petersburgo e il 17 marzo bis, a La Matanza, aveva avvisato prima dell’incontro con il Presidente Fernandez che «se ci sono persone affamate nei nostri quartieri, queste vanno al lavoro senza curarsi di quanto si espongano e espongano tutti al coronavirus». La necessità di sfamarsi e sfamare i propri cari è la prima urgente necessità dei poveri. «Nei nostri quartieri, il problema sociale è unito al problema della salute, devono essere risolti di pari passo. Se non si risolve il problema sociale, non saremo in grado di prenderci cura della salute», ha sottolineato. E ha ricordato che «stiamo ricevendo un numero di nonni negli spazi comuni che abbiamo allestito come ospedale da campo». Questa è la Chiesa-Ospedale da campo reale, di cui spesso ha parlato Papa Francesco, nessun cedimento né ambiguità sui principi non negoziabili e servizio totale ai deboli e poveri.

In pochi giorni il coronavirus ha trasformato le cappelle e le scuole parrocchiali in mense o rifugi per gli anziani. «È l'alternativa che offriamo ai nonni che vivono affollati» nelle loro case, dice un sacerdote del villaggio che lavora nella Grande Buenos Aires. «Per quanto riguarda i nonni, cerchiamo di assicurarci che siano il più possibile sotto controllo medico», risponde. «Per quanto riguarda il cibo, stiamo distribuendo un numero crescente di vivande in contenitori usa e getta», aggiunge.C’è chiara la consapevolezza che la situazione potrebbe complicarsi se lo Stato non aumentasse gli aiuti alimentari e persino gli aiuti economici, come hanno spiegato tutti al Presidente Fernandez. «E’ necessaria anche una comunicazione realistica, senza messaggi frivoli», da parte delle autorità.

Questo incontro con i “Curas de Villeros" potrebbe segnare un cambiamento reale nel Presidente Fernadez, non solo per le politiche contingenti del Governo, ma anche per le politiche future, a partire dalla difesa della vita umana sin dal concepimento. Vedremo se sarà così, tuttavia c’è un dato da rilevare: Fernandez ha scelto il realismo, incontrato i più acerrimi oppositori alla liberalizzazione dell’aborto e non invece le grandi lobbies femministe e dei “diritti umani”’. Queste ultime in Argentina, come nel resto del mondo, hanno perso la lingua e certo non si sporcano le mani con vecchi, donne e bambini “infetti” e poveri.