• SFRUTTARE LA PAURA

Costretti con la paura ad abbracciare il globalismo

Il virus, si diceva, ha messo in crisi la globalizzazione; questa emergenza decreta la fine dell’UE, ma è vero l’opposto: grazie alla paura il potere politico ci sta costringendo alla perdita della sovranità, come ha detto Monti, da cedere a chi odia la famiglia e le piccole comunità, spingendo per l'eutanaisa, l'aborto e la sottrazione dei bambini ai genitori.

All’inizio e nelle prime fasi dell’emergenza coronavirus abbiamo accettato una lettura che ora pare oscillare tra l’ingenuità e la sciocchezza. Il virus, si diceva, ha messo in crisi la globalizzazione; questa emergenza decreta la fine dell’Unione Europea. L’agenda delle oligarchie internazionali stracciata a causa di un semplice (per modo di dire) virus? Troppo bello per essere vero.

E infatti – adesso ce ne accorgiamo – è vero proprio l’opposto: questa emergenza sembra aver dato nuovo vigore a questo progetto che, in precedenza, aveva cominciato a suscitare perplessità e malumori da parte di sempre più ampi strati della popolazione.

Il virus, infatti, ha dato ossigeno a coloro i quali vogliono abolire la famiglia. Ian Marcus Corbin (un pezzo grosso), in un articolo del Washington Post del 17 aprile, dichiara: «Il coronavirus potrebbe spezzare la famiglia nucleare. Non sarebbe una brutta cosa»; gli fa eco Suzanne More, in un articolo del 20 aprile del Guardian: «Dobbiamo sciogliere la famiglia nucleare».

Altra proposta: vietare l’home schooling, sottrarre i bambini dall’influenza della famiglia per affidarli alle cure dello Stato. L’Harvard Magazine sostiene che è pericoloso dare ai genitori un’autorità totale sui bambini; quindi occorre togliere i bambini dalle famiglie vietando l’home schooling e obbligando i genitori a mandare i bambini nelle scuole statali.

Ancora contro la famiglia: prelevare gli infetti da casa. Così si è espresso in una intervista il direttore esecutivo del programma per le emergenze sanitarie dell’OMS: «Il contagio avviene in famiglia. In un certo senso, il contagio è stato tolto dalle strade e spostato nelle famiglie. Adesso dobbiamo andare da questa famiglie e rimuovere fisicamente chi potrebbe essere ammalato, per isolarlo in maniera sicura e dignitosa» (minuto 49:27).

Non può mancare, ovviamente, l’eutanasia per gli anziani. Così si è espresso, in una intervista per Il Fatto Quotidiano, Gustavo Zagrebelski: «I vecchi hanno già vissuto la loro vita, che cosa pretendono rispetto a chi la sua vita deve ancora viverla? Questione terribile, che dobbiamo essere preparati ad affrontare perché ritornerà, tanto più in quanto gli anziani saranno percepiti come soggetti improduttivi, pesi e costi per la società tutta intera che, in nome del proprio sviluppo, non può permettersi di sostenere. Il darwinismo sociale busserà alle nostre porte finché il valore essenziale proposto alle nostre vite sarà il successo».

Per non sprecare una buona crisi, ecco l’appello per allargare le maglie sull’aborto: «In questo momento di emergenza sanitaria è in corso un abominevole attacco alla vita da parte di alcune associazioni abortiste, quali Non una di meno, LAIGA, Pro-Choice, AMICA, Vita di Donna Onlus, la CGIL, diverse ONG internazionali, tra cui Amnesty International, Human Right Watch e la rete europea di Planned Parenthood, oltre che da politici di sinistra, in primis Roberto Saviano, Laura Boldrini, Valeria Fedeli, Livia Turco, Marco Cappato, nonchè personaggi dello spettacolo e intellettuali legati all’ideologia progressista radicale. Costoro, col pretesto degli ospedali saturi a causa del Covid19, mirano a modificare le linee guida per la somministrazione della pillola abortiva Ru486. In pratica vorrebbero, con provvedimenti regionali, de-ospedalizzare l’aborto farmacologico che attualmente prevede tre giorni di ricovero, autorizzando la procedura nei consultori e negli ambulatori e spostando il limite per la somministrazione dalle 7 settimane di gravidanza attuali a 9.

Malthusianesimo? C’è pure quello. Infine, ma solo perché lo spazio è poco: controllo sociale. Si va dalla diffusione di sistemi di tracciamento digitale; alla proposta di braccialetti elettronici; al riconoscimento facciale e al controllo remoto diffuso grazie al 5G; per finire con la evidente sospensione delle libertà costituzionali. E pensare che ce l’hanno detto, per anni: le crisi sono il nutrimento del progetto oligarchico.

Così si è espresso Jacques Attali (sempre interessante da leggere): «La storia ci insegna che l'umanità si evolve in modo significativo solo quando ha davvero paura: in primo luogo istituisce meccanismi di difesa; a volte intollerabili (capri espiatori e totalitarismi); a volte inutili (distrazione); talvolta efficaci (terapeutici, scartando se necessario tutti i precedenti principi morali). Quindi, una volta finita la crisi, trasforma questi meccanismi per renderli compatibili con la libertà individuale e per includerli in una politica sanitaria democratica. La prossima pandemia iniziale potrebbe innescare una di queste paure strutturanti. […] prima della prossima, inevitabile, pandemia noi metteremo in atto meccanismi di prevenzione e controllo e processi logistici per un'equa distribuzione di farmaci e vaccini. Per fare questo, dovremo istituire una forza di polizia globale, un deposito globale e quindi un sistema fiscale globale. Verremo quindi, molto più velocemente della sola ragione economica, a gettare le basi di un governo del mondo reale».

Chiarissimo anche Mario Monti: «Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata».

Chiedo scusa per questo articolo, quasi interamente composto da citazioni; tuttavia suggerisco di leggere con calma ogni riferimento del quale è riportato il link, soprattutto gli ultimi due. Ricordiamoci non tutti pensano per categorie aristotelico-tomiste, come la maggior parte dei lettori della Nuova Bussola Quotidiana: ci sono anche forme alternative di pensiero. Ce ne sono diverse ma una, in particolare, accomuna le élite mondiali e gli oligarchi. Conoscerla significa aumentare la propria capacità di leggere i segni dei tempi (Mt 6, 3).