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Cristiani discriminati, sono i rifugiati meno accolti

In Siria, i cristiani, così come gli yazidi, sono le minoranze più perseguitate. Eppure sono percentuali molto piccole dei rifugiati nel Regno Unito. La stragrande maggioranza è di musulmani sunniti. Non è solo statistica: è una precisa discriminazione. La May sta provando a metterci una pezza.

Campo di rifugiati siriani

E' da tempo che Onu e governo britannico vengono accusati di una gestione poco limpida dell'immigrazione. Non entriamo nelle dinamiche dell’”aiutiamoli a casa loro" o "teniamo le porte aperte" - come se tutto fosse risolvibile in questi termini - ma in qualcosa, probabilmente, di ancora più complesso. Le Nazioni Unite e il Ministero dell'Interno del Regno Unito sono da tempo accusati di discriminazione circa chi far entrare nei confini nazionali. Aprendo, così, un capitolo inedito sull'immigrazione per la stampa internazionale.

Dati alla mano risulta, infatti, che la schiacciante maggioranza di rifugiati raccomandati dalle Nazioni Unite sono musulmani sunniti, prevalentemente siriani, mentre per cristiani e altre minoranze, da anni, c’è solo discriminazione e mortificazione. Nel 2015, su 2.637 immigrati - il cui status di rifugiati era stato dato per certo - c'erano solo 43 cristiani, 13 yazidi e un solo musulmano sciita. Nel 2016 le statistiche sono andate solo peggiorando. Su 7.499 rifugiati c'erano solo ventisette cristiani, cinque yazidi e tredici musulmani sciiti. Si tratta di numeri che afferiscono in modo particolare alla Siria, pertanto le percentuali si fanno più preoccupanti in virtù del fatto che è ampiamente riconosciuto che i cristiani costituivano il 10% della popolazione prima della guerra in Siria. Informazioni, peraltro, tenute nascoste a lungo. Il che non ha fatto che peggiorare le cose negli anni. 

Recentemente il governo britannico cercava di dare l'impressione di volersi occupare meglio e di più dei cristiani perseguitati. Solo poche settimane fa, il 18 luglio, il primo ministro Theresa May in Parlamento diceva, "come governo noi stiamo con i cristiani perseguitati in tutto il mondo e continueremo a sostenerli. È difficile comprendere che oggi vediamo ancora persone attaccate e uccise solo per la fede in Cristo, ma dobbiamo riaffermare la nostra determinazione a difendere la libertà delle persone di tutte le religioni e essere in grado di tenere il loro credo in pace e sicurezza". Considerazioni in virtù delle quali il governo inglese ha anche nominato il primo rappresentante speciale del Primo Ministro per la libertà di religione e di credo, Lord Tariq Ahmad di Wimbledon. Secondo il governo, la neonata figura "promuoverà la fermezza del Regno Unito circa la tolleranza religiosa all'estero, contribuendo ad affrontare la discriminazione religiosa nei paesi in cui i gruppi di fede minoritari sono vittime di persecuzioni".

Insomma il governo May da un po' pare avere tutte le intenzioni per scongiurare il problema della persecuzione religiosa nel mondo. Ma forse non ha pensato di fare prima i conti, ad alta voce, a casa propria. Secondo le informazioni ottenute dal Ministero dell'Interno del Regno Unito da parte del Fondo Barnabas - una fondazione inglese che si occupa di cristiani perseguitati - nel primo trimestre del 2018, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha raccomandato 1.358 rifugiati siriani per il reinsediamento nel Regno Unito, ma di questi solo quattro erano cristiani. E ben 1.112, musulmani. Nessuna porta aperta, quindi, per i cristiani, sebbene dal 2011 ad oggi, in Siria, siano passati dal 10% al 5%. 

In Siria c'erano anche circa 70.000 yazidi, che insieme ai cristiani rappresentano il gruppo più ferocemente preso di mira dall'Isis, là come in Iraq. Ma la possibilità, per i yazidi, di essere presi in considerazione dall'Onu è inesistente. Quanto ai numeri relativi al 2017, sono ancora più esplicativi. Lo scorso anno l'UNHCR ha raccomandato 7.060 rifugiati siriani per il reinsediamento nel Regno Unito, di cui solo 25 erano cristiani e sette erano yazidi. E il Ministero degli Interni ha finito per accettare, tra quelli, 4.850 rifugiati siriani - di cui solo 11 cristiani.

Il barone David Alton, parìa a vita alla Camera dei Lord, quando i dati nascosti a lungo hanno iniziato a comparire qua e là, ha deciso di scrivere una lettera al Ministro dell'Interno Sajid Javid, "esiste una diffusa convinzione, giustificata o meno, che l'UNHCR sia prevenuto nei confronti dei cristiani siriani. È ampiamente accettato che i cristiani, che costituivano circa il 10% della popolazione pre-bellica della Siria, siano stati specificamente bersagliati dai ribelli jihadisti e continuino a essere a rischio. Come dimostrano ampiamente le statistiche dell'anno scorso, non si tratta di un errore statistico, ma di un modello di discriminazione e il governo ha il dovere legale di adottare misure concrete per affrontarlo".

Un "modello di discriminazione", insomma, è stato istituito dal 2015, almeno, ma nessuno sembra preoccuparsene. A dicembre 2016, Nina Shea, direttrice del Centro per la libertà religiosa dell'Hudson Institute, ha chiesto all'Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, all'epoca, António Guterres, di spiegare la sproporzione tra musulmani e cristiani siriani reinsediati all'estero dalle Nazioni Unite. "Il signor Guterres ha detto che in generale i cristiani della Siria non dovrebbero essere reinsediati, perché fanno parte del 'DNA del Medio Oriente' ", ha scritto la Shea. Una risposta, quella del signor Guterres, che suona difficile da interpretare già in sé, ma risulta ancor più difficile se non la si vuole leggere come una schietta ammissione dell'evidente disprezzo delle Nazioni Unite per la vita dei cristiani. 

Nel marzo 2016, l'ex Segretario di Stato americano John Kerry diceva che "l'Isis è responsabile del genocidio contro i gruppi nelle aree sotto il suo controllo: yazidi, cristiani e musulmani sciiti ". E non è una novità che i cristiani siano il credo più perseguitato al mondo. I cristiani sono "la comunità religiosa più presa di mira e che subisce terribili persecuzioni a livello globale", è quello che confermano, giusto per fare qualche esempio, gli studi del 2017 del Centro per l'etica e la cultura dell'Università di Notre Dame, del Religious Freedom Institute e del Religious Freedom Research Project della Georgetown University. Nel mese di giugno, la nona edizione del rapporto sulle restrizioni religiose globali del Pew Research Center ha anche riscontrato che i cristiani sono perseguitati in ben 144 paesi. 

Perché il Regno Unito ha preferito chiudere gli occhi rispetto alla situazione dei rifugiati cristiani e lasciare le porte aperte solo all'immigrazione islamica e ai jihadisti?