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Docenti precari, altro nodo irrisolto

L'incerto inizio dell'anno scolastico deve registrare anche l'emergenza precari, che ieri hanno manifestato a Roma contro il governo denunciando discriminazione e promesse mancate. Soprattutto la regolarizzazione di 100mila insegnanti, bocciata alla Camera.

Un momento della manifestazione a Roma dei docenti precari

Azzolina, a casa domattina”, “Precariato, crimine di stato”, “GPS = Grande Pedata nel Sedere”: sono questi i principali slogan della manifestazione di giovedì 4 settembre promossa dall’Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori (AnDDL). Slogan gridati e impressi sugli striscioni, in uno strano clima di festa, con tanto di banda musicale, anche se, in realtà, c’è poco da festeggiare. I docenti precari di terza fascia radunatisi a Roma, a piazza del Popolo, contestano le Graduatorie Provinciali Scolastiche recentemente pubblicate e rivendicano la stabilizzazione delle loro posizioni professionali.

Alla manifestazione, animata da Pasquale Vespa, presidente di AnDDL e coordinatore UIL Scuola Precari Campania, hanno preso parte, tra gli altri, due parlamentari della Lega: il deputato Rossano Sasso e il senatore Mario Pittoni. A dimostrazione del sempre più inesorabile allontanamento della categoria degli insegnanti dal mondo della sinistra. Lo stesso Vespa, del resto, è candidato al consiglio regionale in Campania, in una lista civica a sostegno di Stefano Caldoro e del centrodestra. “Vogliamo l’Europa solo quando ci fa comodo”, ha lamentato l’onorevole Sasso, con riferimento alla mancata applicazione della direttiva europea 70/1999 – che pure è stata recepita in Italia dal decreto legislativo 386/2001 – che prescrive la stabilizzazione per i docenti con almeno 36 mesi di insegnamento nel curriculum.

Le Graduatorie Provinciali Scolastiche, “con la scusa dell’urgenza”, aggravano il disagio dei precari, costringendoli a fare “ricorso cautelare d’urgenza al TAR ma il solo contributo unificato costa 400 euro”, ha spiegato Sasso. Altro pomo della discordia: la riduzione del numero di studenti per classe, richiederebbe un aumento dei docenti in cattedra a livello nazionale. Ciò avrebbe agevolato il placet all’ingresso di migliaia di precari, risolvendo così il contenzioso dei docenti mai entrati in servizio dopo aver superato il concorso del 2016.
In compenso, “hanno pensato di spendere centinaia di migliaia di euro per 11mila mascherine al giorno: sacrosante, per carità, se non c’è distanziamento: ma allora, perché, in queste condizioni non hanno riaperto le scuole a maggio? Hanno negato il diritto all’istruzione ai nostri figli, perché la didattica a distanza non è diritto allo studio”, ha continuato Sasso.

Al centro della contestazione dei precari, c’è però soprattutto la mancata approvazione dell’emendamento Verducci (dal nome del senatore PD proponente) che, attraverso l’assunzione per titoli e non tramite concorso con test a risposta multipla, avrebbe potuto assumere ben 100mila precari. “Stanziando un miliardo di euro, sarebbero stati stabilizzati per cinque anni – ha osservato Vespa –. Sapete quanto costano i banchi a rotelle? 2 miliardi e mezzo… Hanno umiliato migliaia di cittadini e lo hanno fatto quando eravamo ancor più vulnerabili, chiusi nelle nostre case”. L’emendamento Verducci, previsto nel decreto Scuola, era stato appoggiato anche dal presidente del PD, Matteo Orfini, il quale, lo scorso maggio, dopo la bocciatura alla Camera, chiese pubblicamente scusa ai precari sulla pagina Facebook.

Più volte, nel corso del sit-in, Pasquale Vespa ha parlato di principi costituzionali calpestati, essendo la nostra Carta “contro le discriminazioni e noi, docenti precari, siamo discriminati da sempre”. L’unico emendamento dell’opposizione approvato nei vari decreti scuola, ha fatto notare Vespa, è stato quello a favore delle scuole paritarie: una misura da accogliere positivamente, in quanto in questi istituti insegnano molti precari, ma che rischia di essere vanificata dal mancato arrivo dei fondi promessi. La maggioranza, tuttavia, ha sottolineato ancora il presidente dell’AnDDL, ha votato per le paritarie, “non per salvare gli insegnanti ma per salvare le aziende scolastiche”. “Abbiamo presentato mille emendamenti e la maggioranza ci ha votato solo quello che salvava le paritarie ma i soldi non sono mai arrivati. Lì ci hanno detto ‘ok’, per voi hanno detto no”, ha ribadito anche l’onorevole Sasso rivolto ai manifestanti.

“L’anno scolastico inizia con un’esplosione di contratti a termine, quando invece era ora di stabilizzare chi lavora da oltre dieci anni. Era necessaria una fase transitoria, noi chiediamo un concorso per titoli e servizi per andare in ruolo subito, con una fase di formazione, se dovesse essercene bisogno – ha dichiarato Pasquale Vespa ai giornalisti presenti –. Ancora, dopo dieci anni, siamo pronti a sostenere e a pagare anche questa fase di formazione, come abbiamo fatto fino ad oggi e abbiamo sostenuto master e specializzazioni con i nostri soldi. Poi, però, con l’aggiornamento delle GPS ci ha tagliato il nostro punteggio, il nostro futuro, le nostre speranze e il nostro lavoro. È vergognoso quello che è accaduto in questi mesi per questo governo di finta sinistra!”.

La manifestazione di Piazza del Popolo si conferma dunque la cartina di tornasole di un malessere sempre più accentuato, che sta rendendo il mondo scolastico simile una pentola a pressione, pronta a fischiare e ad esplodere in modo clamoroso. Le scuole paritarie, la logistica didattica post-lockdown, la questione dei precari sono tutti sintomi di un’unica malattia del sistema scolastico italiano.