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È magistero o no? Il groviglio del linguaggio sinodale

Che rapporto c'è tra l'esortazione "Querida Amazonia" e il Documento dei padri sinodali? Ci è stato detto che la prima è magistero e il secondo no. Ma la prima chiede di applicare il secondo, quindi di renderlo vincolante. Il credente non può credere in qualcosa se non sa in cosa consista questo qualcosa. Eppure il nuovo quadro inquieta molto perché nell'incertezza fluida si inserisce di tutto.

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A proposito del sinodo sull’Amazzonia c’è una domanda a cui nessuno sa e può rispondere: il Documento finale è magistero o no? Ci è stato ufficialmente detto che l’Esortazione apostolica “Querida Amazonia” è magistero ma il Documento finale del sinodo no. Però nel testo dell’Esortazione - che è magistero - si dice che il Documento finale deve essere letto integralmente e applicato: quindi è magistero vincolante che lo si debba leggere ed applicare. Allora il Documento finale è anch’esso magistero. Se i Documenti magisteriali hanno una logica non solo teologica ma anche grammaticale, le cose stanno così. Quindi non è logico dire che l’Esortazione è magistero e il Documento finale no. Eppure questo ci è stato detto.

Metto in evidenza queste contraddizioni e incongruenze perché oggi è molto difficile, se non impossibile, capire cosa sia vincolante e cosa no di quello che insegna il magistero. Il credente non può credere in qualcosa se non sa in cosa consista questo qualcosa, e in cosa si distingua da qualcos’altro che invece non è oggetto di fede. Per credere, bisogna sapere ciò in cui si crede. Per quanto riguarda i Sinodi e l’insegnamento ad essi conseguente, questa elementare esigenza diventa ormai un’impresa impossibile. Al punto che molti si danno a credere a tutto mentre altri non si danno a credere più a nulla di quanto le grancasse dei sinodi affermano.

Un tempo i Padri sinodali mettevano i loro lavori nella mani del Papa, il quale pubblicava l’Esortazione apostolica post-sinodale. Nessun Documento finale veniva reso pubblico, solo la parola del Papa. Così i vescovi e i fedeli sapevano a cosa dovevano dare il proprio assenso. Poi c’era chi lo dava e chi no: ma questo è un altro discorso. L’importante era che veniva prodotto un testo che faceva testo.

Poi venne Amoris laetitia e nulla fu come prima. Il Documento finale del Sinodo è stato reso noto, il Papa ne ha fatto propria espressamente una gran parte, e tutti si sono messi a distinguere le parti del Documento finale che sono state fatte proprie dal papa, e che quindi diventavano magistero, da quelle che no, e che non diventavano magistero. Però su un punto fondamentale – l’ammissione alla Comunione dei divorziati risposati – il papa non aveva fatto proprio il Documento finale, ma alcuni vescovi pensarono che invece lo avesse fatto proprio e che era diventato magistero, come in effetti il papa confermerà in seguito. Fu così che divenne magistero anche quello che il papa non aveva detto e il Documento finale divenne più autorevole dell’Esortazione. La casistica si complicò a dismisura e i fedeli furono ancora più confusi.

Poi è venuto il Sinodo sui giovani, dove accadde un ulteriore fatto nuovo. Non solo il Documento finale ma anche il Documento preparatorio venne considerato magistero, oltre, naturalmente all’Esortazione post-sinodale del papa. Un mese prima il Papa aveva riformato la struttura del Sinodo in quanto tale (Episcopalis communio, 15 settembre 2018), stabilendo tra l’altro che non è in sé più necessario che esca l’Esortazione apostolica post-sinodale, dato che il papa può anche conferire un significato magisteriale diretto al solo Documento finale.

Infine è venuta “Querida Amazonia che, diversamente dai sinodi precedenti, non fa proprio il Documento finale, ma poi si scopre che stabilisce – magistralmente e quindi in modo vincolante, se è magistero – di applicarlo integralmente. Alcuni dicono che qui il papa consiglia e non dispone di leggerlo e applicarlo, questo però può valere per la lettura ma non per l’applicazione del Documento finale.

Come si vede la confusione si approfondisce. Può avere carattere di magistero l’Esortazione apostolica post-sinodale, essa insieme al Documento finale del Sinodo, oppure solo il Documento finale, oppure essa insieme al Documento finale o a quello preparatorio insieme. Poi uno si chiede: e se tra questi diversi testi ci sono posizioni contrastanti? “Querida Amazonia” dispone di applicare il Documento finale del Sinodo nella sua integralità: anche nei punti in contrasto con essa? Nel Documento preparatorio del sinodo dei giovani si adoperava l’espressione “cattolici LGBT”: è anche questo magistero dato che si è stabilito che quel Documento ha questo carattere?

Siccome tutto questo non può non essere voluto, il nuovo quadro inquieta molto perché nella incertezza fluida si inserisce di tutto. Basta guardare alla ricezione e applicazione di Amoris laetitia. So che può essere considerata solo una provocazione giornalistica, ma vorrei esprimere un grande desiderio: che non si tenessero più Sinodi senza aver prima chiarito il senso della loro attendibilità magisteriale. 

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