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Francia, passa al Senato la legge che cancella il padre

Con 153 voti favorevoli, 143 contrari e 45 astenuti, il Senato francese approva la revisione della legge sulla bioetica, fortemente voluta dal Governo Macron, che estende la fecondazione artificiale a donne single e coppie lesbiche. Pesano i voti e le astensioni di parecchi conservatori che hanno fatto il gioco della sinistra. La resistenza dei repubblicani Retailleau e Chevrollier frutta lo stralcio degli articoli su embrioni transgenici ed embrioni-chimera, ma rimane l’abominio del “bébé médicament”. Il testo passa ora all’Assemblea Nazionale, dove Macron ha da solo la maggioranza.

- L'ABORTO FRUTTARIANO E I LUPI VESTITI DA AGNELLI, di Tommaso Scandroglio

Ieri, martedì 4 febbraio, il Senato francese ha approvato di misura la revisione della legge sulla bioetica, fortemente voluta dal Governo Macron: 153 i voti favorevoli, solo dieci in meno i contrari e 45 gli astenuti. Pesanti come macigni i voti favorevoli e le astensioni dei senatori di quei partiti ritenuti conservatori, ossia Les Républicains e Union Centriste. Tra i primi solo 97 hanno espresso voto contrario, mentre 25 hanno votato a favore e 19 si sono astenuti; i centristi poi si sono letteralmente spaccati a metà, con soli 26 voti contrari su 51 senatori (11 favorevoli e 14 astenuti). Prevedibile la compattezza dei partiti di sinistra, nonostante qualche mugugno per non essere riusciti a portare a casa la copertura delle spese sanitarie anche per coloro che richiederanno la procreazione medicalmente assistita per ragioni diverse dall’infertilità.

Adesso la legge approvata dal Senato passerà per la seconda lettura all’Assemblea Nazionale, dove era già stata votata in prima battuta nell’ottobre scorso, e dove il partito del presidente Emmanuel Macron, La République En Marche, può vantare da solo la maggioranza dei deputati. Prevedibilmente, non vi sarà partita.

Rispetto al progetto iniziale, la legge votata in aula ha subito numerose modifiche, frutto di compromessi politici, che altro non sono se non la ricerca di punti di equilibrio tra forze politiche che hanno completamente perso di vista l’esistenza di un bene comune oggettivo, ma che anzi sembrano facciano a gara per cancellarne anche il ricordo.

Il risultato è quello di una legge che ha tutti i tratti di una presa in giro. Nell’articolo 1, che estende la Pma (procreazione medicalmente assistita) anche alle donne single o a coppie di donne lesbiche, è stato aggiunto il principio “rassicurante” che «nessuno ha diritto a un figlio». Principio smentito di fatto dal contenuto dello stesso articolo; come infatti la pretesa, da parte di una coppia di lesbiche, di avere un bambino, possa essere compatibile con il principio che un figlio non è un diritto, non è dato sapere.

Analogo papocchio anche sulla questione dell’identità del donatore di gameti. Da un lato, il donatore dovrà fornire i propri dati identificativi, che verranno conservati al Consiglio nazionale per l’accesso alle origini personali (Cnaop); dall’altro, però, il figlio nato da una donazione di gameti potrà richiedere di conoscere l’identità del proprio genitore solo una volta divenuto maggiorenne e sempre restando ferma la possibilità del donatore di rifiutare tale richiesta. Alla faccia della paternità responsabile.

Per quanto riguarda la maternità surrogata, che in Francia è (per ora) vietata, la legge votata ieri continua a mantenere la proibizione della trascrizione all’anagrafe francese dei bambini nati all’estero mediante la cosiddetta Gpa (Gestation pour autrui); nel contempo però si aggira il divieto, autorizzando la trascrizione delle sentenze d’adozione.

Anche per la filiazione, il risultato finale ha il sapore dell’ipocrisia. Il Senato aveva nei giorni scorsi respinto la proposta del Governo di riconoscere il bambino come figlio sia della donna che lo ha portato in grembo sia della “compagna”; nel contempo ha però concesso che quest’ultima possa essere riconosciuta madre mediante adozione.

Un altro aspetto drammatico della legge riguarda il mantenimento del cosiddetto “bébé médicament, letteralmente il “bambino medicinale”. Di cosa si tratta? Di un abominio. Nel caso in cui una coppia abbia già un figlio affetto da grave malattia genetica, può esser loro proposta la fecondazione in vitro, per ottenere un embrione che dovrà essere sottoposto ad una duplice diagnosi preimpianto: si dovrà cioè verificare l’assenza della malattia genetica di cui soffre il fratello, e l’immunocompatibilità. Lo scopo è quello di prelevare del sangue dal cordone ombelicale del fratello più piccolo per poter guarire il più grande. Dunque, un bambino creato in laboratorio con lo scopo di guarirne un altro.

Sono poi passati altri articoli che, come il precedente, confermano la “cosificazione” dell’embrione; la legge prevede infatti l’estensione della conservazione degli embrioni fino a 21 giorni (per consentire ricerche sulla gastrulazione), la creazione di modelli embrionali, la fabbricazione di gameti artificiali.

Il dibattito in Senato, grazie alla battaglia portata avanti dai senatori Bruno Retailleau e Guillaume Chevrollier, entrambi repubblicani, ha anche permesso di porre dei limiti importanti, come la soppressione dell’articolo 17, che prevedeva la creazione di embrioni umani transgenici, e dei cosiddetti embrioni chimera, cioè embrioni ibridi, composti di materiale umano e animale. È stato anche cancellato l’articolo 19, che permetteva di estendere la diagnosi preimpianto ai casi di aneuploidia, all’interno dei quali i più frequenti riguardano la Trisomia 21, meglio conosciuta come Sindrome di Down.

Morale della favola: sulle cose che contano davvero, la sinistra tira dritto e i conservatori conservano ben poco, nascondendosi dietro a un’ipocrita di libertà di coscienza concessa ai propri membri. La linea di demarcazione tra incubo e realtà si assottiglia sempre di più.