• PLANNED PARENTHOOD

Il colosso degli aborti si schiera con Biden

La Planned Parenthood ha deciso di sostenere apertamente la corsa di Joe Biden alla Casa Bianca, definendo le prossime elezioni una questione «di vita o di morte». La multinazionale e l’ex vice di Obama sfruttano la retorica anti-Trump sulla questione razziale. Ma è un boomerang, perché l’aborto legale ha prodotto almeno 19 milioni di bambini neri abortiti negli Usa dal 1973 e Margaret Sanger, fondatrice del colosso abortista, voleva «sterminare la popolazione negra»

La più grande azienda abortista d’America, Planned Parenthood, ha scelto il suo uomo per le presidenziali: Joe Biden. Non è che ci fossero dubbi al riguardo. Il Partito Democratico è il braccio destro dell’industria degli aborti e dal 2004, quando in corsa c’era John Kerry, la Planned Parenthood si schiera apertamente per un candidato Dem.

Quel che colpisce di più è, per così dire, l’escalation comunicativa. «Questa è letteralmente un’elezione di vita o di morte», ha dichiarato alla Npr la presidente ad interim della multinazionale, Alexis McGill Johnson, con parole dal retrogusto macabro, se si pensa che la Planned Parenthood è direttamente responsabile, stando all'ultimo report annuale, dell’uccisione di 345.672 bambini nel grembo materno, circa un terzo del totale. Secondo la Johnson «non possiamo sopportare altri quattro anni di Trump; dobbiamo fare tutto il possibile» per rimuoverlo dalla Casa Bianca. Anche quest’avversione speciale verso Trump non sorprende, trattandosi del presidente a stelle e strisce che in quanto a provvedimenti concreti a difesa della vita nascente ha fatto più dei suoi predecessori, a detta di diversi esponenti del mondo pro life americano.

Subito dopo le parole della Johnson alla Npr è arrivato l’appoggio ufficiale a Biden, reso pubblico lunedì 15 giugno con una dichiarazione del Planned Parenthood Action Fund (il braccio politico dell’organizzazione) e un video nel quale parla lo stesso ex vicepresidente. Tra le promesse del candidato democratico, c’è l’idea di espandere l’«assistenza sanitaria di qualità», «specialmente per donne di colore». Fuor dal linguaggio compassionevole significa espansione dell’aborto, tant’è che subito dopo Biden afferma il suo impegno ad abrogare quella che i democratici chiamano spregiativamente «global gag rule» (la Mexico City Policy reintrodotta ed estesa da Trump per limitare il finanziamento americano dell’aborto all’estero) e a ripristinare il vecchio Titolo X, la cui modifica ha comportato alcune decine di milioni di dollari in meno per il colosso della “genitorialità pianificata”.

La Planned Parenthood elogia Biden per il suo contributo determinante nell’approvazione dell’Affordable Care Act (Obamacare), «che ha esteso il controllo delle nascite senza ticket a 63 milioni di donne». Bisognerebbe chiedere cosa ne pensino di questo “progresso” gli istituti religiosi come le Piccole Sorelle dei Poveri, che a causa dell’Obamacare si trovano da anni costrette ad andare di tribunale in tribunale per essere esentate dall’obbligo di pagare - in spregio alla loro fede e coscienza - ai dipendenti la copertura assicurativa di contraccettivi e mezzi abortivi. E ancora, stante quella legge, la loro odissea non è finita.

Da quando ha lasciato il Senato, ricorda ancora la multinazionale, Biden ha fatto registrare «un record di voti al 100%» rispetto ai desiderata della Planned Parenthood. Tra l’altro, l’ex vice di Obama promette di ostacolare le leggi che richiedono, prima di abortire, periodi di attesa ed ecografie (troppo ‘pericolose’, poiché svelano la realtà del bambino in grembo); e ha pure cambiato in questi ultimi tempi la sua posizione sull’emendamento Hyde, anche in questo caso cedendo a quel che vuole il business della soppressione dei nascituri: si è perciò impegnato ad abrogare quella misura, che limita notevolmente l’impiego di denaro federale per l’aborto.

Biden, che tuttora si professa cattolico, è gradito alla Planned Parenthood anche per essere un sostenitore dell’educazione sessuale e dei «diritti Lgbtq+» (sic!), nonché per aver parlato «contro il sistemico razzismo in questo Paese che sta costando la vita ai neri» e per essere «l’unico candidato nella corsa presidenziale a combattere l’ingiustizia razziale». Beh, nei giorni delle proteste di Black Lives Matter, gruppo che condivide ideologia e piattaforma di finanziamento con il Partito Democratico, non poteva mancare la retorica sulla questione razziale.

Ma l’argomento è in realtà un boomerang tanto per i democratici americani quanto per la Planned Parenthood. La cui fondazione, lo ricordiamo, si deve a Margaret Sanger, ‘pioniera’ del controllo delle nascite e ideatrice del famigerato “Negro Project” che si intratteneva a parlare con il ramo femminile del Ku Klux Klan. In una lettera privata la Sanger sintetizzava così il suo diabolico piano: «Non vogliamo che si sappia che vogliamo sterminare la popolazione negra».

In un rapporto di denuncia presentato da leader afroamericani all’inizio del 2019, si spiega che i bambini neri abortiti legalmente negli Usa dal 1973 (anno della Roe contro Wade) ammontano ad almeno 19 milioni, un terzo del totale. Un’enormità sia in termini assoluti che relativi, se si pensa che ad oggi la popolazione nera rappresenta circa il 12-13% della popolazione complessiva americana.

E sarebbero la Planned Parenthood e i suoi candidati a dover difendere i diritti dei neri? Impedendone la nascita?