• CONTE & CO.

Il posto di un leader è (anche) in prima linea

La discussa visita in Lombardia del presidente del Consiglio Conte ben due mesi dopo l'inizio dell'epidemia e ad emergenza ormai superata, mette in risalto la quasi totale assenza delle autorità civili dalle zone devastate. Un grave errore, una brutta figura, un pessimo segnale.

Conte con i sindaci di Cremona e Crema

La visita due giorni fa di Giuseppe Conte nel “Nord infetto”, consente di mettere in luce un aspetto dell’emergenza epidemica finora rimasto stranamente sotto traccia ma che invece avrebbe dovuto essere centrale nel dibattito politico e sociale.

Al di là delle critiche ricevute per le sue esternazioni a Bergamo, del ritardo con cui è arrivato nella città orobica e delle polemiche che appaiono strettamente legate all’acceso dibattito politico e alle dure reazioni incassate dall’ultimo decreto uscito da Palazzo Chigi sia dall’opposizione che da ampi settori della maggioranza di governo, la questione su cui porre l’accento pare francamente un’altra.

Di fronte a una catastrofe paragonata da tutti e dallo stesso Conte a “una guerra” che ha colpito quasi esclusivamente il Nord Italia non è ammissibile che le massime figure istituzionali attendano due mesi per farsi vedere in “prima linea” e solo quando gli ospedali stanno ormai svuotandosi.

Doveroso ricordare che il Presidente Sergio Mattarella ha un’età che sconsiglia rischi di esposizione al virus ma al tempo stesso è impossibile non rammentare che trovò il tempo per visitare una scuola elementare e una classe piena di bambini cinesi quando lo slogan della maggioranza di governo era che il vero virus era il razzismo dei “fascioleghisti” che avevano osato chiedere fin da subito confini chiusi e quarantene.

Non è bello che Conte abbia atteso tanto a farsi vedere in Lombardia, né che la sua visita nel Nord sia avvenuta solo in concomitanza con la cerimonia per il completamento del ponte di Genova.
A Bergamo ha detto “siamo tutti lombardi” ma avrebbe fatto tutta un’altra figura se la stessa cosa l’avesse detta in Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna un mese fa. 

Come ogni comandante, anzi come “comandante supremo” considerato che a suon di decreti ha messo in cantina le nostre libertà individuali e in soffitta la Costituzione, avrebbe dovuto visitare in più occasioni tutte le regioni del Nord, incontrando malati, stringendo le mani a medici, infermieri, primari, amministratori locali, militari, agenti di polizia e volontari.

Certo, con tutte le precauzioni del caso perché chi detiene la leadership va protetto, ma avrebbe dovuto “marcare il territorio” non solo per trasmettere un’immagine di coraggio e di fermezza ma anche per comunicare meglio la sua impronta e la vicinanza dell’intera Nazione.

Non è solo una questione di immagine e comunicazione (campo in cui Conte e il suo staff si sono rivelati del tutto insufficienti e inadeguati) ma anche di sostanza.
Emmanuel Macron è andato negli ospedali, Vladimir Putin ha visitato i malati indossando indumenti protetti, Boris Johnson si è probabilmente ammalato portando i suoi saluti ai malati
Se si escludono il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che ha visitato Lodi e Piacenza e precedentemente i generali che guidano i vertici della Difesa, Enzo Vecciarelli e Luciano Portolano, recatisi a Bergamo, gli alti rappresentanti delle istituzioni si sono ben guardati dal farsi vedere dove imperversava il coronavirus.

Insomma, l’assenza di Conte dalla prima linea del “fronte del virus” e dei ministri del suo governo, incluso quello della Salute, dal Nord Italia durante la fase più devastante dell’epidemia rappresentano per tante ragioni una brutta pagina e un errore.
Innanzitutto perché dimostra noncuranza e una considerazione per i cittadini e gli operatori sanitari limitata solo alle parole espresse nelle innumerevoli e spesso vuote dirette televisive o facebook del premier.

Evitando di farsi vedere al Nord, gli esponenti di governo hanno dato anche un pessimo segnale politico, specie per un esecutivo composto quasi esclusivamente da ministri meridionali, lasciando un vuoto istituzionale coperto dai governatori regionali e dai sindaci, veri protagonisti di questa emergenza.  

Infine, l’assenza di Conte favorisce soprattutto una percezione di paura, specie dopo che “Il Tempo” ci ha raccontato (non smentito) dell’ospedale attrezzato creato fin dall’inizio dell’emergenza a Palazzo Chigi a disposizione esclusiva del premier e dei suoi stretti collaboratori.
Nessuno si aspetta che un leader sia infallibile ma è lecito attendersi che mostri almeno per qualche minuto lo stesso coraggio che ha avuto tutti i giorni il personale sanitario.