• TRAFFICO DI ESSERI UMANI

Immigrati sulle petroliere, la Turchia aggira la Grecia

Lo stop casuale nel Mar Egeo di una vecchia nave cisterna con 190 clandestini a bordo, fa sospettare che la Turchia abbia trovato il modo di aggirare la resistenza al confine con la Grecia, spedendo direttamente in Italia gli immigrati, con imbarcazioni meno sospette.

Mentre il governo italiano è alle prese con le mascherine destinate all'Italia e già pagate, bloccate da giorni all'interno dell'aeroporto di Ankara, perché la Turchia non dà l'autorizzazione all'esportazione, in un caso che presto diventerà politico, c'è un altro braccio di ferro che va in scena, nelle acque del Mediterraneo.
È l'isola di Kea la protagonista del più recente episodio di traffico di esseri umani a largo della Grecia. L'isola delle Cicladi è finita sulla cronaca nelle scorse ore quando una nave cisterna turca, lunga 40 metri, in balia dei venti e di rotte studiate non troppo bene, s'è arenata nel Mar Egeo. La vecchia nave degli anni '60, che proveniva da Smirne, in Turchia, ed era diretta verso l'Italia, ha richiesto con urgenza di attraccare a Kea.

Le cinque guardie costiere dell'isola, allertate, non hanno visto, però con loro sorpresa, l'equipaggio scendere, ma si sono trovati di fronte 190 immigranti, tra cui 38 bambini piccoli e tre donne pronte per partorire.
Un equipaggio sicuramente ben studiato e che ha portato all'arresto di tre siriani, 38, 32 e 26 anni, considerati i contrabbandieri.

Interrogati hanno ammesso di aver "comprato questa petroliera fatiscente dai turchi per andare nel sud Italia", ma il loro controllo delle rotte era limitato, a quanto pare e il viaggio s'è fermato a Kea contro ogni aspettativa. Dopo diverse ore in custodia della polizia, sono stati costretti a quindici giorni di quarantena. Per sicurezza, dicono.
Ad Atene, intanto, si stanno domandando se le navi di contrabbando in cui sono state trasformate le vecchie petroliere, siano un nuovo metodo per aggirare il blocco di frontiera imposto dai greci e trasferire così gli immigranti dalla Turchia in Europa.

Il ricatto turco iniziato più o meno il 28 febbraio, non sembra dare segni di cedimento. Eppure Ankara non si aspettava che la Grecia avrebbe resistito così a lungo. Secondo Giorgos Koumoutsakos, viceministro greco della protezione civile, responsabile del fascicolo sull'immigrazione, Erdoğan non sembra intenzionato a fare passi indietro sull’assedio di immigrati alla “fortezza diroccata Europa” che adesso è tutto al confine tra Grecia e Turchia.
Gli incidenti tra polizia e rifugiati si verificano ancora quotidianamente nel nord, nella regione di Evros. E la situazione non è diversa sull'isola di Lesbo.

Gli immigrati, sostenuti da Erdoğan, aggrediscono la polizia greca al confine come meglio possono. E anche se l'attenzione mediatica è spostata su altro, lanci di gas lacrimogeni tra agenti di polizia greci e turchi continuano ad un ritmo frenetico. Nel mezzo di questo caos, centinaia di immigrati e rifugiati, tra cui molte famiglie provenienti da Siria, Afghanistan e Somalia, a cui è stata promessa l'Europa, sono bloccati su questi 212 km di frontiere terrestri.
E secondo Giorgos Christides, giornalista dello Spiegel, le autorità greche hanno dichiarato che i contenitori di gas lacrimogeni ritrovati, sono stati consegnati dalla polizia turca ad immigrati al confine di Evros per forzare il blocco della polizia greca.
Intanto la ONG Human Rights Watch denuncia la violenza della polizia e delle guardie costiere greche che "con il pretesto di essere gli scudi dell'Europa, respingono violentemente l'arrivo dei rifugiati".

Il governo greco, da parte sua, si dice lieto di limitare al massimo il flusso migratorio e quindi di proteggere l'Unione europea.
Resistenza certo inaspettata ad Ankara che sembrerebbe indurre il governo di Recep Tayyp Erdogan, che da sempre chiude un occhio sulle organizzazioni criminali che gestiscono i traffici di esseri umani (come denunciato più volte dalla Grecia), a cercare altre strade per mandare in Europa un numero significativo di clandestini.

Già prima che la guerra di immigrati innescata dal sultano turco iniziasse, un'inchiesta de Le Figaro aveva scoperto un vero e proprio traffico di esseri umani con tanto di pubblicità su Instagram.
"Partenza clandestina per la Turchia e l'Europa. Garanzia al 100%", si legge sulla pubblicità su uno sfondo nero, la ghirlanda di lettere persiane è accompagnata da un numero di cellulare.  Il bastione del giornalismo francese era entrato in contratto, su Instagram, con un tale Nasser Milani, un contrabbandiere, uno dei tanti oscuri uomini d'affari che fanno del traffico di clandestini il loro sostentamento quotidiano. Fanno base ad Istanbul e nel loro catalogo tariffario, offrono "viaggi" per tappe: 1.000 euro dall'Afghanistan alla Turchia, attraverso l'Iran; 2000 euro per una traversata Turchia-Grecia; circa 7.500 euro per il "pacchetto completo"  diretto a Parigi, Roma o Berlino.

Raccontano che i prezzi sono aumentati costantemente dal picco della crisi migratoria del 2016, e che negli ultimi anni, le partenze sono fortemente diminuite con il rafforzamento dei controlli alle frontiere, ma sono di nuovo in aumento. E Internet è diventato il loro nuovo El Dorado.
Ecco che la nave cisterna recuperata con 190 immigrati, non è un fatto trascurabile. Già diverse settimane fa Gianandrea Gaiani scriveva che l’Italia sarebbe potuta essere "presto meta di nuovi flussi via mare in partenza dalla Turchia a bordo di vecchie “carrette del mare” ma di dimensioni sufficienti a imbarcare centinaia di persone da far arrivare probabilmente nelle acque della Calabria ionica seguendo una rotta d’immigrazione illegale già sfruttata ampiamente in passato".

L'ultimo tentativo non è andato a buon fine, ma non vuol dire che non ce ne saranno altri per il nostro Paese, con il rischio di passare inosservati per le problematiche che tutti conosciamo. Anche perché l'ipotesi che il nuovo coronavirus abbia scoraggiato trafficanti e clandestini è stata già smentita.