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La Corte Suprema messicana stoppa l’aborto libero

I giudici della prima sezione della Corte Suprema messicana hanno votato contro (4-1) la richiesta che chiedeva la depenalizzazione dell’aborto nello Stato di Veracruz. Sconfitti, per il momento, gli abortisti locali e le lobby internazionali. Vittoria per i movimenti pro vita, e buona la sinergia tra cattolici ed evangelici a tutela del concepito.

Il 29 luglio i giudici della prima sezione della Corte Suprema messicana hanno votato contro la richiesta che chiedeva la depenalizzazione dell’aborto nello Stato di Veracruz. Con un solo voto a favore su cinque è stata dunque negata l’abrogazione delle norme che difendono la vita del concepito in uno degli Stati del Paese, nel quale vige il sistema federale.

La richiesta di abrogazione e, di conseguenza, dell’introduzione di norme liberalizzatrici - proposta dai movimenti pro aborto dell’intero Paese e sostenuta indirettamente ma esplicitamente dal Governo Obrador - si fondava sul falso presupposto che le norme del Codice Penale di Veracruz contro l’aborto “violano i trattati internazionali” e “generano violenza contro le donne” .

In Messico ci sono Stati in cui una donna può interrompere liberamente la gravidanza fino alla dodicesima settimana (Città del Messico e Oaxaca); in tutti gli altri, come in Veracruz, lo può fare solo se ha subito violenza e nel rispetto dell’obiezione di coscienza del medico. Nello Stato di Veracruz, inoltre, l’aborto è consentito in caso di pericolo di morte per la madre o malformazione del feto. Se i suddetti motivi non sussistono, il crimine commesso prevede una pena da sei mesi a quattro anni di carcere per la donna, e per il medico un massimo di due anni. La Costituzione dello Stato di Veracruz include, all’articolo 4, la “protezione della vita dal momento del concepimento fino alla morte naturale”.

La decisione di mercoledì 29 luglio della più alta corte di giustizia del Paese ferma - almeno per il momento - le pressioni di lobby e movimenti femministi che pretendono con forza, dall’elezione di Obrador di due anni fa, la depenalizzazione dell’aborto in tutti gli Stati federati. Nei giorni precedenti tutto il Paese aveva preso posizione sulla vicenda. Varie Ong pro vita avevano organizzato manifestazioni contro il pericolo che la corte liberalizzasse l’aborto; i vescovi avevano con forza difeso la vita umana del concepito e ribadito il loro sostegno ad ogni forma di aiuto per la vita di madri in difficoltà e nascituri; 20.000 chiese evangeliche avevano inviato una ferma protesta al presidente Obrador perché intervenisse a favore del concepito.

Grande soddisfazione del Frente Nacional por la Familia e del suo portavoce Rodrigo Ivan Cortes che in un comunicato hanno ribadito l’importanza nazionale, e non solo locale, della decisione della Corte. Per altro verso, tutte le organizzazioni femministe messicane, sostenute anche da grandi lobby estere, usando strumentalmente e indegnamente la lotta alla violenza di genere e ai femminicidi, sono rimaste deluse dal pronunciamento della Corte Suprema, allo stesso modo dei parlamentari del partito Morena del presidente Obrador. Tra gli abortisti sconfitti si deve contare anche il segretario degli Interni e potente numero due del governo federale, Olga Sánchez Cordero, che, a poche ore dalla decisione della Corte e nel silenzio assoluto di Obrador, aveva espresso la sua ferma convinzione che le donne che avessero scelto di abortire non avrebbero potuto essere criminalizzate.

Soddisfatti invece i rappresentanti dell’opposizione del Pan (Partito Azione Nazionale), che, per la prima volta dopo un decennio di silenzi, avevano dichiarato la propria contrarietà a qualunque liberalizzazione e possibile violazione dei diritti nazionali dei singoli Stati della federazione messicana.

Un’importante battaglia in Messico è stata vinta, anche se per ora solo in difesa e anche se gli abortisti continuano a spingere per la depenalizzazione. I silenzi di Obrador, che attraverso il partito Morena detiene una netta maggioranza in entrambi i rami del parlamento federale, non possono lasciare tranquilli. Tuttavia, in Messico si dimostra efficace e convincente l’alleanza di tutte le chiese cristiane, la determinazione di partiti politici apertamente pro life e l’eccellente organizzazione di proteste popolari di massa di cittadini a sostegno della vita umana del concepito. La pandemia degli aborti si può fermare.