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Le cifre gonfiate dei deceduti per Covid e il Natale

A guardare le cifre sciorinate ogni giorno dall'Istituto Superiore di Sanità, i conti non tornano, soprattutto il rapporto tra usciti dalle terapie intensive e morti. È chiaro che siamo di fronte a numeri gonfiati per creare uno stato di paura che permette un potere sempre più dispotico. Solo il Natale vissuto rappresenta il fatto imprevisto che può cambiare lo scenario e liberare le persone dalla paura.

Ci rendiamo conto che si tratta di un argomento molto delicato perché dietro i numeri dei deceduti ci sono persone reali che hanno sofferto, che hanno lasciato questo mondo, ci sono famiglie in lutto, ci sono altre persone contagiate e nella sofferenza. Questo però non ci esime da un giudizio su quanto sta accadendo, anche perché c’è la fortissima sensazione (e diciamo pure che è molto più di una sensazione) che qualcuno con i morti ci stia giocando allegramente.

Nei numeri che ogni giorno ci vengono sciorinati c'è qualcosa che non torna. La situazione dei contagi e anche dei ricoveri sta nettamente migliorando, tanto è vero che dal 6 dicembre non ci sono più zone rosse (ci sarebbe solo l’Abruzzo, ma il governatore ha deciso autonomamente di scendere a livello arancione), mentre ben 12 regioni e province autonome sono zona gialla. Soltanto tre settimane prima, c’erano ben 8 zone rosse, 8 arancioni e soltanto 5 gialle.
Non solo, contrariamente a marzo-aprile – come abbiamo già detto tante volte - oggi sappiamo molte cose sull’evoluzione del Covid e ci sono anche delle terapie che vengono effettuate con successo malgrado i tanti ostacoli frapposti (ma su questo torneremo ancora). Ancora un elemento: la primavera scorsa il virus imperversava soprattutto in alcune regioni e in modo particolare nelle province di Bergamo e Brescia, creando enormi problemi alle strutture sanitarie e quindi un numero maggiore di morti.
Oggi invece i contagi sono diffusi in tutto il paese e anche se ci sono situazioni di criticità, siamo ben lontani dalla situazione di marzo e aprile. Eppure il dato che viene offerto quotidianamente delle persone decedute è esattamente ai livelli di marzo-aprile.
Già qui c’è qualcosa che non torna: come mai tanti morti per Covid quando le condizioni sono oggi ben diverse?

Ma se andiamo più a fondo nell’osservazione dei dati che vengono forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, troviamo altre incongruenze. La principale riguarda le terapie intensive. Data l’evoluzione del Covid, è da qui infatti che dovrebbero uscire se non tutti, almeno la stragrande maggioranza dei deceduti. In genere, si va infatti in ospedale quando iniziano le difficoltà respiratorie, è qui che si può avere un aggravamento che poi porta alla terapia intensiva ed eventualmente alla morte. Oggi non si sentono più casi di persone che di punto in bianco crollano a terra morti mentre sono in strada o in casa, come è accaduto mesi fa. Se ci fossero, troveremmo i titoli in prima pagina se non anche le foto, visti i livelli a cui stiamo arrivando.

Ieri dunque, ci dice l’Istituto Superiore di Sanità, ci sono stati 528 morti di Covid. Vediamo allora la situazione delle terapie intensive: ieri vi figuravano 3.382 ricoverati, numero in calo rispetto al giorno precedente, quando erano 3.454, cioè 72 in più. Inoltre i nuovi ingressi del giorno in terapia intensiva sono stati 144. Vale a dire che in un giorno sono uscite dalla terapia intensiva 216 persone (72+144). Sappiamo però che la stragrande maggioranza delle persone escono dalla terapia intensiva guarite: i deceduti, ci dicono i responsabili delle terapie intensive, variano tra il 10 e il 20%. Quindi, anche nella peggiore delle ipotesi, ieri sono uscite morte dalle terapie intensive 43 persone, numero 12 volte inferiore al numero ufficiale dei morti per Covid. E se si va indietro nei giorni, la situazione è analoga.

E allora gli altri conteggiati come Covid da dove escono? Abbiamo ormai un’indicazione chiara del fatto che si classificano come morte per Covid anche persone che a un certo punto di quest’anno sono risultate positive al tampone, pur se non c’è alcuna relazione provata tra il contagio e la causa effettiva della morte. In altre parole se una persona muore d’infarto ma cinque mesi fa era risultata positiva al Covid, viene inserita nell’elenco dei morti per Covid.

Non solo, la direttiva del Ministero della Salute alle autorità locali per compilare il form con cui si comunicano i dati complessivi della situazione Covid, alla voce “deceduti” spiega: «Inserire il totale dei casi confermati con test molecolare che sono deceduti, anche con diagnosi post-mortem, alla data della compilazione».
Dunque, si entra nella lista dei deceduti per Covid anche se si risulta positivi dopo la morte che, dal punto di vista clinico, era stata attribuita a tutt’altro. Non si considera la diagnosi clinica, che ad ogni buon conto sarebbe l’unica che avrebbe valore, ma soltanto il tampone, malgrado questo sia un test che non ha valore diagnostico.

È chiaro che ci troviamo di fronte a numeri artificiosamente gonfiati, ed è difficile non arrivare alla conclusione che questo sia voluto in modo da spaventare le persone e giustificare gli arresti domiciliari di un’intera popolazione.
La paura è un grande strumento di potere; con questo terrorismo mediatico quotidiano – che può contare sullo schieramento compatto dei grandi giornali e tv - buona parte degli italiani è già “addomesticata” e “sottomessa”. Vivrà da isolata il Natale e sarà pronta a porgere il braccio non appena scatterà la chiamata alla vaccinazione; anzi implorerà di essere vaccinata. E nel frattempo continuerà a seguire con crescente angoscia il rito quotidiano delle cifre del terrore.

Solo un fatto nuovo, imprevisto, potrebbe rovesciare la situazione. Il Natale è questo fatto nuovo, imprevisto: Dio che irrompe nella storia, che si fa uomo e compagno di vita per assimilarci a Lui; la verità che rivela per quello che è la menzogna del potere; la risposta al nostro desiderio di infinito che ci libera dalla paura degli uomini.
La malattia, la sofferenza, la morte sono parte della vita, ma non ci definiscono, il Natale viene a ricordarci questo: viene la luce che dissipa le tenebre. È per questo che i cristiani sono perseguitati: vivendo con lo sguardo rivolto al Signore, sono la resistenza invincibile al potere della menzogna. È la battaglia che si combatte anche attorno al Covid, e prepariamoci alla persecuzione che toccherà a chi si ostinerà a dire che il Re è nudo.