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Lockdown: danni alla salute e suicidi fra i giovani

I governi sacrificano tutto sull’altare della salute, ma questa non è legata solo al corpo né può essere ridotta alla mera sopravvivenza. Una miopia tale ha portato alle chiusure a tappeto per cui crescono i malati mentali, i dipendenti da droga e alcol. Ma ad essere più a rischio è la nuova generazione, che pensa a togliersi la vita e che, già fragile, ora pare devastata.

Avevamo già affrontato i danni di un approccio politico-sanitario che fa dei decessi da coronavirsus un particolare che diventa il tutto. Oltre alla mancanza di lavoro, di latte per un numero crescente di bambini anche italiani, di consumo di droga e di aumento di altre dipendenze, i numeri internazionali parlavano di una emergenza di salute mentale ancor più grave dell’epidemia, che però non compare in testa ai grandi media. Ora stanno emergendo anche i dati sui suicidi, in crescita fra i più giovani e le cifre che parlano un'intera generazione sacrificata, anche perché già in crisi ben prima dell’avvento del virus cinese.

L'Office for National Statistics (ONS) inglese ha rilevato che i tassi di depressione sono raddoppiati in generale: “Da circa 1 adulto su 10 si è passati fra luglio 2019 e marzo 2020 a quasi un adulto su cinque". Mentre Ged Flynn, Amministratore Delegato di PAPYRUS Prevention of Young Suicide, si è concentrato sui giovani, dichiarando al Daily Mail: "Avremo un problema a lungo termine legato al disagio emotivo anche dopo il lockdown. Temo che un'intera generazione di giovani sentirà a lungo l'impatto dell'attuale crisi...Stiamo già ricevendo ogni giorno numeri enormi di chiamate, messaggi, e-mail da parte di giovani con pensieri di suicidio o di coloro che temono per qualcuno della propria famiglia o del proprio luogo di lavoro". Una ricerca di Mind (ente di beneficenza che offre informazioni e consigli alle persone con problemi di salute mentale esercitando pressioni sul governo) ha confermato il trend preoccupante che parla di oltre l'80% dei 18-24enni che ha visto deteriorata la propria salute mentale a causa della solitudine causata dal lockdown. Ma anche la metà degli over 60 ha dichiarato di aver sperimentato un calo del proprio benessere. Facendo delle misure di chiusura, che si dicono motivate dalla salute, un rimedio poco efficace, se è vero che la salute non riguarda solo il corpo e se è vero che questa non coincide con la mera sopravvivenza.

Papyrus UK è un altro ente che gestisce un servizio per i giovani di età inferiore ai 35 anni che vivono pensieri suicidi. Ebbene, le cause di questi pensieri riportate da chi li ha avuti sono legate alle misure di chiusura in 9 su 10 casi, con un aumento delle segnalazioni del 27% all’inizio del secondo lockdown.

Anche negli Stati Uniti la situazione è analoga, inoltre il CDC ha chiuso l'anno parlando di un 13,3% della popolazione che ha iniziato ad utilizzare sostanze stupefaceti o che ne ha aumentato la quantità.

Secondo i dati dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze nel 2019 è aumentato l’uso di sostanze, con una crescita anche della dipendenza dal gioco d'azzardo e dell’alcolismo. Ad ottobre, la Società Italiana di Alcologia ha segnalato che circa il 20% degli alcolisti hanno avuto una ricaduta tra febbraio e giugno con un aumento del 15% dei nuovi dipendenti.

L’Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze  con  l'“Osservatorio Suicidi Covid-19” ha segnalato l’aumento della tendenza sucida: in circa 3 mesi (marzo, aprile, maggio) si sono riscontrati 62 suicidi legati direttamente (paura del contagio) o indirettamente (cause economiche) al Covid, lamentando il fatto che l’Istat riporta ancora i dati dei suicidi relativi al 2017. In ogni caso anche l'Osservatorio Violenza e Suicidio ha rilevato che circa il 3% degli intervistati ha pensato al suicidio come rimedio all’angoscia scatenata dal lockdown.

Le ragioni sono diverse: la paura della morte, del contagio, la solitudine, la mancanza di lavoro, l’incertezza e la paura per il futuro ma nel caso dei giovani le chiusure e la scuola online non hanno fatto altro che aumentare il problema di una generazione già segnata dal fatto di essersi abituata a vivere in una realtà virtuale. A spiegarlo è stato Wilma Di Napoli, medico psichiatra dell’Azienda Sanitaria di Trento dopo il recente suicidio di 7 giovani: “In Trentino, negli scorsi mesi, il numero di suicidi è aumentato sensibilmente. L’incremento, purtroppo, si è visto specialmente nella fascia giovanile. Negli ultimi sei mesi, infatti, si sono registrati 7 suicidi tra i giovani nel territorio provinciale. Un numero neanche lontanamente paragonabile a quelli degli anni scorsi. Ci troviamo di fronte ad una tragedia''. Ma come mai? "Con il procedere del tempo e l’avvicinarsi della fase di riapertura, il peso del doverci riconfrontare con il mondo reale ci ha spaventati. E’ in quel periodo lì che sono iniziati ad aumentare i suicidi”. Con la chiusura delle scuole, l’isolamento è infatti crsciuto insieme all’incapascità di affrontare il mondo reale: “Ormai si parla solo di like, commenti e video".

Anche in Giappone, un paese che lotta da anni contro i sucidi, si sono tolte la vita solo ad ottobre 2.153 persone, superando il numero totale di morti in per il Covid-19. Gli stessi vescovi del paese, in cui la campagna mediatica non è così allarmista come quella dei paesi Occidentali, avevano quindi richiamato alla responsabilità di annunciare la speranza. L’arcivescovo di Tokyo, Tarcisio Isao Kikuchi, ha chiesto anche ai fedeli di non cedere alla cultura della disperazione: “Abbiamo bisogno di chi annunci la luce della vita che splende nell’oscurità, una voce che indichi la via da seguire”.