• OBBLIGO MANTENUTO

Mascherine a scuola, il governo ignora i giudici

In base al primo Dpcm del Governo Draghi, gli studenti dai 6 agli 11 anni dovranno continuare ad indossare le mascherine in qualsiasi momento dell’attività scolastica, anche se seduti a distanza di almeno un metro dai compagni. Ignorate quindi le decisioni del Tar del Lazio (13 e 19 febbraio) e del Consiglio di Stato (1 marzo). Ma gli avvocati Stefani e Giordano spiegano alla Bussola di essere intenzionati a proseguire la battaglia legale.

Niente da fare. Il governo insiste con le mascherine a scuola. Anche a costo di mettersi contro i primi due gradi della giustizia amministrativa. Se l’ordinanza del 13 febbraio, la sentenza del 19 febbraio (Tar del Lazio) e il decreto del 1° marzo (Consiglio di Stato) avevano riacceso le speranze dei più aperturisti, l’ultimo Dpcm è stato una doccia gelata.

A conferma del fatto che la più evidente linea di continuità tra Governo Conte e Governo Draghi sta proprio nella linea dura sulle restrizioni pandemiche. Una continuità in cui la scuola non è affatto risparmiata: gli allievi delle primarie e delle secondarie dai 6 agli 11 anni dovranno continuare dunque ad indossare i dispositivi di protezione individuale in qualsiasi momento dell’attività scolastica. Gli studenti non saranno dispensati dalle mascherine nemmeno se seduti al banco e a distanza di almeno un metro dai compagni di classe. Era proprio quest’ultima l’attenuazione sostenuta dai tribunali amministrativi.

La Nuova Bussola Quotidiana si era già soffermata sui risvolti dell’ordinanza cautelare n° 873/2021, in cui il Tar del Lazio sconfessava l’obbligo delle mascherine in condizione di staticità e distanziamento, senza però renderlo esecutivo. Al contempo sostanzialmente vincolava il governo ad allinearsi a questa decisione nel Dpcm successivo (6 marzo - 6 aprile 2021). Così non è stato e ora la battaglia legale entra nel vivo. Antonella Stefani, uno degli avvocati che aveva appoggiato il ricorso vinto al Tar il 13 febbraio, sta valutando se unirsi all’impugnazione presso il Consiglio di Stato per l’udienza cautelare di secondo grado, fissata per il 25 marzo.

Afferma l’avvocato Stefani alla Nuova Bussola: “Il governo non ha affatto preso in considerazione né quanto previsto dal Tar né dal Consiglio di Stato. Lo ritengo un fatto grave, a questo punto valutiamo di appellarci al Presidente della Repubblica, in quanto garante della Costituzione. I diritti costituzionali sono ormai calpestati e non da una legge ma da un atto amministrativo qual è il Dpcm. Se, nel giro di qualche giorno, i ministeri competenti non chiariscono la loro posizione, la cosa che ritengo di fare è impugnare il provvedimento e chiedere l’ottemperanza al Consiglio di Stato”. Un problema giuridico concreto è “l’assenza di uno strumento di tutela giurisdizionale di fronte al susseguirsi di provvedimenti che vanno a ledere le libertà e i diritti costituzionali”, prosegue Stefani. “Non sono previsti strumenti abbastanza rapidi ed efficaci rispetto a provvedimenti che, dopo circa un mese, decadono”.

L’ordinanza del Tar del Lazio del 13 febbraio è stata confermata il 1° marzo in secondo grado, con decreto del Consiglio di Stato. Quest’ultimo ha così dato ragione ai genitori di una bambina di Bolzano, che aveva mostrato difficoltà respiratorie con la mascherina durante le lezioni. Secondo il Consiglio di Stato l’“imposizione non giustificata” della mascherina su alunni d’età inferiore ai 12 anni, “presuppone per l’autorità emanante di provare scientificamente che l’utilizzo non abbia impatto nocivo sulla salute psico-fisica dei destinatari”.

Un’ulteriore analoga sentenza è stata emessa dal Tar il 19 febbraio. Oggetto del ricorso, stavolta, è il Dpcm del 3 novembre, ormai scaduto, ma i contenuti sono sempre gli stessi: viene dichiarato illegittimo l’obbligo delle mascherine per gli studenti dai 6 agli 11 anni, in condizione di staticità e a distanza di almeno un metro. Questa ordinanza, al pari di quella del 13 febbraio, indicava a proprio supporto le indicazioni del Comitato Tecnico-Scientifico che suggeriva di “calibrare” l’obbligo della mascherina in base a fattori come la “compliance del bambino”. Nella stessa relazione, il Cts rimandava al documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in cui si raccomandava un uso differenziato e ‘flessibile’ delle mascherine per venire incontro all’apprendimento e alla relazionalità degli allievi.

Tra gli avvocati intenzionati a fare nuovamente ricorso sui Dpcm c’è Maurizio Giordano, secondo il quale “il Tar dovrà decidere se andare contro i principi espressi nei precedenti provvedimenti oppure annullare la parte del Dpcm che prevede l’obbligo di mascherina per i bambini sopra i 6 anni a scuola. Per evitare che le ragioni dei ricorrenti (e di tutti gli studenti italiani) vadano disattese, si chiederà di fissare immediatamente sia l’udienza cautelare sia quella di merito, comunque prima della scadenza del Dpcm”.

“Il governo sta facendo una resistenza pazzesca e un’azione di forza - dice l’avvocato Giordano alla Nuova Bussola - perché siamo in un momento di campagna ‘psicologica’ il cui obiettivo è la vaccinazione di massa”. Se obblighi come il coprifuoco o la mascherina venissero allentati, la gente non avvertirebbe più la “necessità di vaccinarsi”. Secondo l’avvocato piemontese, oltretutto, i numeri della pandemia non sono tali da far parlare di un’“emergenza”. “Nel ricorso ho inserito anche i dati epidemiologici”, aggiunge, sottolineando che “rispetto a novembre, la situazione è nettamente migliorata: i parametri sono dimezzati, a cominciare dal rapporto tamponi/positivi, per andare alle terapie intensive occupate, quasi tutte al di sotto della soglia del 30%”. Saremmo, dunque, secondo l’avvocato Giordano, nel pieno di “un’operazione psicologica di propaganda”, da cui “non usciremo finché la gente non inizierà a informarsi”.