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Messe a Pasqua, un diritto che non si deve negare

Non c'è un motivo serio che impedisca l'accesso del popolo ai riti della Settimana Santa e soprattutto della Pasqua pur nel rispetto di tutte le misure cautelative previste per il contenimento dei contagi da coronavirus. È incomprensibile l'insensibilità della politica all'esercizio della libertà di culto quando in tanti si spendono per le sale da gioco o per le librerie.

Ieri in occasione della Domenica delle Palme, con l’apertura della Settimana Santa che ci condurrà alla Santa Pasqua, l’evento più importante dell’anno liturgico, si è tornato a parlare della possibilità di riaprire le Chiese almeno il giorno di Pasqua, anche per consentire ai fedeli di fare la Comunione dopo settimane di sospensione pressoché totale della libertà di culto.
La questione è controversa, come è stato più volte chiarito dalla nostra testata, a fronte di contenuti assai contraddittori come quelli delle varie ordinanze governative in materia di misure di contenimento.

In questa sede non intendiamo ripercorrere la “telenovela” delle acrobazie dialettiche e delle aporie interpretative dei testi dei divieti governativi, ma semplicemente richiamare il valore dell’esercizio della libertà di culto, prevista dalla Costituzione e la scarsa sensibilità sin qui dimostrata rispetto all’ipotesi di introdurre una disciplina più flessibile dell’accesso alle liturgie, almeno dal Giovedì Santo alla Domenica di Pasqua o anche solo il giorno della Resurrezione di Cristo.

Anzitutto non si capisce perché da taluni sia stata criticata perfino la chiusura delle sale da gioco autorizzate, decisione che secondo alcuni favorirebbe le bische clandestine, e non sia stato affrontato con serietà ed equilibrio il tema della celebrazione delle Sante Messe feriali e del libero accesso alle Chiese per una breve preghiera quotidiana.

Negli ultimi giorni si è parlato della possibilità di riaprire gradualmente alcune attività produttive e commerciali, ma in pochi hanno posto il problema dello smarrimento di milioni di fedeli, abituati a frequentare i luoghi di culto da sempre e ora costretti a limitare le loro uscite ai motivi lavorativi o di approvvigionamento di cibo e beni di prima necessità. Alcuni scrittori si sono spesi in appelli alle autorità governative affinché valutino l’eventualità di riaprire le librerie, definite “indispensabili luoghi dell’anima” in una fase storica di profonda depressione e ripiegamento su se stessi, fenomeni indotti dall’emergenza Covid-19 e dalle conseguente prolungata quarantena.

E allora cosa osta all’apertura controllata delle Chiese e allo svolgimento dei riti della Settimana Santa in un contesto di ferreo rispetto delle misure limitative della libertà personale dettate a protezione della nostra salute?

Ogni giorno i telegiornali ci mostrano immagini di persone in coda per ore ai supermercati con i carrelli per la spesa. Che cosa impedisce ai decisori istituzionali di consentire, almeno il giorno di Pasqua, che i credenti facciano la coda fuori delle Chiese e, a turno, in gruppi non numerosi, accedano alla Chiesa per assistere a una breve cerimonia Pasquale con somministrazione della Comunione? Superfluo precisare che tutto ciò avverrebbe in una cornice iper-protetta da mascherine e guanti, con distanziamento rassicurante tra le persone sedute ai banchi o in piedi.

Sono giorni decisivi per riflettere su questa eventualità, che introdurrebbe almeno un elemento di riparazione rispetto al vulnus inferto alla libertà di culto in questo periodo. Con troppa leggerezza si è acconsentito alla chiusura generalizzata delle Chiese e all’interdizione dell’ingresso nei luoghi di culto, con una supina acquiescenza alle norme governative davvero disarmante e offensiva nei confronti della fede di milioni di italiani.

Sarebbe davvero opportuno che i politici di ispirazione cattolica, o quelli che si dichiarano tali in campagna elettorale e si impegnano a difendere i valori cattolici nella loro attività quotidiana, si battessero in queste ore per una conquista del genere, che peraltro sarebbe la soluzione più ragionevole, dopo la rigidità sul tema dimostrata da fine febbraio.

Matteo Salvini ha lanciato un appello all’apertura delle Chiese il giorno di Pasqua. Tra le reazioni contrarie quella del sindaco di Milano, Beppe Sala, che si è detto contrario. Il dibattito è aperto, e ognuno è libero di esprimere il suo punto di vista, ma ora più che mai ci sarebbe da aspettarsi coerenza e ragionevolezza.

Sulla pagina Facebook Diritto dell’Informazione – Ruben Razzante il mio video contenente l’appello per l’apertura delle Chiese