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Navi-ospedale, una soluzione contro il collasso sanitario

Visto il numero crescente di contagiati che necessitano di terapie intensive, per non far collassare il sistema sanitario una possibilità (già adottata in campo militare) potrebbe essere quella delle navi-ospedale. Si potrebbero allestire in poche settimane e avrebbero il vantaggio di potersi trasferire rapidamente da una zona all’altra in base al bisogno.

L’emergenza Coronavirus, con il rischio di collasso degli ospedali a causa del crescente bilancio di contagiati che necessitano di cure intensive, ha imposto nei giorni scorsi l’apertura del dibattito sulla necessità di reperire in tempi brevi strutture alternative per il ricovero dei malati. Anche perché c’è il rischio che il virus dilaghi pure nel Meridione, dove le strutture sanitarie sono meno numerose e sviluppate.

Per alleggerire la situazione nei reparti ospedalieri, in Italia è impensabile poter costruire nuovi ospedali in poche settimane come mostrato dalla Cina. Ma una soluzione su cui poter ragionevolmente puntare, per disporre di strutture mobili da dislocare in modo flessibile nelle aree più colpite e compensare la carenza di posti letto negli ospedali, potrebbe essere l’impiego di navi-ospedale.

Grandi navi-ospedale (come le due a disposizione della Marina statunitense), o ottenute adattando grandi traghetti, transatlantici e navi da crociera ormeggiate in porto, consentirebbero di ricoverarvi i pazienti colpiti da virus o le persone in quarantena, garantendone l’isolamento e liberando così posti letto nei reparti di rianimazione e terapia intensiva degli ospedali.

La proposta è stara lanciata il 10 marzo da un articolo pubblicato sul web magazine Analisi Difesa e ha avuto rapidamente una vasta eco. A Genova il Comune, la Regione Liguria, la Protezione Civile e l’armatore MSC hanno messo in cantiere un progetto per attrezzare un grande traghetto della società Grandi Navi Veloci.

Il progetto, di cui ha riferito l’11 marzo il Secolo XIX, prevede tempi di realizzazione limitati a una decina di giorni modificando l’impianto di aerazione di un traghetto, per blindare le cabine destinate ad ospitare pazienti infetti. Il vantaggio è che la nave dispone già di tutti gli impianti necessari e si potrebbero imbarcare container già attrezzati adibiti a sale mediche o operatorie già impiegati negli ospedali da campo militari.

Sempre a Genova, la società di brokeraggio marittimo Ferrando & Massone, specializzata nell’attività di noleggio e vendita di traghetti passeggeri e merci, propone l’impiego di grandi chiatte attrezzate per uso ospedaliero simili a quelle già utilizzate come alberghi o alloggi per ospitare maestranze o personale militare e di polizia in occasione di grandi eventi. “In questo momento di emergenza causata dal coronavirus, lo Stato Italiano potrebbe noleggiare, direttamente o tramite la Marina Militare, le Prefetture o la Protezione Civile, navi passeggeri adibite ad ospedali galleggianti, con l’obiettivo di ridurre l’emergenza che sta portando al collasso tutti i principali ospedali italiani in termini di posti letto” sostiene Guido Fertonani, amministratore delegato di Ferrando & Massone. “Rispetto al traghetto tradizionale, riteniamo che l’alternativa più efficace e funzionale potrebbe essere quella d’impiegare delle ‘barge’, cioè chiatte già adibite ad hotel che risultano più facili da gestire e probabilmente più economiche”.

Del resto, le navi-ospedale sono sempre state impiegate in ambito militare (le prime vennero impiegate dalle flotte ateniese e romana), in molti casi modificando proprio navi passeggeri o mercantili. Come nel 1982, quando i britannici attrezzarono in poche settimane il transatlantico Uganda per inviarlo nel Sud Atlantico all’epoca della Guerra delle Falkland.

Nella seconda guerra mondiale l’Italia ne schierò 18 e oggi la Marina ha capacità ospedaliere a bordo della portaerei Cavour, della nave da rifornimento Etna e può imbarcare un ospedale da campo sulle tre navi da operazioni anfibie tipo San Giorgio.

Attualmente, navi-ospedale sono in servizio presso le marine militari di Brasile, Russia, Stati Uniti, India, Perù e Vietnam: le due più grandi sono le statunitensi Comfort e Mercy, lunghe 272 metri (quanto una portaerei) e capaci di ospitare fino a mille ricoverati.

Quanto al personale sanitario imbarcabile si potrebbe puntare sulla Sanità militare, la Croce Rossa Italiana, e quelle organizzazioni non governative con spiccate capacità sanitarie come Medici senza frontiere ed Emergency: personale che, impiegando navi di grandi dimensioni, potrebbe alloggiare sulla stessa nave-ospedale.

Sul piano tecnico in poche settimane si potrebbero allestire una o più navi-ospedale da ormeggiare ora nei porti del Nord Italia. Così si potrebbero accogliere centinaia di malati, trasferendo in futuro le navi, in tempi rapidissimi, ove necessario: in Italia non mancano certo i porti.