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Obiezione di coscienza preventiva, la nuova strategia

La polemica scatenata dalle associazioni abortiste contro il Campus Bio-Medico di Roma, per l'obbligatorietà della scelta dell'obiezione di coscienza richiesta ai suoi studenti, fa emergere un fatto nuovo: la possibilità - e la necessità - di obiezione non solo come scelta personale, ma come atto doveroso in base a un ordine etico oggettivo.

Il Campus Bio-Medico di Roma

L’Università Campus Bio-Medico di Roma è sotto tiro per due motivi: nei suoi statuti chiama “crimine” l’aborto e chiede a tutti i suoi studenti e docenti di fare obiezione di coscienza nei confronti di prestazioni abortive. Non è una vaga richiesta lasciata alle scelte personali ma un dovere, in modo che dal Campus non è possibile che escano medici non obiettori. Le associazioni abortiste, come “AMICA” o “Luca Coscioni”, contestano il fatto che poi questi medici, godendo il Campus Bio-Medico di accreditamento, parteciperanno a concorsi pubblici e opereranno in strutture sanitarie ove vige la legge 194 che garantisce alle donne l’aborto di Stato. Chiedono quindi la revoca dell’accreditamento.

Dalla polemica emerge un fatto nuovo, che è bene mettere in luce perché da esso dipende la corretta strategia da adoperare in questi casi. Il fatto nuovo è questo: le associazioni abortiste non contestano il fatto che il medico, formato in una università accreditata, una volta assunto nella struttura pubblica possa fare obiezione di coscienza a termini di legge. Esse contestano che il medico dichiari di essere obiettore prima di partecipare al concorso pubblico in virtù di un titolo di studio meritato in una struttura universitaria accreditata. Il dopo e il prima fanno una notevole differenza e tutto dipende dalla concezione che si ha di obiezione di coscienza.

Le associazioni contestatrici si appellano ad un principio di libertà soggettivo e volontaristico, e in questa luce ammettono l’obiezione di coscienza, come ammettono altre manifestazioni di libertà sovrana in altri campi, come scelte non bisognose di giustificazioni in quanto legittimate dal puro fatto di essere delle scelte. Il Campus, invece, intende l’obiezione di coscienza come doveroso in ordine non ad una pura scelta privata, ma ad un ordine etico oggettivo che si impone alla ragione e alla fede e, come tale, assume un significato pubblico e politico, ossia dovrebbe essere osservato e difeso prima di tutto dall’autorità politica e dalla legge.

La pretesa delle associazioni che criticano l’operato del Campus, quindi, è che l’obiezione di coscienza rimanga chiusa nell’ambito privato e volontaristico, senza vantare giustificazioni non soggettive ma oggettive, perché in quel caso metterebbe in discussione, non occasionale ma sistematica, l’assetto istituzionale e giuridico. Per questo motivo, dichiarare di essere obiettori prima e non dopo trasforma l’obiezione da atto privato in atto pubblico, ossia politico.

Sostenendo che i propri medici possano accedere ai concorsi pubblici non solo in quanto medici ma anche in quanto medici obiettori, il Campus si appella a dei principi che precedono ogni libertà ed ogni scelta, ai quali dovrebbe appellarsi anche il sistema pubblico e mira ad inserire nel sistema delle persone con l’obiettivo di cambiarlo.

Se io sono medico obiettore ma non lo dico, partecipo ad un concorso, lo vinco, entro in una struttura sanitaria pubblica, faccio obiezione davanti ad un fatto concreto … do una testimonianza personale importante ma che può essere derubricata a scelta privata concessa dal sistema. Se invece io, medico, chiedo di partecipare ad un concorso pubblico dichiarandomi pubblicamente obiettore e chiedo di essere assunto come tale, non solo come medico ma come medico obiettore, faccio non solo un atto personale ma anche politico e per nulla derubricabile ad una pura scelta individuale come tante altre.

Sono due strategie molto diverse e che assumono anche una importanza più generale, oltre lo stesso tema specifico dell’aborto. Da come stanno precipitosamente andando le cose, l’obiezione di coscienza sarà uno dei principali strumenti di lotta politica, oltre che di testimonianza deontologica personale. Anche in altri campi l’obiezione di coscienza farà la differenza. Non solo gli operatori sanitari, ma anche gli insegnanti, i dipendenti pubblici in settori delicati, i farmacisti e così via saranno chiamati a esplicitare preventivamente la loro convinzione di obiettori, e non solo appellarvisi davanti al caso concreto.

Passare quindi all’obiezione preventiva sarà l’esigenza strategica del futuro, dato che il potere politico si fa sempre più garante di un micidiale disordine. Con l’obiezione di coscienza preventiva, non si obietta solo davanti al singolo caso eticamente rilevante, ma anche rispetto al sistema politico e giuridico che lo sostiene. È questo che impaurisce il fronte libertario.

Ne consegue che una eventuale rivendicazione da parte del Campus Biomedico del proprio comportamento basata solo sulla libertà di coscienza sarebbe insufficiente e una concessione decisiva al fronte opposto. È proprio su una libertà di coscienza così intesa che il fronte dei nuovi diritti fonda le proprie pretese, compresa quella di sparare contro il Campus Biomedico che vorrebbe impedire la realizzazione di tale libertà nelle donne che intendono abortire.