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Omofobia, via alla gogna: offese al don contro la legge

È stato definito sui social "pericoloso", "delirante", "schifoso". Poi preso di mira dai siti gay e segnalato al suo vescovo di Palermo come "mentitore spudorato". Infine messo alla gogna sui giornali per la sua omelia contro il Ddl Zan in cui ha denunciato i gruppi omosessualisti. Ma nessuno dei cosiddetti difensori dei diritti ha difeso don Calogero D'Ugo dagli attacchi, questi sì d'odio. Ecco un assaggio della legge bavaglio che si prepara in Parlamento: chi non si allinea sarà messo alla berlina, in attesa che scatti la galera.
- OGGI IL GIORNO DECISIVO SUL DDL ZAN di Nico Spuntoni

Alla faccia della clausola salva idee: la legge sull’omofobia sta lentamente mietendo le sue vittime anche senza essere approvata. Il carcere ancora non c’è, ma la gogna è già garantita. E se riguarda un prete c’è più gusto a prenderlo di mira. Don Calogero D’Ugo, per tutti don Lillo, è un vulcanico e preparato sacerdote della diocesi di Palermo. Domenica ha pronunciato una vibrata omelia commentando il Vangelo della zizzania nel campo. «Zizzania sociale» che alimenta anche il Ddl Zan-Scalfarotto sul quale «il demonio sta lavorando molto» ha esordito nel passaggio don Lillo per poi denunciare la legge bavaglio secondo la quale io se «esprimo un parere contrario ai gruppi omosessualisti potrei andare in galera».

Don Lillo ha denunciato il pesante clima di intimidazione che in tanti si trovano a vivere per il solo fatto di contestare le “politiche Lgbt friendly” e ha concluso che «anche questa predica» potrebbe essere passibile di denuncia.

E l’omelia non poteva passare inosservata. Appena pubblicata sul profilo Facebook della parrocchia, si sono scatenati i gruppi Lgbt che hanno segnalato il sacerdote, come Gayburg che accusa don Calogero di usare l’omelia per un comizio a sostegno dei crimini d’odio.

A Gayburg è seguita la segnalazione direttamente all’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice dell’omelia di don Calogero da parte della Federazione Giovani Socialisti di Palermo - Libertà Obbligatoria, che ha accusato il sacerdote di «aver spudoratamente mentito all'uditorio distorcendo ideologicamente e propagandisticamente la realtà dei fatti e dei contenuti del disegno di legge».

Dai social la notizia è passata a Repubblica che ieri pomeriggio l’ha messa in cima ai video di giornata. E da lì è stato tutto un profluvio di condivisioni “democratiche”: «Perfetto stile cazzaro», «questa gente è pericolosa», «uno schifo», «un prete delirante», i commenti più teneri.

Subito dopo è la volta dei Giovani democratici di Palermo: «Assistere a veri e propri comizi di uomini di chiesa che si pongono dalla parte dell’oppressore piuttosto che dell’oppresso, fa rabbrividire».

Insomma, in poche ore per don Lillo il clima si è fatto infuocato tanto che nel corso della giornata ha preferito non commentare l’improvvisa notorietà. Il clima dunque è questo: appena si parla della legge Zan in termini critici e mettendo l’accento sul rischio di perdita di libertà, ecco che il sistema mediatico è già pronto a diffondere con il solito stile canzonatorio tutte le volte che si parla del demonio: la notizia circola, i commenti si sprecano e il nome del malcapitato è sulla bocca di tutti, esposto al rischio dell’accusa di omofobia. Nessuno - politici, giornali, influencer, a parte tante persone comuni - si è precipitato a difenderlo dalle manifestazioni d'odio di cui è bersaglio e a difendere la sua sacrosanta libertà di denunciare quello che secondo Dottrina è il male. 

Non sarà una clausola salva-idee a preservare sacerdoti, giornalisti, insegnanti e genitori cattolici dalle accuse che pioveranno e stanno già piovendo su chi manifesta contro questa legge liberticida. Le parole dell’attivista Lgbt Massimo Battaglio sulle veglie e le preghiere come quella di Lizzano suonano come una minaccia dichiarata: «Fateli pure i vostri Rosari blasfemi: saranno gli ultimi».

Don Calogero l’ha capito e non ha avuto paura di esporsi, ma la gogna alla quale saranno esposti in tanti d’ora in avanti è ormai sotto gli occhi di tutti. Che cosa diranno i vescovi quando vedranno i loro preti esposti per le parole di verità pronunciate? Aspettiamo di vedere la reazione del vescovo di Palermo che è stato sollecitato a tal proposito.