• COSA SUCCEDE NELLO SMOM

Ordine di Malta, riforma e poi successione

La centralità delle vocazioni dei professi nella vita dell'Ordine a dispetto di un ridimensionamento: due visioni sul futuro e sul carattere dell'Istituzione a confronto. ll processo di riforma della Carta Costituzionale incoraggiato da Francesco nel 2017, non punta, ad una autonomizzazione dalla Santa Sede né all'annacquamento del suo carattere religioso. 

«Nel XIX secolo l’Ordine si aprì a nuovi e più ampi spazi di attività in campo assistenziale e a servizio degli ammalati e dei poveri, ma senza mai rinunciare agli ideali originari, specialmente quello dell’intensa vita spirituale dei singoli membri. In questa direzione deve proseguire il vostro impegno con un’attenzione del tutto particolare alla consacrazione religiosa – quella dei Professi - che costituisce il cuore dell’Ordine». Queste parole sono il testamento lasciato da Benedetto XVI ai membri del Sovrano Militare Ordine di Malta e furono pronunciate il 9 febbraio del 2013, solamente due giorni prima lo storico annuncio in latino della rinuncia al pontificato.

La linea dettata all'epoca dall'attuale papa emerito non lasciava spazio a dubbi e fraintendimenti e rimarcava la centralità delle vocazioni dei professi nella vita futura dell'Ordine fondato dal Beato Gerardo a dispetto di una tendenza già esistente a volerla ridimensionare. Sette anni dopo ne è passata di acqua sotto i ponti all'ombra di via Condotti 68 e le differenti visioni sulla natura e le finalità dell'istituzione, affiorate già all'epoca della morte di fra' Andrew Bertie nel 2008, sono emerse drammaticamente con lo scontro al vertice tra Boeselager e Festing.

Le dimissioni di quest'ultimo su richiesta del Santo Padre, però, non hanno significato - come vuole un'interpretazione semplicistica della vicenda - la vittoria dell'asse franco-tedesco su quello anglo-mediterraneo. Non bisogna credere, infatti, che il processo di riforma della Carta Costituzionale dell’Ordine di Malta incoraggiato da Francesco nel 2017 punti a condurre ad una maggiore autonomizzazione dello Smom rispetto alla Santa Sede e all'abolizione o all'annacquamento del suo carattere religioso. Tradizionalmente questi due punti d'arrivo vengono attribuiti ai desiderata del cosiddetto asse franco-tedesco, quello che dal 2005 ha espresso un proprio uomo nel ruolo di Gran Cancelliere. Al contrario, l'incarico di Delegato Speciale assegnato al Cardinale Becciu fino al compimento dell'agognata riforma è indice dell'interessamento vaticano a non recidere quel «particolare legame con il Successore di Pietro tra i fini dell’Ordine melitense» rimarcato dal papa nella lettera al Consiglio Compito di Stato del 28 aprile 2017.

All'inizio di quel percorso, non appena designato Luogotenente, il compianto fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto chiarì in un'intervista all'organo ufficiale della Delegazione lombarda che «la riforma dovrà anche rafforzare la vita spirituale e permettere di aumentare il numero dei nostri membri professi». La scomparsa del Gran Maestro italiano, cavaliere professo apprezzato unanimemente per la sua rettitudine e per la sua intensa religiosità, e la cui elezione nel 2018 era riuscita a calmare le acque agitate degli anni precedenti, sembra destinata a rompere la fragile tregua che si era creata, non senza difficoltà.

Il vaso di Pandora dei conflitti interni si è immediatamente riaperto con la diffusione di una lettera firmata dal defunto Gran Maestro poco prima della sua morte, avvenuta a Roma dopo la mezzanotte del 29 aprile 2020. Un ultimo atto di governo per la convocazione di un Capitolo Generale Straordinario da tenersi a novembre con l'intento di portare a termine la missione riformatrice assegnata all'Ordine melitense dal papa e cominciata quattro anni fa. L'incontro, però, potrebbe svolgersi prima dell'elezione stessa del successore di Dalla Torre dal momento che le misure restrittive legate all'emergenza coronavirus rendono improbabile la convocazione del Consiglio Compìto di Stato entro il 29 luglio 2020, scadenza dei tre mesi dalla morte previsti nella Costituzione.

Il timore di quello che potremmo chiamare l'asse anglo-mediterraneo è che questa fase di transizione - compreso il cruciale capitolo straordinario di novembre - potrebbe essere gestita de facto dal Gran Cancelliere, il barone Boeselager che è anche capofila del partito franco-tedesco. D'altra parte, fra' Ruy Gonçalo do Valle Peixoto de Villas Boas, Gran Commendatore e dunque Luogotenente Interinale fino all'elezione del nuovo Gran Maestro, è un nobiluomo ultraottuagenario che difficilmente si sposterà dal Portogallo in questi mesi. Questa situazione potrebbe far sì che al Capitolo Generale Straordinario, chiamato a pronunciarsi sulla riforma della Carta Costituzionale e del Codice come preannunciato dal Luogotenente ad interim in una lettera interna ai membri dello scorso 6 maggio, la bozza di riforma destinata a prevalere sul tavolo sia quella vista con favore dall'asse franco-tedesco e che, finita nelle mani di papa Francesco lo scorso 2 maggio, sarebbe stata considerata lacunosa anche Oltretevere.

Una bozza di cui non si conoscono i contenuti ma che, pare, potrebbe determinare un allentamento del vincolo tra Smom e Santa Sede e modifiche importanti nella governance dell'Ordine e sulle modalità d'elezione del Gran Maestro. Potrebbe essere archiviata, ad esempio, la regola in base a cui la metà dei membri del Sovrano Consiglio va riservata ai cavalieri professi. Quelli che non condividono la linea di Boeselager e dei suoi, infatti, temono che l'obiettivo dell'indirizzo da loro impresso all'azione riformatrice potrebbe portare ad un ridimensionamento drastico del peso dei cavalieri di giustizia - minoritari tra i tedeschi - nel governo dell'Ordine a beneficio dei membri appartenenti al secondo e al terzo ceto, non vincolati ai voti di povertà, castità ed obbedienza ma chiamati comunque a vivere secondo i principi di Santa Romana Chiesa.

Che la questione professi, insieme a quella legata all'aspetto istituzionale, sia al centro delle modifiche che dovranno essere approvate al Capitolo Generale Straordinario lo ha confermato due giorni fa lo stesso Gran Commendatore e Luogotenente Interinale in una lettera inviata ai diretti interessati, spiegando loro di essere fiducioso sul fatto che si riuscirà a «presentare in tempo una proposta di modifica della Carta Costituzionale e del Codice». Fra' Ruy Gonçalo do Valle Peixoto de Villas Boas ha riferito ai professi che per il passaggio delle «bozze concordate con la Santa Sede», il cardinale Becciu ha proposto «la creazione di due gruppi di lavoro, a cui parteciperanno anche membri della Santa Sede» e articolata in un primo gruppo che «lavorerà sugli articoli riguardanti il Primo Ceto e il secondo (che) si occuperà delle questioni istituzionali». I lavori dei due gruppi partiranno con la nomina dei delegati della Santa Sede, prevista entro la fine del mese. La lettera del Luogotenente Interinale, inoltre, ha dato una notizia importante, svelando la volontà di convocare il Consiglio Compìto di Stato, incaricato di eleggere il nuovo Gran Maestro, nei giorni successivi allo svolgimento del Capitolo Generale Straordinario, sempre a novembre. Un'elezione che, dunque, potrebbe avere luogo secondo le nuove regole.

Come si comporterà la Santa Sede in questa partita di non facile risoluzione e che la lotta alla successione del compianto Dalla Torre potrebbe rendere ancora più complicata? Come dimostra la recente iniziativa comunicata ai professi dal Gran Commendatore, il cardinale Becciu non sembra intenzionato ad accontentarsi del ruolo di arbitro passivo ma appare piuttosto determinato a «continuare a svolgere l’ufficio di Delegato fino alla conclusione del processo di riforma», così come richiestogli da Francesco in una lettera di due anni fa. Il papa, infatti, ha chiesto all'Ordine melitense d'intraprendere un cammino di rinnovamento attento ai segni dei tempi e ai bisogni del mondo, ma pur sempre in spirito di fedeltà alla tradizione.

La modernizzazione invocata, quindi, non si pone come obiettivo l'affrancamento dell'organizzazione umanitaria dalla connessione con la Chiesa Cattolica, anzi, e non a caso Francesco ha voluto sottolineare che è la Carta Costituzionale stessa - quella chiamata ad essere riformata - a menzionare «il particolare legame con il Successore di Pietro tra i fini dell’Ordine melitense». Un passaggio che potrebbe essere interpretato anche come un modo per blindare questa specificità da preservare nel futuro dell'Ordine. Il solco tracciato dal papa nella sua lettera del 2017 è stato ribadito significativamente dal cardinale Becciu nell'omelia pronunciata durante i funerali del Gran Maestro: «I principi ispiratori dell’Ordine di Malta - ha detto il Delegato Speciale - si concretizzano in un evangelico impegno alla solidarietà, alla giustizia e alla pace. Ma per portare a compimento questa non sempre facile ma importante missione, è necessario anzitutto mantenere un’intima amicizia, una costante comunione con Gesù, contemplandone incessantemente il volto nella preghiera, per servirlo poi con ogni energia nei fratelli. Con questo atteggiamento interiore, l’Ordine di Malta saprà rispondere efficacemente alle nuove emergenze sociali, ai bisogni morali e materiali di quanti sono nella sofferenza e nel disagio. Non solo, ma saprà affrontare con saggezza e in spirito di condivisione la sfida delle sfide quale è l’urgenza della Riforma della sua Costituzione per la quale Fra’ Giacomo si adoperava per incamminarla sul solco dell’assoluta fedeltà al suo carisma fondante». Un riferimento importante a quella che oggi più che mai appare la sfida più importante che l'Ordine è chiamato ad affrontare già nei prossimi mesi.