• GIULIANOVA

Parroci e sindaco denunciati per l'atto di affidamento

Ormai il diritto di culto è calpestato. Adesso denunciano anche sindaci e parroci che compiono l'atto di affidamento alla Madonna. A Giulianova al termine della celebrazione primo cittadino e sacerdoti vengono raggiunti dai carabinieri e il giorno dopo scatta la denuncia. Il blitz dell'Arma alimentato anche dalle polemiche sui social durante la Messa al santuario. 

E adesso denunciano anche i sindaci. La situazione delle chiese sta velocemente precipitando. Quello che è accaduto a Giulianova ha dell’incredibile. Anche nella località marittima abruzzese sindaco e parroci cittadini si sono dati appuntamento nel santuario locale per un atto di affidamento della città in questi giorni di pandemia. Da Venezia in giù è stata una testimonianza di laicità e fede importante.

Ebbene. Quello che nessuno aveva previsto era che anche sindaco e parroci avrebbero potuto incorrere nelle ferree maglie dello Stato di polizia che si sta instaurando per colpa dell’ambiguità sulla presenza dei fedeli nelle chiese.

“Denunciati tutti i partecipanti alla Messa nel Santuario della Madonna dello Splendore”. Così titolava il quotidiano teramano La Città nell’edizione di ieri che ha raccontato l’incredibile episodio.

Il 25 marzo il primo cittadino Jwan Costantini è salito al santuario della Madonna dello Splendore. Con lui i 4 parroci di zona, qualche esponente del Municipio e i padri custodi del santuario. «Non più di 12 persone in tutto – spiega alla Nuova BQ il direttore del quotidiano Serena Suriani – tutte distanziate con mascherina. Ebbene, l’atto di affidamento del sindaco è stato ripreso dalle telecamere e trasmesso via social a circa 4000 concittadini. Dopo la Messa il sindaco si è inginocchiato per affidare la città alla Madonna e donare la fascia tricolore deponendola sull’altare, ma al termine della cerimonia si sono presentati i carabinieri che hanno contestato a Costantini l’assembramento. Erano presenti anche alcuni giornalisti».

Il giorno dopo nessuno avrebbe mai immaginato di venire a sapere dalle colonne del giornale locale che tutti i partecipanti erano stati segnalati alla Procura che a sua volta è stata costretta ad aprire un fascicolo: «Dovranno rispondere della violazione dei provvedimenti disposti dal decreto governativo del 9 marzo. Stando alle ultime disposizioni, le sanzioni saranno di carattere amministrativo e non penale» dice il giornale.

In paese c’è imbarazzo. Il parroco di Santa Maria – contattato dalla Bussola – dice di non voler aggiungere nient’altro rispetto a quanto è già emerso. E così anche l’emittente on line Radio Azzurra Giulianova che aveva trasmesso la preghiera pubblica, ma alla quale non risultano denunce nei confronti del sindaco e dei religiosi.

«E’ perché noi abbiamo avuto la notizia nell’ambito della nostra attività dio cronaca giudiziaria – prosegue Suriani -. Diciamo che siamo stati noi col nostro articolo a dare la notizia della denuncia ai cittadini di Giulianova, sindaco compreso». Il quale non ha ancora commentato pubblicamente l’accaduto.

E ora? «Probabilmente – prosegue la direttrice del quotidiano – la Procura provvederà ad archiviare la cosa, ma una cosa è certa: i carabinieri hanno trasmesso l’informativa in Procura che è stata così costretta ad aprire un fascicolo». La direttrice ricorda anche che «già nelle ore precedenti la Messa, erano stata sollevata sui social un’aspra polemica sulla liceità dell’iniziativa, alla luce delle stringenti restrizioni di movimento e assembramento finalizzate al contenimento della pandemia».

Il solito laicismo igienista dei leoni da tastiera, che avrebbe potuto fungere da detonatore per le polemiche costringendo i carabinieri a presentarsi in chiesa al termine della celebrazione.