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RS lasciato morire di fame e di sete in un ospedale inglese

Dopo 12 giorni di agonia è morto RS, il cittadino polacco tenuto ostaggio dell'ospedale di Plymouth, in Inghilterra, dove era in stato vegetativo da due mesi. Neanche l'intervento del governo polacco che sei giorni fa gli aveva concesso lo status diplomatico per poterlo rimpatriare in Polonia, ha avuto esito. Il governo del Regno Unito non ha ceduto e non ha revocato l'ultima sospensione di nutrizione e idratazione, iniziata il 14 gennaio. Kiska (Christian Legal Centre): «La pratica di disidratare e far morire di fame è un processo disumano, degradante e terribile».
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- DOSSIER: IL CASO RS

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RS con san Giovanni Paolo II

RS, il cittadino polacco al centro di una battaglia di alto profilo per il diritto alla vita nel Regno Unito, è morto ieri nel primo pomeriggio di fame dopo che la sua idratazione e nutrizione assistita sono state sospese definitivamente il 14 gennaio, e dopo altri tre tentativi di porre fine alla sua vita.

Una serie di ricorsi legali contro la sentenza del tribunale che legittimava la sua morte aveva costretto i medici che lo stavano curando a riattaccare il tubo di alimentazione ad ogni appello. Il lungo procedimento legale ha avuto molte svolte, ma alla fine non è riuscito a salvargli la vita, visto che una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), il 7 gennaio, ha dato per la quarta e ultima volta il via libera per farlo morire di fame.

Il padre di famiglia polacco che era emigrato nel Regno Unito per lavoro 17 anni fa è stato oggetto di un "Transparency Order" del tribunale ed è stato identificato solo dalla sigla RS. Aveva subìto un arresto cardiaco nella sua casa di Plymouth il 6 novembre scorso, che lo ha lasciato con danni cerebrali e in coma. Dopo soli cinque giorni, i medici che stavano curando RS al Derriford Hospital hanno comunicato alla famiglia che sarebbe stato «nel suo migliore interesse» morire e hanno chiesto informazioni sul prelievo dei suoi organi. Alla fine di novembre, l'University Hospitals Plymouth NHS Trust ha chiesto alla Corte di protezione di Londra il permesso di sospendere il suo trattamento di sostentamento vitale. Questo è stato l’inizio della drammatica battaglia legale che ha coinvolto i governi britannico e polacco, la CEDU e ha diviso i membri della famiglia sulla effettiva volontà di RS se avesse potuto prendere una decisione sulla propria vita nella sua attuale condizione medica.

La madre, le sorelle e la nipote di RS si sono fortemente opposte alla moglie e ai figli, secondo cui RS non avrebbe voluto vivere ed essere un peso per loro. Il polacco cattolico pro-vita, hanno affermato, aveva sempre difeso la santità della vita e sua sorella ha testimoniato di come fosse indignato quando fu tolto il sostegno vitale al piccolo Alfie Evans. Il giudice Cohen si è pronunciato il 15 dicembre, a favore del NHS Trust, affermando che la moglie di RS era in grado di interpretare i migliori interessi di RS perché lo conosceva molto bene. La Corte ha deciso che l'alimentazione artificiale e l'idratazione di RS "potevano essere legalmente interrotte". Il Christian Legal Center, che rappresenta la famiglia biologica, ha portato il caso senza successo davanti alla Corte d'appello inglese e poi due volte - con il sostegno del governo polacco - alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU).

Proprio quando la morte di RS sembrava ineluttabile, in quest'ultima settimana l'intervento diplomatico e politico da parte del governo polacco e quello degli arcivescovi di entrambi i paesi aveva riacceso la speranza che RS potesse essere realmente liberato da questa condizione di ostaggio nel Regno Unito. La concessione da parte del governo dello status diplomatico a RS il 20 gennaio e l'invio del Soccorso aereo medico polacco per trasportarlo in una clinica nel suo paese, dimostrava la convinzione che RS non fosse più sotto la giurisdizione britannica e potesse essere immediatamente rimpatriato per cure mediche urgenti.

Nessuno si illudeva sul fatto che i tribunali britannici avrebbero preso la questione alla leggera o che non avrebbero combattuto con le unghie e con i denti per proteggere il sistema che consente loro di giocare a fare Dio con la vita dei malati. Ma ciò che è accaduto è stato incredibile. I governi polacco e britannico hanno passato gli ultimi giorni della vita di RS negoziando in modo inconcludente su tecnicismi legali fino a quando il motivo per cui si stavano incontrando non ha cessato di esistere.

RS è morto aspettando invano che la sentenza del 20 gennaio del tribunale polacco, che sanciva il diritto di RS a essere trasportato in aereo in patria per cure mediche, fosse eseguita. E il passaporto diplomatico per la libertà che i ministri del governo polacco hanno annunciato con tanto clamore ai media, è restato inutilizzato ironicamente su uno scaffale dell'ambasciata. La nuovissima copertina rossa con il nome vero di RS è ciò che resta del fiasco diplomatico e della tragedia umana che si è consumata.

Roger Kiska del Christian Legal Center, che ha fornito assistenza legale alla famiglia di origine, dopo aver reso onore all'amore incondizionato della famiglia per RS, in una dichiarazione alla Bussola Quotidiana ha espresso le sue preoccupazioni per il principio del “miglior interesse” che condanna a morte i pazienti disabili: “La pratica di disidratare e far morire di fame qualcuno deve essere affrontata. È un processo disumano, degradante e terribile che viene utilizzato per cercare di distogliere da ciò che è veramente, cioè eutanasia. A nessun giudice dovrebbe essere data la possibilità di giudicare secondo la propria sensibilità personale sul fatto che una vita abbia un significato o meno. Un tale stato di cose è soggettivo, profondamente parziale e offensivo per la santità della vita".

Il vescovo di Plymouth, monsignor Mark O'Toole, che è stato uno dei due firmatari della lettera che faceva appello al governo britannico affinché intervenisse a nome di RS, si è detto "profondamente rattristato" per la morte di RS, che aveva vissuto nella sua diocesi. Ha anche detto: "I miei pensieri e le mie preghiere sono per sua moglie, i figli, la madre, le sorelle e la nipote e con tutti coloro che lo hanno amato e curato", ha detto. "Il clero locale continuerà a offrire sostegno pastorale ai membri della famiglia che vivono a Plymouth, come hanno fatto durante il suo periodo in ospedale".

RS aveva solo 52 anni. Era un tipico immigrato cattolico dalla Polonia, che si è trasferito nel Regno Unito sperando in un futuro migliore in un momento in cui la Polonia stava uscendo dalla povertà comunista. Dopo essersi stabilito in Inghilterra, ha fatto arrivare sua moglie e i suoi figli dalla Polonia per unirsi a lui. Vivevano modestamente in Inghilterra con il suo unico stipendio; aveva iniziato lavorando nella sicurezza ma per seguire la famiglia di giorno, era passato a lavorare di notte in un deposito. Tanto che si ritiene che l’infarto possa essere stato causato dalla stanchezza accumulata.

La sorella di RS che vive in Inghilterra ha detto alla Bussola Quotidiana di essere convinta che suo fratello sia sopravvissuto a lungo dopo l’infarto grazie a San Giovanni Paolo II. “Quando sono stata informata la prima volta dell'attacco di cuore - racconta - ho ricordato l'immagine di quella foto di mio fratello di soli 17 anni in gita scolastica in Vaticano, che ha incontrato San Giovanni Paolo II. "Quei pochi minuti da sola con il Papa gli hanno lasciato una profonda impressione", dice. "Era molto orgoglioso di quella foto e l'aveva sempre esposta. Credo che se non fosse stato per questo grande santo, mio fratello sarebbe morto già settimane fa quando il tribunale si è pronunciato a favore del Servizio sanitario il 15 dicembre".

Lei è convinta che la lotta per la vita di suo fratello sia stata anche una chiamata al mondo per svegliarsi dal torpore e "riconoscere che siamo in una cultura di morte". "Mio fratello voleva vivere - dice -. Penso che le persone possano vedere che è successo qualcosa di terribile nel mondo, se le autorità possono uccidere qualcuno perché è malato. Non mi sarei mai aspettata di assistere a ciò nel XXI secolo in un paese europeo civile”.

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