• DOPO I GUAI DEL FONDATORE

Sodalizio, dal commissariamento allo scioglimento?

Dopo il commissariamento subito nel gennaio 2018, il Sodalizio di Vita Cristiana rischia di essere sciolto. All’origine dei problemi della società di vita consacrata, una serie di accuse, tra cui quelle riguardanti gli abusi attribuiti al suo fondatore Figari. Lo scioglimento, chiesto dal cardinale Barreto Jimeno, potrebbe arrivare nonostante la riforma interna promessa e avviata dai nuovi vertici.

Il Sodalizio di Vita Cristiana deve essere sciolto. Lo ha chiesto il cardinale Pedro Barreto Jimeno, arcivescovo di Huancayo e attuale “uomo forte” della Chiesa peruviana. Il gesuita, infatti, noto per la sua sensibilità alle questioni sociali, ecologiste e indigeniste, è stato, in qualità di vicepresidente della Repam, uno dei principali animatori del recente Sinodo sull’Amazzonia. Barreto ha svelato di aver chiesto alla Santa Sede lo scioglimento della Società di vita apostolica fondata nel 1971 a Lima. “Personalmente, penso che quando un’organizzazione religiosa ha commesso un crimine nel campo degli abusi sessuali e della parte economica (...) deve essere sciolta”, ha dichiarato il porporato ai microfoni di Radio Santa Rosa.

Il Sodalizio di Vita Cristiana è stato commissariato nel gennaio del 2018 dalla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata - si leggeva nella nota della Sala Stampa della Santa Sede che ne dava notizia - per la “gravità delle informazioni che riguardano il regime interno, la formazione e la gestione economico-finanziaria”, a cui si erano poi aggiunte le pesanti accuse che avevano travolto in patria il fondatore, Luis Fernando Figari. Sulla testa del laico consacrato che fondò il Sodalizio erano piovute le denunce di una trentina di ex membri - buona parte dei quali di minore età all’epoca dei fatti -  che lo avevano accusato di abusi fisici e psicologici.

In Perù lo scandalo scoppiò nel 2011 con la pubblicazione di alcune testimonianze di ex sodali sul quotidiano Diario 16. Nel frattempo, Figari si era dimesso dal ruolo di superiore generale nel dicembre 2010 e, appena un mese più tardi, la Società di vita apostolica aveva deciso di far cancellare il processo di beatificazione richiesto per German Doig, ex vicario generale morto nel 2001 e del quale era stata accertata una “doppia vita” con “cattive condotte sessuali”. I vertici del Sodalizio avevano promesso una riforma interna in grado di archiviare l’era Figari ed evitare anche il commissariamento da Roma.

Papa Francesco era intervenuto una prima volta nel 2015 inviando monsignor Fortunato Pablo Urcey come Visitatore apostolico ad inquirendum et referendum nelle comunità. La Chiesa si era mossa prima della Procura di Lima che a conclusione dell’indagine, nel dicembre del 2017, aveva chiesto il carcere preventivo con l’accusa di delitto di associazione per delinquere e gravi lesioni psicologiche. Lo stesso Figari ha ammesso parzialmente le sue responsabilità, confessando in una lettera ai sodali di aver “fatto gravi errori, fallimenti e leggerezze” ma continuando a negare di essere uno stupratore.

Il 5 aprile del 2015 il nuovo superiore generale Alessandro Moroni aveva espulso il suo predecessore dichiarandolo persona non gradita e chiedendo scusa a nome del Sodalizio a tutte le vittime di abusi, ribadendo l’intenzione di procedere ad una riforma integrale. La dichiarazione d’intenti del nuovo numero uno non era bastata alla Società di vita apostolica per evitare il commissariamento del Vaticano arrivato nel 2018 con la nomina di monsignor Londoño Buitrago nel ruolo di commissario apostolico. Un commissariamento che, a sentire quanto dichiarato dal cardinal Barreto, potrebbe concludersi con il provvedimento più estremo: lo scioglimento.

Attualmente la famiglia del Sodalizio di Vita Cristiana è formata da 25 mila persone ed è presente in 25 Paesi. La loro specifica vocazione - ricordava San Giovanni Paolo II in un messaggio del 2002 - si manifesta nell’aspirazione alla santità attraverso “l’apostolato nei vari campi della loro attività con i giovani, l’evangelizzazione della cultura, la promozione della vita cristiana nella famiglia e il servizio ai poveri, ai bisognosi e ai senzatetto”.

Lo scandalo legato alla figura del fondatore ha inevitabilmente ‘macchiato’ - specialmente in patria - l’immagine della Società. Per evitare di far buttare il bambino insieme all’acqua sporca, in questi anni i vertici hanno cercato di imboccare la strada della trasparenza: Moroni, oltre a condannare gli “atti gravi e deplorevoli” del suo predecessore, aveva voluto dimostrare uno spirito collaborativo con la giustizia civile, dando la sua disponibilità a portare a magistrati e giornalisti i risultati di un’indagine interna sugli abusi commissionata ad esperti internazionali. Tutti sforzi, quindi, non giudicati sufficienti dal cardinal Barreto che a Radio Santa Rosa si è schierato a favore dello scioglimento e dello spostamento dei consacrati in altre comunità, lasciando intendere di non essere l’unico a pensarla così. “Questa - ha detto il porporato - è la proposta di cui molti di noi stanno parlando e non è che papa Francesco e molti rappresentanti della Santa Sede non siano d’accordo”.

L’arcivescovo di Huancayo ha quindi annunciato che si procede verso questa strada. Una strada che, probabilmente, non dovrebbe piacere al suo unico connazionale nel Sacro Collegio, il cardinal Juan Luis Cipriani Thorne: l’arcivescovo emerito di Lima, andato in pensione non appena compiuti i 75 anni, aveva sposato la linea della tolleranza zero e del giusto processo sui fatti contestati a Figari, ma al tempo stesso aveva invitato a non cadere nella generalizzazione ai danni del Sodalizio e, dunque, aveva auspicato che il giudizio sulla Società venisse distinto da quello sul suo fondatore. E monsignor Carlos Castillo, nuovo arcivescovo di Lima più in sintonia con Barreto che con il suo famoso predecessore, ha confermato l’anticipazione del suo confratello di Huancayo, rivelando che le autorità ecclesiastiche del Paese sono intenzionate a chiedere al Vaticano la sanzione più dura. Dichiarazioni, quelle del prelato peruviano, arrivate direttamente da Roma dove Castillo si trovava nei giorni scorsi per essere ricevuto in udienza privata da papa Francesco.