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Strage silenziosa nelle case di riposo, un problema europeo

Mentre la pandemia di coronavirus si diffonde in tutto il mondo, sta diventando chiaro che, nel mondo, le persone più colpite hanno più di 60 anni e che i luoghi più colpiti in Europa sono le case di cura. Non è solo un problema italiano (o lombardo, in particolare), ma lo stesso scenario si ripete in tutta Europa. 

Carro funebre in una Rsa

Mentre la pandemia di coronavirus si diffonde in tutto il mondo, sta diventando chiaro le persone più colpite hanno più di 60 anni e che i luoghi più colpiti in Europa sono le case di cura. In questi giorni, il capo dell'ufficio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in Europa ha affermato che le cifre dei decessi mostrano che oltre il 95% delle persone che sono morte di coronavirus nel continente hanno superato i 60 anni. Per il Dr. Hans Kluge l'età non è l'unico fattore di rischio per le malattie gravi, aggiungendo: "L'idea stessa che COVID-19 colpisce solo le persone anziane è di fatto sbagliata".

Appare sempre più ovvio il perchè dell'avviso a tutti: primo, la 'soverglianza mondiale, che vari governi stanno attivando sui cittadini, non avrebbe senso se fosse destinata solo agli anziani; secondo, se non ci fosse pericolo per tutti, dopo una baldoria generale, in molti imbraccerebbero i forconi contro i politici e gli pseudoscienziati che ci hanno costretto a 60 giorni di isolamento coatto. Tant'è che per i dati OMS solo tra il 10% e il 15% delle persone sotto i 50 anni ha un'infezione da Covid 19 moderata o grave. Il 23 Aprile, lo stesso Hans Kluge si è detto oltremodo preoccupato perchè  “secondo le stime europee, fino alla metà dei decessi avvenuti per Covid 19, si è registrata in qesti luoghi”. In soldoni, secondo l'OMS non solo il 95% dei decessi totali sono anziani ma il 48% degli anziani morti stava nelle case di cura.

Il 17 aprile, una ricerca di un team della London School of Economics, l'International Long Term Care Policy Network (LTCPN), dipinge un quadro oscuro sulla situazione. I dati raccolti e le proiezioni stimate in cinque paesi europei suggeriscono che finora tra il 42 e il 57 percento dei decessi correlati al COVID-19 sono avvenuti in case di cura, a conferma delle preoccupazioni dell'OMS. In Belgio, il 90 percento delle case di cura ha avuto casi confermati di COVID-19 e il 42 percento dei decessi del paese a causa della malattia proviene da essi. Il tasso è vicino al 45 percento in Francia, che è stato uno dei primi paesi a rivelare il numero di morti nelle sue case di cura, ha detto la ricercatrice Comas-Herrara. In Italia, lo studio inglese stima che più di 9.500 residenti in case di cura siano morti a causa di COVID-19, ovvero poco meno del 50% del bilancio totale delle vittime del paese. In Irlanda, le case di cura hanno rappresentato il 54 percento dei decessi e oltre la metà dei "cluster" del virus identificati a livello nazionale.

Non ci sono stime ufficiali per la mortalità correlata a COVID-19 nelle case di cura in Spagna, ma i dati regionali riportati dai media suggeriscono che i residenti nelle case di cura rappresentano il 57 percento dei decessi, la percentuale più alta tra i paesi studiati. Nel Regno Unito, "non esiste alcun motivo reale per aspettarsi che la percentuale sia molto diversa" dalla media riscontrata in altri paesi europei,  ha affermato Comas-Herrara. Molti paesi semplicemente non forniscono dati ufficiali sul numero di persone colpite da COVID-19 nelle case di cura. La ricerca inglese è una prima analisi dei dati disponibili e non fa certo apparire l'Italia e la Lombardia come i peggiori delinquenti europei. 

Solo a titolo di esempio, del tanto ammirato  'modello svedese' si è dovuto interessare nei giorni scorsi il The Guardian inglese, solitamente benevolo verso i governi socialisti e liberali del pianeta, e ha dovuto dar voce alla rabbia che si sta scatenando per le morti degli anziani nelle case di riposo in ...Svezia.  “Il personale senza mascherine ed igienizzante per i residenti,  mentre centinaia di persone muoiono nelle case di cura...numerosi rapporti nei media nazionali svedesi denunciano come il virus ha colpito coloro che vivono nelle case di cura del paese, con centinaia di casi confermati nelle case di riposo di Stoccolma, la regione più colpita, e infezioni nelle strutture di tutto il paese”. Da allora sono aumentate le pressioni sul governo per spiegare come, nonostante un obiettivo dichiarato di proteggere gli anziani dai rischi di Covid-19, almeno un terzo dei decessi sia rappresentato da persone che vivono in case di cura. “La scorsa settimana...l'epidemiologo Anders Tegnell ha ammesso che la situazione nelle case di cura era preoccupante. Lena Einhorn, una virologa che è stata una dei principali critici  della politica svedese sul coronavirus, ha detto all'Observer che “Governo e Agenzia sanitaria pubblica... devono ammettere che si tratta di un enorme fallimento, il loro obiettivo principale era quello di proteggere gli anziani e ora (davanti al fallimento) dicono che... è solo molta sfortuna”. Il modello svedese è colpevole e a riprova di questo, la radio pubblica ha comuicato che “le morti per coronavirus nelle case di cura vengono conteggiate nel conteggio ufficiale solo parzialmente. “Per esempio, i funzionari medici di Stoccolma hanno riferito che un terzo dei decessi registrati la scorsa settimana proveniva da residenti in case di cura. Se qualcuno mostra sintomi per il coronavirus ma muore prima di eseguire un test, spetta solo al medico curante decidere se eseguire o meno un test post mortem". Una Situazione “pilatesca”.

La bella Olanda così papavera in questi mesi verso gli altri paesi europei? Ebbene anche qui i morti dai 60 anni in superano il 90%, anche qui non è dato sapere quanti siano morti nelle case di riposo, ma si sa che in Olanda gli anziani sono sempre ben 'accompagnati' verso il fine vita. In Italia? Il recente Bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità ci dice, non sulle stime ma sui dati reali, che nel nostro paese dal 1° Febbraio (prima del Coronavirus) al 14 Aprile, gli anziani morti nelle case di riposo a causa del Coronavirus sono stati circa il 10%,  2.274 su circa 25.000 morti totali. Mentre l'Istituto Superiore di Sanità ha lanciato l'allarme sull'aumento dei contagi nelle case di riposo, nelle ultime settimane (1-23 aprile), sarebbero stati il 44% dell'intero numero di contagiati. L'Italia appare dunque sotto la media dei morti anziani nelle case di riposo, ma le strutture di cura si confermano i focolai più rischiosi per contrarre il contagio.

Tantissimi contagiati e tantissimi morti, ciascun anziano che muore lascia un vuoto nella memoria di tutta la società, tuttavia la situazione italiana è meno grave di quella di altri paesi. Dunque, almeno davanti ai morti e ai morti anziani, non aggiungiamo alla tragedia anche l'atavica tentazione masochistica. Le polemiche politiche interne sui morti nelle case di riposo e le regioni coinvolte, ampiamente chiarite di recente nella loro superficialità, non ridaranno il sorriso ai familiari dei defunti, né porteranno nuove ed auspicabili migliorie nelle condizioni delle case di riposo per i viventi. Piuttosto riapriamo le case di cura alle visite dei parenti e autorizziamo le celebrazioni religiose, solo così anziani, operatori e famigliari ne trarranno un reale giovamento.