• Discorsi gender

Tilda Swinton e la noia di essere maschi o femmine

Ad agosto si è appreso che il Festival del cinema di Berlino eliminerà le categorie «miglior attore» e «miglior attrice» e le sostituiranno con un’unica categoria riguardante la miglior interpretazione da protagonista.

Tilda Swinton, premio oscar nonché  vincitrice del Leone d’Oro alla carriera alla 77esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, in merito a questa decisione così si è espressa: «Gli esseri umani si interessano molto alle divisioni, alle classificazioni, ai compartimenti, che siano per genere, razza o classe sociale. Credo che invece si stia capendo che non è una direzione giusta, quella di dividere le persone e prevedere per loro un percorso prestabilito, in base al genere o alla razza. È solo una perdita di tempo. La vita è così breve. Sono felice di quanto fatto a Berlino e penso sia una cosa piuttosto inevitabile che tutti prima o poi seguiranno. L’idea che il genere vada stabilito in un unico modo, mi fa venire la claustrofobia. È una tristezza categorizzare le persone del tutto eterosessuali, del tutto omosessuali, del tutto uomini o del tutto donne. Mi viene noia. Quindi, dico bravi a quelli Berlino».

Siamo d’accordo, eliminiamo ogni categoria, via alti e bassi, magri e obesi (così gli abiti degli uni andranno bene agli altri), ricchi e poveri (così i ricchi pagheranno le stesse tasse dei poveri o i poveri quelle dei ricchi), malati e sani (così non ci sarà bisogno di curare i primi o sottoporremo a cure inutili i secondi). Via anche la categoria tra attori bravi e attori cani e tra attori e non attori (così chiunque potrebbe pretendere di prendere la parte della Swinton in un film e lei dovrebbe farsi da parte), via anche la distinzione tra persone e cose: in tal modo potremmo usare le persone, attori compresi, come oggetti e buttarli via quando sono rotti o non ce la facciamo più ad averli davanti agli occhi o…. a sentirli.