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"Vaccino per tutti", un altro documento vaticano

La Commissione vaticana Covid-19 e la Pontificia Accademia per la Vita hanno pubblicato un nuovo documento sull'uso dei vaccini, ad appena una settimana da quello della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma non è solo un doppione, dice anche cose molto diverse sull'eticità dei vaccini....

Domanda: che bisogno c’era di un altro documento vaticano dopo che sui problemi etici del vaccino si era già pronunciata solo pochi giorni fa la Congregazione per la dottrina della fede? Ora, infatti, torna sull’argomento anche la Pontificia Accademia per la Vita, guidata da monsignor Vincenzo Paglia, con una Nota dal titolo “Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano”, con la collaborazione della  Commissione Vaticana Covid-19 che fa capo al dicastero per lo Sviluppo umano integrale.

Vien da pensare che ormai anche tra i dicasteri vaticani sia possibile un pluralismo dottrinale. Oppure c’è un corsa interna a chi arriva prima? O politiche ecclesiastiche che si contrastano? Perché la Nota della Commissione Covid 19 e della PAV, oltre ad essere un doppione, dice cose diverse dalla Congregazione: dichiara senza riserve che il vaccino prodotto anche con l’uso di feti di aborto volontario è un non-problema  - si può procedere “con coscienza sicura” - e spinge molto (fino a postulare imposizioni politiche?) per il dovere di vaccinarsi.

La Chiesa ufficiale, in questo anno del Covid, ha sempre rifiutato le interpretazioni teologiche e spirituali preferendo quelle etiche e sociali. Però poi ha assunto l’epidemia come una provvidenziale occasione di palingenesi e il vaccino come un intervento salvifico della provvidenza. Così fa anche questo nuovo documento PAV. Il vaccino è un dogma caduto dal cielo. Da dove è venuto? Di cosa è fatto? È sicuro? Ci sono controindicazioni che non vengono rivelate? Cosa ne pensano i medici non allineati? È troppo costoso? Come mai si prevedeva fra anni ed ora invece ce l’abbiamo già? Ci sono speculazioni politiche o economiche dietro di esso? C’erano altre vie terapeutiche da battere? Può dar vita a “passaporti di vaccinazione” che discrimineranno i cittadini? Nessuna di queste domande emerge dalla Nota della Commissione PAV: il vaccino non si discute, è un presupposto, un assioma da cui partire non una conclusione a cui (eventualmente) arrivare. Nella Chiesa di oggi tutto sembra traballare tranne il vaccino.

Da qui la moralità a senso unico del documento. Sembra che l’unico problema etico sia che il vaccino arrivi a tutti e soprattutto ai poveri. Il che presuppone – come espressamente dichiarato dalla Nota – che esso sia un bene comune in se stesso. Da dove sia nato il Covid e come sia stata gestita tutta la vicenda non interessa: con il vaccino si inizia dall’anno zero e il 2020 sarà l’anno primo della nuova era. Se è un bene comune in sé e non uno strumento per il bene comune da valutare da questo punto di vista, rappresenta certamente un dovere perché “il rifiuto potrebbe aumentare i rischi per la salute pubblica” e perché “l’ammalarsi determina un aumento dei ricoveri con conseguente sovraccarico per i sistemi sanitari”. Ma il rifiuto del vaccino può significare sottomettersi ad altre precauzioni sanitarie e il sovraccarico dei sistemi sanitari non è un altro dogma accanto a quello del vaccino, ma è frutto di una precisa scelta di politica sanitaria.

Il documento PAV insiste molto su questo dovere del cittadino di vaccinarsi come esempio di responsabilità morale per il bene comune, elencato quest’ultimo assieme ad altri principi della Dottrina sociale della Chiesa. Però elencarne i principi non è sufficiente per fare un buon servizio alla Dottrina sociale della Chiesa. Il bene comune non può essere in contrasto con il bene della singola persona, non è qualcosa che si sovrappone al bene delle persone, è propriamente quello stesso bene.

E come può darsi il bene della persona senza rispettare la sua razionalità e la sua libertà? I cittadini dovrebbero obbedire senza farsi domande? Il bene comune non può essere imposto, nemmeno per motivi sanitari, perché allora sorge il dubbio che i motivi sanitari siano stati adoperati per imporlo. I cittadini pensano e ragionano, attingono a fonti non governative molte loro informazioni e il bene comune deve rispettare questa loro esigenza di comprensione, di verità e di libertà.

Questa Nota della Commissione Covid e della PAV applica con precisione burocratica la visione della pandemia come “occasione” per una “guarigione globale e rigenerativa”,  verso “trasformazioni della società e del mondo di cui abbiamo assoluta necessità”. Per questo richiede (ancora una volta, purtroppo) una “conversione”. Una conversione al vaccino (proposta che probabilmente indurrà molti a non vaccinarsi). Questo  linguaggio è da “Great Reset”, è lo stesso dei grandi centri di potere economico, finanziario e politico mondiale. Certo, poi si dice che il vaccino deve arrivare a tutti, ma il disegno ideologico globale non viene contestato: la Chiesa è pronta a collaborare per il nuovo ordine mondiale.

La Nota si scaglia contro lo “sfruttamento commerciale” del vaccino… ma questo c’è già. Il vaccino è arrivato con i Re Magi il 27 dicembre perché esiste questo sfruttamento commerciale (senza toccare qui lo sfruttamento politico a vari livelli, sia di geopolitica locale che globale). Se la prende con un inesistente pericolo di “nazionalismo vaccinale” per tacere sui pericoli del “globalismo vaccinale”. Auspica una “operazione collaborativa” dopo aver accettato e avvalorato, con il vaccino, anche i suoi sponsor economici e politici.