• FAMIGLIA CRISTIANA

I cattolici praticanti secondo don Sciortino

Rispondendo a un lettore, il direttore del settimanale dei Paolini si lamenta per la mancata indignazione dei credenti per le serate di Arcore.

don sciortino

Il 19 ottobre u.s. un lettore di Famiglia Cristiana ha chiesto lumi on line al direttore don Sciortino, mite persona (siamo stati una volta a cena insieme, lo so). Il lettore, che si definisce «cattolico del dissenso», ha interpellato il giornalista paolino sul caso Ruby. Ancora? direte voi. Eh, sì, come chi ha una certa età ricorda, i «cattolici del dissenso» non erano che trinariciuti guareschiani, sensibilissimi agli slogan della sinistra marxista alla chiave inglese e coraggiosamente critici nel confronti della Chiesa. Infatti, dopo quarant’anni, il lettore in questione è ancora fermo alla vulgata di quei tempi: la Chiesa che è sempre stata dalla parte del potere, la Chiesa che ha sempre tenuto le masse nell’ignoranza, la Chiesa che detiene il monopolio su vita e sessualità fregandosene dell’onestà.

Lo spunto gli era stato dato da un articolo del sociologo Franco Garelli che, a quanto pare, rilevava che sul caso Ruby i cattolici praticanti si sono dimostrati molto più elastici degli altri. Cioè, dei non praticanti. Cioè, se la logica non mi fa difetto, di quelli che sono cattolici solo di nome ma non di fatto. Ora, questa specie di cattolici, da sempre succubi dell’ideologia di turno (non si possono servire due padroni, dice il Vangelo: se non dai retta al papa finisci col dar retta ai suoi nemici), dai giacobini hanno mutuato il vizio di dare lezioni. Come i giacobini, l’unica cosa che sanno fare è accusare, denunciare, criticare. Cosa che, evangelicamente, li accomuna al Grande Accusatore presso il trono di Dio. Ma è inutile battere il tasto scritturale; tanto, non sono praticanti. «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa», diceva Virgilio a Dante.

Ma se Dante era un cattolico praticante, don Sciortino deve mandare avanti un settimanale. Così, anziché chiedere al pincopallino del giorno come mai legga Famiglia Cristiana anziché Il Manifesto, si piglia il disturbo di rispondere. E lo fa egregiamente, va detto, perché, con le buone, innanzitutto gli spiega che non è vero che la Chiesa è sempre stata in combutta coi potenti, giacché la sua, semmai, è una storia di martiri. Fa pure presente che è la Chiesa ad avere inventato l’educazione popolare. Con fine tatto non ricorda all’impudente che sta parlando con un sacerdote paolino, la cui congregazione è la confutazione organizzata del mito giacobino del mantenimento delle masse nell’ignoranza da parte della Chiesa.

Chi mantiene la gente nell’ignoranza insolente (la peggiore) è la cultura marxista, giacobina e «del dissenso», della cui fazione il lettore di cui sopra si vanta (contento lui…) di far parte. Epperò don Sciortino mette il piede sulla saponetta quando, anziché chiuderla qui, sposa gli anti-Ruby ammettendo: «Forse, una maggiore tolleranza sul caso Ruby, da parte dei più praticanti, va trovata in quella tendenza del mondo cattolico a identificarsi in una cultura conservatrice».

Non si può dargli torto: il cristianesimo ha duemila anni e la Chiesa ha ancora cura di «conservarlo». Dunque, la cultura dei cattolici praticanti è davvero conservatrice. Poi il direttore aggiunge: «Se c’è una maggiore tolleranza dei cattolici praticanti del malcostume personale e politico, c’è da chiedersi come mai la dottrina sociale della Chiesa intercetta così poco i credenti praticanti».

E qui non riusciamo a seguirlo, ci perdoni. La Dottrina Sociale della Chiesa (ci si scusi se lo scriviamo maiuscolo) dovrebbe servire a fare indignare i cattolici per le serate danzanti di Berlusconi? Conclude il direttore: «È segno, forse, che la fede cristiana è ancora ridotta alla celebrazione del culto. Con poca o scarsa incidenza nella formazione sociale delle coscienze. Rese, così, incapaci di indignazione, protesta e proposta». Eggià, ci mancano i católicos indignados e poi siamo a cavallo. Ma ce li vedete i cattolici praticanti sotto le finestre di Arcore a protestare indignati perché Berlusconi salta la cavallina? Per quanto riguarda la «proposta», la Dottrina Sociale ne è piena; anzi, è tutta una proposta. L’unica proposta che nella Dottrina Sociale non si trova è questa: le dimissioni del premier arzillo come panacea di tutti i mali del Paese.