• FEDE & STORIA

La Casa di Loreto, una sfida affascinante

Lo scettico fatica a credere agli angeli che trasportano in volo case dalla Terrasanta. Ma accettare la sfida del pio mistero di Loreto è da uomini veri.

La Santa Casa di Loreto


All’interno del santuario di Loreto si trovano i muri della Santa Casa, ovvero il luogo dove probabilmente avvenne l’Immacolata Concezione e dove nove mesi nacque Maria. Dopo altri 15 anni fu la volta dell’Annunciazione; Nazareth è la località dove abitò per quasi trent’anni anni la Sacra famiglia, dal suo ritorno dall’Egitto all’inizio della vita pubblica di Gesù.

A Loreto la casa oggi visibile è solo parzialmente quella originale, essendo stata completata nei suoi muri e nel soffitto: la parte che proviene da Nazaret riguarda tre pareti su quattro, fino a circa 2 metri di altezza. Le porte attualmente esistenti, per permettere il flusso dei visitatori, non sono quelle originali, mentre la porta originaria è oggi murata. I muri sono spessi 90 centimetri (cioè 2 cubiti amma pari a 0,45 metri) ed il perimetro interno, che delimita l’area calpestabile, dice di una stanza di 4,05 x 7,20 metri, ovvero 9 x 16 cubiti amma. In pratica si tratta di numeri interi e ben proporzionati in unità di misura ebraiche. Archeologicamente, si tratta di una classica casa galilea di 2000 anni fa.

A Nazareth, nel IV secolo, sopra la Santa Casa, venerata fin dall’epoca apostolica, fu costruita una prima basilica e di questa, come dell’abitazione della Vergine, i pellegrini ci lasciarono delle descrizioni nei loro itinerari. Distrutta dai Saraceni nel XII secolo all’avvicinarsi dei crociati, la basilica fu ricostruita dall’esercito cristiano; ma questa seconda basilica ebbe vita breve, perché nel 1263 fu incendiata dagli islamici del sultano Bibars. Dagli scritti dei pellegrini in Terrasanta che visitarono Nazareth dopo quell’anno, risulta che il nucleo dell’abitazione della Vergine fu distrutto (il che non necessariamente significa del tutto abbattuto o “raso al suolo”), e tale rimase almeno fino a quando l’esercito crociato abbandonò quei luoghi. Gli scavi dell’inizio del XX secolo, eseguiti da Prospero Viaud, rimisero infatti in luce avanzi preziosissimi della prima e della seconda basilica evidenziando che l’opera dell’epoca di Costantino fu edificata per proteggere e salvare la Santa Casa.

I pellegrini dei primi tredici secoli descrivono l’abitazione della Vergine come composta di due parti: la grotta nel monte e la camera in muratura. Dopo la partenza dei crociati, sul finire del XIII secolo, parlano soltanto della grotta "che non si poteva asportare senza asportare il monte". Della struttura in muratura non si parla già più.

Oggi sappiamo che la parte inferiore della Casa all’interno del santuario di Loreto è costruita con tecniche inusuali in Italia. Altra stranezza, essa è senza fondamenta, ma a Nazareth, all’interno della basilica dell’Annunciazione, ci sono le fondamenta corrispondenti per le misure.I mattoni e la loro modalità di produzione, collocazione ed unione non corrispondono nella parte bassa (realizzata nella cosiddetta “finitura nabatea”) alle tecniche uate per la parte di muro soprastante.

La Santa Casa non presenta segni che possano suggerirne una “scomposizione” in blocchi, ma si trova dove è oggi, dopo quattro o cinque (!) tappe intermedie, con le pietre “murate” con lo stesso tipo di malta usata 2000 anni fa a Nazareth. Sui muri sono presenti dei graffiti antichi di ambiente palestinese che indicano che per i primi pellegrini quello era luogo di culto.  La casa originale come detto ha solo tre pareti: la sua forma corrisponde perfettamente per dimensioni alla grotta di Nazareth (che ne costituiva la quarta parete). L’orientazione della porta (a nord) e della finestra (ad ovest)  nella disposizione della casa nel santuario di Loreto, per nulla logica e diversa da tutte le case della zona,  si adattano invece alla luce e al freddo se si orienta la casa nella posizione che aveva a Nazareth (la porta a ovest e la finestra a sud). Un testo prezioso per chi volesse approfondire è quello dell’ingegner ed architetto Nanni Monelli “La santa casa a Loreto, la santa casa a Nazareth”.

Una raffica di domande sfidano la nostra curiosità: perchè la casa dovrebbe trovarsi proprio lì, a Loreto, sulla sommità del colle Prodo? Se la casa è stata portata via mare, perchè ricostruirla lontano dal mare? E perché costruirla in mezzo, proprio sopra, a quella che al tempo era la strada principale (e gli statuti comunali del tempo, ritrovati in varie città vicine, proibivano le costruzioni sulle strade o ne ordinavano l’abbattimento)? In origine non era una chiesa: non ne aveva le dimensioni (troppo piccola), ne’ l’orientamento; presenta persino l’assurdità di avere l’apertura sul lato più lungo, mentre le chiese di solito ce l’hanno sul lato corto. Non ha proprio senso…  
E se era una casa, perché costruirla con la porta e la finestra orientate in modo illogico rispetto alla luce (finestra ad ovest) e al freddo (porta a nord)? E perché usare per cementare i mattoni una tecnica non in uso in Italia? E senza fondamenta poi…  

Se la casa fosse stata deliberatamente “smontata” dai crociati, poi prelevata, trasportata per terra e per mare e infine ricostruita, tale operazione al termine del 1200, con le strade ed i mezzi di allora, risulterebbe quasi impossibile. Se tuttavia questo fosse stato fatto davvero, sarebbe ancora più inspiegabile che non ne risulti traccia da nessuna parte, considerando che l’eventuale impresario dovette impegnare con dovizia uomini e mezzi.

Gli studi di qualificati storici dell’arte, geologi, architetti ed ingegneri attestano che:
- non esiste nessuna costruzione coeva nell’ambiente marchigiano che somigli alla Santa Casa.
- non si trova nessuna autorizzazione alla costruzione risultante dai meticolosi atti catastali lauretani del tempo.
- le pietre che si trovano nella grotta dell'Annunciazione a Nazareth hanno la stessa origine geologica delle pietre dell'altare dei Santi Apostoli oggi all’interno della Santa Casa.
- le testimonianze documentano, dopo la traslazione (1291), la scomparsa di uno dei due altari un tempo esistenti a Nazareth.

Il primo a segnalare un altare nella cripta della basilica crociata a Nazareth fu Daniele l'Igumeno, un abate russo che visitò Nazareth nel 1113-1115, annotando nella propria lingua l'esistenza di un piccolo altare sul quale si celebrava la liturgia.
Fondamentale, secondo un altro studioso di Loreto, padre Santarelli, la testimonianza di Ricoldo da Montecroce, che visitò Nazareth tra il 1288 e il 1289. Il Ricoldo cita 2 altari: uno nel luogo dove la Madonna pregava quando le fu inviato Gabriele; un altro nel luogo dove stette Gabriele durante l'Annunciazione: uno ad oriente, l'altro ad occidente. Dopo la traslazione la prima testimonianza è quella del veneziano Marin Sanudo, in visita nel 1321: fu il primo a segnalare un solo altare.

La casa si trova dove è oggi dal 10 dicembre del 1294, secondo la tradizione che la dice aver fatto tappa prima verso il mar Mediterraneo, presso la costa israeliana, poi in Illiria, a Tersatto, cioè Fiume, l’odierna Rijeka (1291) e poi a Loreto (1294). Le mura oggi a Loreto per tre anni e mezzo stazionarono a Tersatto (maggio 1291-dicembre 1294), scomparendo altrettanto stranamente di quando comparvero, tra lo stupore di chi lo attestò. Traslate nelle Marche non si posizionarono subito dove sono oggi, ma cambiarono almeno altre due posizioni, sempre attorno a Recanati e Loreto.

Documenti del 1300 parlano finalmente della Chiesa di Santa Maria di Loreto, meta di pellegrinaggi da tutta Europa: una bolla di Papa Clemente V, del 1310 e una sentenza del giudice di Macerata, del 1315, con i depredatori della S. Casa e dei pellegrini che ad essa si recavano. Ciò indica che la Casa era considerata come un Santuario venerato e famoso. Un affresco scoperto a Gubbio negli ultimi anni del secolo scorso, risalente alla prima metà del XIV secolo, rappresenta la traslazione della Santa Casa da Tersatto a Loreto, dimostrando come, pochi anni dopo il supposto prodigio, la comparsa della Casa della Vergine fosse ritenuta un fatto certo.

Non è tutto. All’interno della stessa Santa Casa, sulla parete di fondo dove si apre una finestra detta dell’"Angelo", si trova un affresco ben conservato. Si tratta di un ex voto rappresentante San Luigi IX, re di Francia, vestito di un abito a strisce bianche e rosse, i colori della Casa Reale Francese. Egli porta nella sinistra delle catene e nella destra il bordone del pellegrino. È proprio con questo abito che il re si recò a Nazareth il 24 marzo 1251, in ringraziamento per essere stato liberato dalla prigionia del sultano d’Egitto. La descrizione del viaggio, dell’abito e dei componenti il corteo del re si trova nella biografia scritta dal suo confessore Beaulieux. L’affresco è dei primi del 1300 e prova anch’esso come, a pochi anni dalla data fissata dalla tradizione per la traslazione, si ritenesse che il re francese avesse visitato quelle stesse mura, che nel 1251 erano però in Terrasanta.

Per lo scettico razionalista è difficile credere agli angeli e poi credere che gli angeli trasportino case e che una casa svolazzi tra Terrasanta, Dalmazia e Marche, senza risentire nemmeno degli atterraggi.
Tuttavia il mistero è ancora oggi tale e rifiutarne la sfida solo perché non si vuole credere all’onnipotenza di Dio, sorvolando, noi sì, sulle sfide alla ragione poste con semplicità dai fatti verificabili, è il solito limite di chi non vuole credere, credendosi più intelligente, razionale e scientifico di chi, più curioso ma non per questo ingenuo, prima si meraviglia, poi studia, si inginocchia e prega.