• ELEZIONI AGLI ANTIPODI DELL'UE

La Francia boccia Macron, la Polonia riconferma Duda

Si è votato domenica in due importanti paesi europei, in Polonia per le elezioni Presidenziali in Francia per le elezioni amministrative. In Francia si registra il netto declino della popolarità di Macron, a vantaggio soprattutto della sinistra. Astensione molto alta. In Polonia, invece, il conservatore Duda vince il primo turno e si avvia alla riconferma

Andrzej Duda

Si è votato domenica in due importanti paesi europei, in Polonia per le elezioni Presidenziali in Francia per le elezioni amministrative. Il voto francese è sconcertante e oltre ad una tensione storica di più del 60% dei cittadini d’Oltralpe, figlia del disincanto, delle preoccupazioni sanitarie e della sfiducia diffusa, segna uno spostamento del 40% dei cittadini votanti verso le coalizioni socialiste, comuniste e verdi, preferite ai pasticci fatti al secondo turno di molti comuni tra i Conservatori Repubblicani e i Liberali di Macron. I votanti moderati e di destra non hanno chiaramente partecipato al voto. In Polonia, invece e nonostante l’assedio globale contro il partito cattolico e conservatore ed il Presidente uscente Duda, egli conferma un solido consenso al 42%, il risultato non gli consente di vincere al primo turno e dunque si dovrà votare il ballottaggio tra due settimane. Sarà il sindaco di Varsavia Trzaskowski lo sfidante con suo 30% di consensi ottenuti, mentre il ‘terzo incomodo’, il comico televisivo Hołownia ha raccolto il 13%. Il voto delle elezioni Presidenziali che avrebbe dovuto svolgersi lo scorso 10 maggio, è stato posticipato a causa del Covid a ieri 28 giugno. Regge la Polonia, ma dobbiamo attendere per festeggiare l’ennesima vittoria contro il totalitarismo, Macron invece scardina la Francia e finisce sotterrato dalle macerie.

In Francia le settimane precedenti al voto di domenica sono state certamente burrascose per Macron sul piano interno, mentre su quello internazionale il Presidente francese ha ormai assunto i ‘pieni poteri europei’ nel Mediterraneo (grazie alla evanescente e sconclusionata posizione italiana) e nelle relazioni con la Russia (altro paese amico dell’Italia con il quale, lo stesso vale per gli USA, il nostro paese non esprime alcuna strategia diplomatica). L’applicazione di tracciamento dei contagi ‘StopCovid’, lanciata in pompa magna lo scorso 2 giugno è stata un ‘flop’ e in un mese solo 1 milione 900mila francesi hanno scaricato l’applicazione sui propri telefoni con 460mila persone che hanno già deciso di disinstallarla. E’ scoppiato uno scandalo sull’abuso delle intercettazioni nei confronti degli avvocati che venivano ascoltati dalla Procura di Parigi e, di conseguenza, l’intero ordine degli avvocati ha deciso di intraprendere una azione penale nei confronti del Governo. La legge contro i ‘crimini di odio’, ovvero la legge ‘bavaglio o censura’ tanto sbandierata dalla maggioranza macronista, è stata quasi totalmente dichiarata incostituzionale dalla Corte suprema del paese perché eccessivamente ‘contraria alla libertà di parola’. Il Governo è sotto accusa per le violenze della polizia, note da tempo ma sempre sopportate ed il caos all’interno dell’esecutivo è tale che il destino del Primo Ministro Edouard Philippe è in bilico e perciò si era candidato a sindaco di Le Havre (anche perché la sua popolarità ha superato quella di Macron) e, alcuni commentatori, azzardano la previsione che nei prossimi giorni lo stesso Macron potrebbe nominare se stesso come Primo Ministro o effettuare l’ennesimo rimpasto di Governo. Oggi il 60% dei cittadini francesi disapprova il suo operato.

In questo clima le 35 mila municipalità francesi hanno affrontato il voto per il secondo turno e l’elezione dei sindaci di Francia spostato al 28 giugno. Il primo turno era stato contro ogni buon senso il 15 marzo, nel mezzo della pandemia Covid, due giorni prima della dichiarazione di lockdown e aveva visto un tasso record di astensione: oltre il 55%, o 20 punti in più rispetto al 2014 di non partecipazione. Più di 500 sindaci sono stati addirittura eletti con un tasso di astensione superiore al 70%, perciò è aperta una grande discussione sulla loro legittimità. Ieri invece con l’astensione oltre il 60% si riconferma il Sindaco di Parigi e socialista Hidalgo, i Verdi conquistano Strasburgo e Lione, la Sinistra a Marsiglia, mentre il Primo Ministro di Francia Edouard Philippe vince a Le Havre, i Conservatori Repubblicani a Nizza, la Destra di Le Pen era stata fatta fuori dai comuni più importanti al primo turno. Macron si è detto preoccupato per il risultato e per la disaffezione, ma di questa situazione di drammatico disinteresse il primo colpevole è proprio il ‘galletto francese’.

In Polonia le elezioni presidenziali erano un banco di prova importante e non solo, come ultimamente abbiamo descritto, per la tenuta della nazione e della cultura cattolica del paese, ma anche per quella del partito di Governo, il PiS (conservatori cattolici) che ha portato ai polacchi il miglior tasso di sviluppo economico, il minore di disoccupazione, la miglior crescita di PIL e una invidiabile ed efficace politica sociale e famigliare. Oltre alle pressioni internazionali di lobbies e filantropi noti, la gran cassa della stampa di regime globale ha fatto un tifo sfrenato sino al giorno del voto, dichiarandosi certi di un ‘testa a testa’  tra l’uscente cattolico e conservatore Duda e lo sfidante e sindaco pro gay di Varsavia Trzaskowski, appoggiato dai Popolari polacchi. Terzo incomodo il populista comico televisivo, assolutamente privo di una visione nazionale, politica e sradicato da qualunque valore di riferimento, Hołownia.

Nella foga polemica e assolutamente scorretta, anche la visita del Presidente Duda a Trump negli USA, seppur programmata da tempo e avente per oggetto la crescita degli investimenti americani in Polonia, il dislocamento dei militari americani dalla Germania alla Polonia e il veto polacco per ogni fornitura di gas russo   (appoggiato da Trump che è allarmato dalla dipendenza europea di energia dalla Russia), è stato criticato e ridicolizzato dagli avversari politici di Duda e del Governo polacco. Ebbene il voto polacco (ben più del 62% dei votanti) ci dimostra che l’attuale Presidente Duda ed il suo partito hanno una solida popolarità che si conferma, come alle politiche, oltre il 42%. Tra quindici giorni, al ballottaggio, non basteranno le bugie e le minacce del mainstream globale e delle istituzioni europee per convincere i polacchi ad eleggere il Sindaco pro gay di Varsavia Trzaskowski che, pur potendo contare sui voti del partito di Sinistra ed apertamente LGBTI (in calo al 2.9%) non dovrebbe riuscire nella sua ambizione di ‘costruire una nuova Polonia’ relativista e anti cristiana. Il populismo di sinistra e verde vince tra la minoranza francese, il popolo polacco conferma la sua vitalità e, comunque vada, si conferma baluardo della cattolicità di successo europea.