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Lo strano caso delle panchine che cambiano colore

Un gruppo di ragazzi, senza nessun permesso, dipingono alcune panchine di piazza Gimma a Roma dei colori dell’arcobaleno. Poi altri ragazzi le ridipingono con i colori della bandiera italiana. Riportiamo qui l’intervista rilasciata al sito ProVita & Famiglia dal consigliere Sandra Bertucci (FdI), consigliere del Municipio II sul cui territorio sono presenti le panchine incriminate.

«Consigliere, ci spiega da suo punto di vista cosa è successo e chi secondo lei sono gli autori del gesto?

«La premessa è che, una settimana fa, in consiglio municipale, è stato approvato un documento da parte della maggioranza di centrosinistra che governa il II Municipio, che chiedeva la riverniciatura di alcune bandiere del Municipio, con alcuni colori della bandiera LGBTQ per sensibilizzare i cittadini sulle tematiche dell’identità di genere. La settimana dopo, un gruppo di ragazzi della giovanile del PD, ha riverniciato, di propria iniziativa, le panchine di piazza Gimma che stanno sotto il Municipio con i suddetti colori. Il tutto avvallato dalla Presidente del Municipio che li ha ringraziati. Noi come Fratelli d’Italia abbiamo dichiarato subito la nostra contrarietà, ma non perché qualcuno vuole negare i diritti degli omosessuali e della comunità LGBT. Noi siamo contro ogni discriminazione e atto di violenza contro la persona in generale, a prescindere dal suo orientamento sessuale, ma il problema era un altro: le panchine essendo un bene pubblico e quindi appartenente a tutti i cittadini, non devono essere strumentalizzate per finalità propagandistiche da parte di un partito politico che si è appropriato indebitamente di questi arredi urbani. La seconda contestazione che gli abbiamo fatto è che essendo le panchine del Comune di Roma, qualsiasi azione volta alla loro gestione deve passare per gli uffici tecnici competenti. Un cittadino non può imporre in modo arbitrario questi arredi urbani. Quindi, a mio avviso, questo sarebbe spettato a ditte che lavorano per il Comune di Roma: bisogna scegliere vernici adeguate, non tossiche ecc. C’è tutta una procedura, non solo burocratica e amministrativa, ma è proprio da regolamento e non sappiamo se questo è stato seguito da questo gruppo di giovani o no, che come liberi cittadini hanno compiuto questo gesto. E poi è successo che qualche giorno dopo, un altro gruppo di giovani, ha ridipinto le panchine con i colori del tricolore, ovviamente sono stati fermati, riconosciuti dalle forze dell’ordine e denunciati dalla presidente del Municipio. Io ho preso le distanze da entrambi gli atti. Peraltro i giovani che hanno imbrattato le panchine coi colori della nostra bandiera non si riconoscono in nessun partito, non si è trattato di un gesto politico. Repubblica ha attaccato me e un mio collega di Fratelli d’Italia, con la solita tiritera della “destra omofoba ecc.” sottintendendo una cosa gravissima ovvero che i mandanti siamo stati io e il mio collega, di questo chiederemo spiegazioni a Repubblica. Hanno preso stralci del nostro comunicato di contrarietà al gesto, strumentalizzandolo, ma perché ci si sta appropriando del bene pubblico per tentare di fare semplicemente propaganda ideologica. Questo è un atto gravissimo di imposizione: accade quando il potere si impone contro la libertà democratica di dar voce a tutti i cittadini. Inoltre il Municipio, come tutta Roma, ha delle gravi problematiche di gestione di degrado, chi governa questo Municipio prende posizione su tematiche su cui non ha la minima competenza. Ad esempio, sulla questione dei diritti omosessuali il Municipio non ha competenza, avrei preferito di più una conferenza con le due controparti sul ddl Zan, ma non un gesto così prepotente, poi, sul bene pubblico. Noi continueremo a monitorare la situazione, stiamo verificando se questo gruppo di ragazzi avesse o meno l’autorizzazione da parte dell’ufficio, perché sarebbe anche grave che il Comune di Roma lasciasse ai liberi cittadini la gestione di un bene pubblico senza un minimo di documentazione».

Si è trattato effettivamente di un gesto vandalico, provocatorio, si può parlare davvero di “omofobia” oppure il messaggio che si voleva far passare era un altro? Forse si trattava di un intento maldestro, di restituire alle panchine, anche alla luce di ciò che ha appena detto, una funzione non selettivamente identitaria, sottolineando che sono un bene di tutti?

«Come cittadina e rappresentante delle istituzioni posso confermare che questo è veramente uno dei Municipi più tolleranti e aperti alla comunità omosessuale: non ci sono mai stati atti di violenza. Nessuno mai si è permesso di proclamare messaggi di odio, basti pensare anche ai dati Oscad o rilevati dalla polizia, quante sono le aggressioni per motivi di identità sessuale? Sono veramente minimi. Al primo posto, in questa città ci sono gli atti di violenza per questioni di razzismo e contro i disabili. Le aggressioni contro gli omosessuali sono una cifra davvero minoritaria. L’atto in sé non è stato un gesto d’odio ma un tentativo, seppure maldestro, di rivendicare che il patrimonio e il bene comune sono di tutti i cittadini. Inoltre il tricolore rappresenta tutti i cittadini, nessuno può sentirsi minacciato e offeso dai colori della nostra bandiera. E’ un simbolo che unisce non un simbolo che divide».

Di Cesare, presidente di Arcigay Rieti ha commentato «La risposta a queste azioni inqualificabili è solo una e cioè quella di più panchine arcobaleno e della collaborazione delle amministrazioni pubbliche che dovrebbero rappresentare la cittadinanza tutta, senza differenze di colori, di credo religioso, di appartenenza politica, di orientamento sessuale o di identità di genere.” E’ d’accordo, pensa che la soluzione possa essere “più panchine arcobaleno per tutti”? La comunità arcobaleno non rischia forse di “autoghettizzarsi” così?

«Io non condivido assolutamente le dichiarazioni del presidente dell’Arcigay di Rieti perché, se le istituzioni dovessero usare il bene pubblico per rappresentare tutti allora ci dovrebbe essere: una panchina per le minoranze etniche presenti nel territorio, una per ogni minoranza, non basterebbero le panchine di Roma per rappresentare la bellissima pluralità che questa città contiene sia a livello sociale, sia etnico, sia religioso. La pluralità va benissimo e va salvaguardata ma non in questo modo. Questo è un gesto propagandistico e, mi dispiace dirlo, sono proprio questi gesti che istigano al divisione e l’odio, non sono assolutamente unitari perché si costringono le persone ad identificarsi in un pensiero unico. Io posso pensarla pensarla diversamente dalla comunità LGBT perché devo sentirmi costretta ad indentificarmi in quel pensiero? La libertà è il diritto più grande che nei secoli abbiamo conquistato. Questi atti aumentano solo la divisione, sono prevaricatori della libertà e della democrazia di un paese».