• IL LIBRO DI FESTA

Un giallo ripercorre la stagione della morte del Pci

Addio Milano bella, il libro dell'ex Pci Lodovico Festa che ripercorre il dramma della crisi di identità nel più grande partito comunista del mondo dopo quello sovietico. Tra chi è passato a Rifondazione, chi è entusiasta di Clinton, chi si ostina a far vento al morto nella speranza che si rianimi scorrono le immagini di una stagione vista con gli occhi di chi ha preso le distanze. 

Lodovico Festa a molti lettori della Bussola non sarà un nome ignoto, dal momento che da anni scrive sulla storica rivista «Studi Cattolici» quale esperto di cose politiche. E in effetti lo è, perché è stato condirettore del quotidiano «Il Foglio», ma soprattutto un dirigente del vecchio Pci milanese. Mi ha cercato per un incontro-video sulla sua pagina Facebook e, perciò, volentieri ho letto il suo ultimo libro: Addio Milano bella (Guerini, pp. 280, €. 18), dove si racconta in forma romanzata la trasformazione del Pci in Pds al tempo della tempesta di Mani Pulite.

Il titolo volutamente arieggia l’antica canzone anarchica Addio Lugano bella perché il protagonista è un ingegnere ex notabile comunista che da tempo si è ritirato nella svizzera Lugano ma che, essendo stato addentro alle segrete cose, di tanto in tanto viene richiesto di tornare a Milano per togliere qualche nuova castagna dal fuoco. La solidarietà comunista, specialmente per i vecchi compagni, non è acqua e così l’ingegnere torna a Milano perché è successo un fattaccio che è bene resti inter nos: qualcuno ha sottratto una grossa somma da una cassaforte segreta custodita in un appartamento altrettanto segreto.

Soldi da usarsi in caso di estrema emergenza e della cui esistenza solo pochissimi sapevano. La cosa strana, in questo furto, è che il ladro non ha preso tutto quel che c’era. E, coincidenza, c’è anche uno che è morto di strana morte. Il lettore appassionato di gialli, però, troverà che questa è solo la scusa per parlare d’altro: il dramma delle crisi di identità nel più grande partito comunista del mondo dopo quello sovietico. L’ingegnere fa il giro dei circoli (che prima si chiamavano sezioni), ascolta tutti e lo sfogo di ognuno. Chi è passato a Rifondazione, chi è entusiasta di Clinton, chi si ostina a far vento al morto nella speranza che si rianimi.

Il tutto mentre ancora non si si sa se Mani Pulite, che ha affossato i socialisti e sta finendo di ammazzare la Balena Bianca, adesso punterà i riflettori sui comunisti. Noi, oggi, sappiamo che, al contrario, i comunisti furono i soli risparmiati da Mani Pulite, e c’è ancora qualcuno che si chiede perché. Ma l’autore fa muovere il suo ingegnere tra personaggi che ancora non sapevano come sarebbe andata a finire e hanno, ma sì, paura.

Quelli del libro, almeno. L’autore fa tanto di nomi e cognomi di personalità dell’epoca. Altri, però, li nasconde sotto nomi diversi, alcuni facilmente indovinabili (per esempio, Agnelli diventa Capretti), altri meno (almeno, io non ci sono riuscito). Chissà perché. L’autore tratteggia la Milano del tempo con precisione certosina, quasi una guida turistica, con tanto di descrizione e storia dei palazzi visitati, itinerario metrò-bus per raggiungerli e perfino i numeri civici.

I più anziani riconosceranno una stagione che non fu solo milanese. I giovani conosceranno “dal di dentro” una vicenda di cui hanno (forse) solo sentito parlare. Il libro conclude una trilogia con lo stesso protagonista, i due volumi precedenti, Provvidenza rossa e La confusione morale, sono usciti per Sellerio. In questo centenario della fondazione del Partito Comunista d’Italia (si chiamava così nel 1921) un amarcord di chi ha preso le distanze ben venga.