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Centrafrica, la fiera della speranza

La Repubblica Centrafricana è in guerra dal 2013 da quando la coalizione islamista Seleka ha dichiarato guerra al governo e ai cristiani. Il conflitto continua con razzie e massacri. La missione carmelitana di Bozoum, con la Caritas, organizza una fiera agripastorale da 14 anni. Ora è diventata letteralmente una fiera della speranza. 

La fiera di Bozoum

La Repubblica Centrafricana è in guerra dal 2013 quando Seleka, una coalizione islamista, è riuscita a rovesciare il governo e a instaurare una dittatura. Grazie alle azioni diplomatiche e militari internazionali intraprese, nel 2014 è iniziata una transizione democratica che tuttavia non ha messo fine al conflitto. I miliziani Seleka, anzi, divisi in bande armate, hanno continuato a combattere, razziare, infierire nella maniera più crudele sui cristiani prendendo di mira anche istituti e strutture religiosi. Per difendersi, i cristiani hanno organizzato delle milizie di autodifesa chiamate anti-Balaka che presto però hanno iniziato a infliggere ai civili musulmani le stesse atrocità dei Seleka.

Da allora la guerra continua, devastante. Metà della popolazione, circa 2,4 milioni di persone, dipende ormai dagli aiuti internazionali, gli sfollati e i rifugiati superano il milione. Nei territori in cui si combatte nessuno sa se potrà raccogliere domani i frutti dei campi e degli orti seminati oggi né per quanto tempo il suo bestiame sarà al sicuro da razzie. Dall’inizio dell’anno, ad esempio, già 30.000 persone sono fuggite da Paoua, nel nord ovest, dove sono in corso combattimenti che hanno costretto Medici senza Frontiere a sospendere l’attività in sette centri sanitari. Gli scampati alla violenza raccontano di uomini a cavallo che sparavano a qualsiasi cosa si muovesse. Finora la città e la sua subprefettura quasi non erano state coinvolte nella guerra.

Eppure uno spiraglio di pace, una tregua bastano a ridare speranza e vigore ai civili atterriti, affranti ed esausti. A 120 chilometri soltanto da Paoua, nella stessa prefettura, c’è Bozoum, una cittadina di circa 22.000 abitanti, benedetta dalla presenza di una missione carmelitana. Uno dei missionari, Padre Aurelio Gazzera, è responsabile della Caritas locale ed è parroco di Bouar, distante 110 chilometri, sede della diocesi, più volte raggiunta dalla guerra. Da 14 anni la missione, in collaborazione con la Caritas e grazie anche all’aiuto finanziario dell’associazione “Amici per il Centrafrica”, organizza a Bozoum una fiera agropastorale che attira pubblico e partecipanti da tutta la regione. Quest’anno, malgrado le incertezze e le difficoltà, la manifestazione non solo si è svolta come di consueto, ma è durata tre giorni invece di due, dal 26 al 28 gennaio.

Padre Aurelio racconta che vi hanno partecipato migliaia di persone e 195 cooperative, alcune arrivate persino da Bocaranga, 120 chilometri più a nord, teatro di furiosi combattimenti lo scorso autunno. “Qui ritrovo la speranza e non penso alla guerra” ha spiegato ai giornalisti Françoise, socia  della cooperativa Njobe. I miliziani le hanno distrutto la casa e le hanno rubato tutti i raccolti che erano ancora nei campi. Grazie a quelli già immagazzinati prima del loro arrivo, la sua cooperativa è stata tra quelle premiate e ha ricevuto in dono un attestato, una medaglia e degli attrezzi agricoli.  

Alla Fiera hanno presenziato, oltre a tutte le autorità locali, il ministro dello sviluppo rurale, quello del bestiame e quello della promozione della gioventù. Con loro i rappresentanti delle cooperative hanno avuto un lungo incontro durante il quale hanno potuto comunicare speranze e problemi. Nei tre giorni di fiera, gli espositori hanno venduto prodotti agricoli per un valore di oltre 91.500 euro (il doppio rispetto all’anno precedente). La manifestazione è stata anche l’occasione per un bilancio delle attività agricole della regione. Nonostante la guerra e l’instabilità crescente, ottimi risultati sono stati ottenuti in particolare nella produzione risicola, straordinariamente aumentata, come spiega padre Aurelio. La Caritas da due anni è infatti riuscita a convincere il Programma alimentare mondiale ad acquistare localmente il riso destinato alle mense scolastiche, invece di importarlo. Questo ha indotto gli agricoltori a migliorare la qualità del riso e ad aumentarne la produzione.

“È importante – commenta padre Aurelio che della fiera è stato l’ideatore – dimostrare che con il lavoro dei campi si può vivere dignitosamente, essere autonomi, mandare a scuola i figli, sostenere le spese sanitarie”. Ma la fiera – spiega ancora padre Aurelio – non è solo una occasione per vendere i raccolti. È anche un momento di festa. Ci sono bar, ristoranti, la gente si incontra, si diverte, dimentica per un momento ansie e preoccupazioni”. Anche così le forze della vita contrastano le forze di morte.

Il capo dello stato, Faustin-Archange Touadéra, impegnato altrove, ha contribuito con il dono di 20 aratri e di una somma di denaro pari a circa 7.600 euro.  È un dono davvero modesto se si pensa che negli anni 70 del secolo scorso, all’epoca del presidente Bokassa, il dittatore autoproclamatosi imperatore, la presidenza regalava a manciate agli ospiti più illustri i diamanti di cui il paese è ricco: tra gli altri, ad accettare i doni preziosi fu l’allora presidente della repubblica francese Valery Giscard d’Estaing, al centro di uno scandalo per questo e per le battute di caccia all’elefante in compagnia del delirante dittatore, sospettato persino di cannibalismo.