a cura di Stefano Fontana
  • PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE SOCIALI

Cos'hanno in Comune Sorondo e Glendon?

Mons. Sánchez Sorondo e Mary Ann Glendon, cosa hanno in comune? Hanno in comune la presidenza della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Il vescovo Sánchez è l’attuale presidente e la giurista di Harvard lo è stata nel recente passato. Nient’altro in comune? No, nient’altro, anche se due presidenti della medesima istituzione scientifica della Santa Sede (di recente è stato nominato membro anche Mario Draghi) dovrebbero avere in comune alcune idee di fondo.

Anzi, il cambiamento d’epoca (e di paradigma) risulta molto evidente se confrontiamo le due figure. La presidenza Sánchez è caratterizzata da una visione “aperta” dell’Accademia, nel senso che sia le iniziative proposte sia i nomi di esperti coinvolti e valorizzati hanno ormai poco di ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa o addirittura assumono posizioni ad essa contrarie.

Al contrario, l’ex presidente Glendon viene nominata da Trump a capo della Commissione governativa sui diritti umani. Mentre il Vaticano di Sánchez si apre al pensiero liberale, la Commissione della Glendon dichiara finita la stagione dei diritti liberali e pensa a ridefinirne i contenuti. Un tempo si sarebbe pensato il contrario, con la Santa Sede impegnata a difendere il diritto naturale contro la libertà senza verità dei diritti intesi come pretesa soggettiva, e l’amministrazione americana impegnata nella valorizzazione liberal delle preferenze individuali. 

Molti osservatori decretano la fine per estenuazione del principio moderno della libertà assoluta, ossia senza criteri. La civiltà occidentale è in profonda crisi di identità proprio per questo e sta diventando una grande casa per appuntamenti, come prevedeva Peter Hahe in un suo libro di qualche anno fa. Poi è venuto Patrick Deneen con il suo Why Liberalism Failed (perché il liberalismo è fallito) del 2018 che contraddice la famosa analisi di Francis Fukuiama su La fine della storia, ossia sulla vittoria dell’Occidente dopo il crollo del comunismo.

Anche il giornalista Matteo Ferraresi ha parlato della fine del liberalismo nel suo Il secolo greve (Marsilio, 2017). Danilo Castellano sulla rivista francese “Catholica” nel 2016 definiva il liberalismo “une illusion”. Molti liberali si sentiranno ingiustamente colpiti da queste letture cui essi rimprovererebbero di non aver capito cosa sia veramente il liberalismo. Penso per esempio a Marcello Pera.

Però se si evitano le analisi troppo sottilmente accademiche e si definisce l’origine del liberalismo come l’anticipazione della libertà rispetto alla verità, i suoi effetti di dissoluzione nella vita dell’Occidente risultano evidenti. Se l’aborto e il suicidio sono diritti umani come l’uguaglianza di fronte alla legge o come il diritto a non essere discriminati per il colore della pelle, allora vuol dire che quella civiltà è al tramonto.

C’è poi un’altra considerazione da fare sulla importanza della Commissione Glendon (e quindi sull’arretratezza della presidenza Sanchez). Come da tempo viene detto in questo blog, le costituzioni oggi costituiscono il principale problema. La Commissione Glendon ha lo scopo di ricondurre i diritti umani alle idee dei Padri fondatori dell’America. Lasciamo stare qui se quelle idee fossero adeguate per fondare i diritti umani, in ogni caso porre il problema della costituzione e dei suoi fondamenti sta diventando di fondamentale importanza.

Sui temi della vita e della famiglia la legislazione è in molti casi contraria alle costituzioni vigenti, in altri casi trovano proprio nelle costituzioni gli appigli o le fessure per giustificarsi, molti quindi sentono il bisogno di chiarire il testo delle costituzioni circa i diritti umani, negando i cosiddetti “nuovi diritti” con delle modifiche alle Carte fondamentali del loro Paese. L’esigenza è diffusa e se viene perseguita questa strada si dovrà coerentemente arrivare non solo alla costituzione ma al fondamento della stessa costituzione. Lì si faranno veramente i conti con i liberalismo.

Bisognerà quindi seguire con attenzione i lavori della Commissione Glendon e la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali potrebbe dare un valido contributo se non fosse indaffarata in tutt’altre faccende.