• ELEZIONI REGIONALI

Emilia a sinistra, Calabria a destra, 5 Stelle distrutti. Torna il bipolarismo

Rispettate in larga parte le previsioni della vigilia. Il centro-sinistra si conferma alla guida dell’Emilia Romagna, regione simbolo del potere rosso, e cede al centrodestra il timone della Calabria. Ma questa tornata di elezioni regionali passerà alla storia per una serie di elementi assai importanti per il sistema politico. E' aumentata l'affluenza, è tornato il bipolarismo, i grillini escono distrutti. Ora resta da vedere come reagirà Salvini a un risultato che segna la sua prima sconfitta dal 2018. Ma anche il governo, la cui principale forza, i 5 Stelle, è ormai sovra-rappresentata in Parlamento. 

Bonaccini vince in Emilia

Rispettate in larga parte le previsioni della vigilia. Il centro-sinistra si conferma alla guida dell’Emilia Romagna, regione simbolo del potere rosso, e cede al centrodestra il timone della Calabria. Ma questa tornata di elezioni regionali passerà alla storia per una serie di elementi assai importanti per il sistema politico.

Anzitutto i dati sull’affluenza alle urne. In Emilia Romagna, soprattutto nelle città più fedeli al centro-sinistra, vale a dire Bologna, Modena, Ravenna e Reggio Emilia, è andato a votare il doppio degli aventi diritto rispetto al 2014. Si è dunque risvegliata la voglia di partecipazione, forse anche grazie al Movimento delle Sardine. In Calabria è andata più gente a votare, anche se la crescita rispetto alle precedenti regionali è più contenuta.

Il secondo segnale chiaro che emerge dalle urne è la rinascita del bipolarismo. Centro-destra e centro-sinistra si sono contese la vittoria, mentre i Cinque Stelle evaporano e raggiungono percentuali pressoché irrilevanti. Addirittura in Calabria, dove la soglia minima per entrare in consiglio regionale è l’8%, i pentastellati rimangono fuori dall’assemblea.

Stefano Bonaccini vince in Emilia Romagna grazie al voto disgiunto, raccogliendo più consensi rispetto alla somma dei voti dei partiti che lo sostengono. Al contrario Lucia Borgonzoni non porta valore aggiunto alla coalizione di centro-destra, che conquista nel complesso più voti di quelli della candidata presidente. Ciò significa che alcuni elettori di centro-destra hanno messo la croce sul simbolo di uno dei partiti alleati (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia) ma hanno poi espresso una preferenza per Bonaccini. Ciò deve far riflettere sulla campagna elettorale di Matteo Salvini, che è stata forse debordante ed è arrivata ad oscurare abbastanza la candidata presidente.

Più lineare, invece, la situazione in Calabria, dove la berlusconiana Jole Santelli diventa presidente e raccoglie quasi venti punti percentuali in più del principale sfidante, il dem Pippo Callipo. Significativo, come detto, il crollo dei Cinque Stelle in una regione che aveva beneficiato ampiamente del reddito di cittadinanza e di altri provvedimenti assistenzialistici messi in campo da quella forza politica, sia nel primo che nel secondo governo Conte.

Evidentemente, quindi, le ragioni dei diversi esiti elettorali tra Calabria ed Emilia Romagna sono anche ragioni territoriali e socio-economiche. In Calabria, dove le sacche di povertà e le disuguaglianze si sono ingigantite negli ultimi anni, la sinistra ha deluso ed è stata punita dei suoi elettori. In Emilia Romagna, invece, gli elettori hanno considerato positiva la gestione Bonaccini e l’hanno premiata. Ora bisognerà capire due cose. Come reagirà Matteo Salvini alla sua prima sconfitta dal 2018? E’ vero che già nell’agosto scorso, quando fece cadere il governo nella certezza che si sarebbe andati al voto, tutti lo davano per finito. Invece domina ancora la scena politica sul versante dell’opposizione. Anzi, il centro-destra ormai è stabilmente a trazione leghista. Secondo interrogativo riguarda le sorti del governo. Apparentemente è più solido, grazie alla vittoria di Bonaccini. Tuttavia, la liquefazione dei Cinque Stelle, che rimangono comunque il primo partito in Parlamento, pone problemi di equilibrio nei rapporti tra Pd, grillini e renziani. I dem alzeranno la posta e pretenderanno di imporre nuovi equilibri?