• TERAPIE BALZANE

I falsi farmaci cinesi che portano all'estinzione della fauna

A meno di un mese dall’emanazione del divieto il governo cinese ha rilasciato un comunicato in cui raccomanda come terapia per i casi gravi di COVID-19 iniezioni di Tan Re Qing, un farmaco della medicina tradizionale incluso dalla Commissione sanitaria internazionale nell’elenco dei trattamenti per curare bronchiti e infezioni delle vie respiratorie superiori, incluse quelle da Coronavirus. Composto da radice di scutellaria, fiori di caprifoglio cinese, frutti di forsizia, corno di capra e polvere di bile di orso.

In Cina come è noto si fa grande consumo di carne e di organi di animali selvatici: come alimenti prelibati e come farmaci che la medicina tradizionale impiega per curare innumerevoli malattie. Ma il 24 febbraio l'Assemblea nazionale del popolo cinese, in considerazione del provato rischio che possano essere fonte di contagio, ne ha vietato la vendita e il consumo alimentare, riservandosi di inserire il provvedimento nella legge sulla protezione della fauna selvatica entro la fine dell’anno.

L’annuncio è stato accolto con sollievo anche perché le richieste del mercato cinese stanno decimando alcune specie animali portandole addirittura sull’orlo dell’estinzione. A meno di un mese dall’emanazione del divieto però il governo cinese ha rilasciato un comunicato in cui raccomanda come terapia per i casi gravi di COVID-19 iniezioni di Tan Re Qing, un farmaco della medicina tradizionale incluso dalla Commissione sanitaria internazionale nell’elenco dei trattamenti per curare bronchiti e infezioni delle vie respiratorie superiori, incluse quelle da coronavirus.

A rivelarlo è stata il 25 marzo la rivista National Geographic provocando allarme e indignazione perché il Tab Re Qing è composto - oltre che da radice di scutellaria, fiori di caprifoglio cinese e frutti di forsizia - da corno di capra e polvere di bile di orso. A far circolare la notizia sui social prima ancora erano stati i trafficanti che vendono al mercato nero bile ricavata da orsi selvatici, proibita dal governo cinese così come quella importata perché il commercio di orsi neri asiatici, una delle specie più comunemente usate, è proibito dalla Convenzione sul commercio internazionale di specie di fauna e flora minacciate di estinzione.

L’unica bile autorizzata in Cina è infatti quella estratta da orsi allevati a tale scopo. La sostanza - spiega sul National Geographic l’organizzazione non governativa Animals Asia - viene estratta con cateteri, siringhe, tubi inseriti nella cistifellea degli animali. I procedimenti sono invasivi, molto dolorosi, spesso provocano infezioni. Inoltre incuria e malattie sono comuni nelle fattorie che allevano, meglio sarebbe dire detengono, gli orsi. Quindi chi ne fa uso rischia di curarsi con bile estratta da animali ammalati e che può essere contaminata da sangue, feci, pus, urina e batteri. Non dà migliori garanzie la bile degli orsi selvatici e di quelli allevati in Laos, Vietnam e Corea del Nord, importata illegalmente. Tutti gli allevamenti di animali selvatici, sia per il mercato alimentare che per la medicina tradizionale, comportano rischi per la salute – spiega alla rivista Aron White, dell’organizzazione non governativa Environmental Investigation Agency –  gli animali vivono ammassati a centinaia o rinchiusi per decenni in piccole gabbie, nel caso degli orsi, e chi lavora nelle fattorie entra in contatto anche con le loro carcasse: «I rischi derivano dal modo in cui gli animali vengono uccisi e immagazzinati, lavorati e consumati».

Nell’elenco dei medicinali approvati dalla Commissione sanitaria nazionale c’è un altro farmaco che potrebbe essere impiegato nella cura del COVID-19. Si chiama Angong Niuhuang Wan. Sono compresse tradizionalmente a base di corno di rinoceronte, usate contro la febbre e diverse malattie. Per legge adesso dovrebbero contenere corno di bufalo, ma in vendita continuano a circolare, molto richieste, quelle fatte con corno di rinoceronte. I cinesi infatti credono che il corno di rinoceronte, oltre a essere un afrodisiaco, sia portentoso nella cura di febbre, mal di testa, convulsioni infantili, nausea, infiammazioni e infezioni in generale, artrite, ansia, foruncoli, gotta e intossicazioni alimentari. In realtà è fatto di cheratina, la stessa sostanza delle unghie e dei capelli. Tuttavia vale 60-65 dollari al grammo. All’inizio del secolo scorso in Asia e Africa vivevano circa mezzo milione di rinoceronti. Oggi si calcola che siano non più di 30.000.

Un altro animale selvatico rischia l’estinzione per le sue presunte proprietà miracolose: il pangolino. La sua carne è tra le più pregiate in Cina e nel Sud Est asiatico e, siccome è molto costosa, potersene cibare è considerato uno status symbol. I cinesi inoltre sono convinti che dalle sue scaglie opportunamente trattate si ricavino farmaci molto efficaci per curare malattie della pelle, paresi, cancro, artrite e cattiva circolazione, drenare il pus, aumentare la produzione di latte materno, migliorare le prestazioni sessuali maschili. Ma, come il corno dei rinoceronti, anche le scaglie dei pangolini sono fatte di cheratina. Tuttavia costano migliaia di dollari al chilogrammo. Dopo aver decimato quelli asiatici, i cinesi hanno incominciato a importare i pangolini africani dal Camerun, dalla Nigeria, dal Ghana e da altri paesi. La African Wildlife Foundation stima che ogni anno in Africa i bracconieri ne uccidano in media 2,7 milioni. Benché siano come i rinoceronti una specie protetta, ciononostante hanno continuato a essere i mammiferi più contrabbandati del mondo.

«L’epidemia di coronavirus ha finalmente fatto capire che la protezione della fauna selvatica è una questione di salute pubblica – ha dichiarato l’amministratore delegato di WildAid Peter Knights alla notizia del divieto cinese dil consumo e vendita a scopo alimentare di animali selvatici – la Cina sta intraprendendo i giusti passi chiudendo i mercati, aumentando le sanzioni, intensificando le attività di sensibilizzazione della popolazione». Forse ha parlato troppo presto.